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Ah tocca a me?

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Quante volte nella vita vi è capitato di giocare a Monopoly con quell’amic* che, puntualmente, vi chiede: “Ah, tocca a me?”. E quante altre volte vi è capitato di sentire per la centesima volta la spiegazione delle regole di un gioco e di ritrovarvi a non averle ancora capite? Negli ultimi anni i giochi in scatola sono tornati a ripopolare le nostre tavole, e secondo un report dell’Ansa, le previsioni dicono che il settore avrà un tasso di crescita annuo pari al 13% fino al 2025. I giochi da tavola, infatti, non sono più il classico “Monopoly” e “Indovina chi?”, ma possono essere classificati in tantissimi modi. Questa settimana abbiamo parlato con Stefano e Mattia, proprietari di un negozio specializzato in giochi da tavolo in via Belzoni a Padova.

Stefano: “Parlando generalmente, ci sono i giochi one-shot (monouso), come quelli investigativi. Lì,  una volta identificato chi è il colpevole non ha senso rigiocarci. Abbiamo poi la tipologia “legacy” (che è una tra le mie preferite), dove possiedi una sorta di campagna, un numero stabilito di partite, che però si condizionano a vicenda. In questi giochi, la prima partita va a influenzare quelle successive, perché attacchi adesivi sulla mappa, rompi carte, disegni. Una volta arrivati alla fine, hai tra le mani un gioco unico, perché hai talmente tante scelte da compiere che difficilmente qualcuno le avrà fatte uguali alle tue. Puoi sempre giocare all’ultimo scenario, però sai che non lo potrai più ricominciare, quindi ogni scelta è sofferta perché non si può più tornare indietro”

Oltre al solito Cluedo, quindi, ecco che al giorno d’oggi si può spaziare: ci sono giochi da tavolo letteralmente per tutte le occasioni, persino per quei gruppi di amici che si impegnano a trovarsi regolarmente per completare un gioco legacy dall’inizio alla fine. 

Mattia: “I giochi da tavolo si possono dividere anche in fasce d’interesse: ci sono quelli medium, medium-light, hardcore, eccetera. Ci sono giochi che sono dedicati a tutti, come ad esempio “Dixit”, un classico titolo family che ha un peso basso. I giochi con pesi medi o medio alti, prevedono magari dei “piazzamenti lavoratori”, come in “Carcassonne” al cui interno si ha un piazzamento tessere: ci vuole una strategia, ma è considerato facile. I giochi hardcore, invece, come “Root” o “Barrage”, ti chiedono di studiare il regolamento, capirlo e poi imparare a giocarci, quasi come un esame. Quando finisci di giocare a questi giochi sei stanco mentalmente, ma soddisfatto. C’è un gioco nuovissimo (“Darwin’s journey”), per esempio, che a me è piaciuto tantissimo. Secondo me è uno dei giochi migliori di quest’anno e tra l’altro è anche italiano. Dopo averci giocato per quel paio d’ore, senti fisicamente la stanchezza, perché è un gioco fluido che riesce a coinvolgerti senza distrarti mai”

La scelta di un gioco da tavolo, quindi, richiede la presa in considerazione di tantissimi fattori. Non solo il numero di giocatori indicato sulla scatola stessa, ma anche quanta fatica vogliamo fare divertendoci. Ci sono varie correnti, sottoclassi, volendo, di giochi da tavolo che ci suggerisce anche Wikipedia. Si possono classificare i giochi anche in base al contenuto, ad esempio se si tratta di giochi di simulazione, come il classico Monopoly, oppure se sono più concettuali, astratti, come la dama o gli scacchi. Questi ultimi in realtà sono un mondo a parte, nel senso che solitamente non rientrano nel genere più narrativo di giochi che compone la maggior parte di quelli in commercio attualmente. 

I giochi da tavolo si potrebbero anche classificare in base al modo nel quale si determina un vincitore. La maggior parte dei giochi per bambini, come il classico gioco dell’oca, per esempio, si basa sulla pura e semplice fortuna, data dal tiro del dado. Giochi più complessi, invece, che consentono al giocatore la costruzione di una strategia ben determinata, pur avendo una parte più casuale di fortuna, si chiamano statistici. Quelli in cui il risultato è completamente dato dalle scelte del giocatore, infine, sono deterministici.

Concludiamo con un ulteriore metodo di classificazione: la presenza o meno della componente diplomatica. Quante volte abbiamo litigato con i nostri cari durante una partita di Monopoly? È quasi rassicurante pensare che, al giorno d’oggi, con la diffusione sempre più su larga scala di tantissime varietà di giochi da tavola, non sia più obbligatorio porre fine a lunghi rapporti di amicizia per non aver ceduto Parco della Vittoria.