Bolle di Wall Street

Facebook
Pinterest
LinkedIn

Questa settimana abbiamo parlato con Marco Dainese, ideatore e creatore di Tulipani Euganei, che per diversificare e arricchire sempre di più il suo campo di tulipani you pick ogni anno si reca in Olanda, paese leader nella produzione e commercio di questi fiori. Alle aste olandesi è infatti possibile acquistare i futuri bulbi mentre sono ancora “in terra”, bloccando di fatto il prezzo. Quello che in molti non sanno però è che fu proprio questo meccanismo di acquisto a causare, negli anni Trenta del Seicento, la prima bolla finanziaria della storia moderna: la cosiddetta “Febbre dei tulipani”

Cerchiamo di fare innanzitutto chiarezza sul concetto di bolla finanziaria. 

Lo dice il termine stesso, una bolla speculativa, o finanziaria, può essere paragonata ad una bolla di sapone che, quando viene gonfiata, cresce a dismisura fino a scoppiare all’improvviso. In economia, una bolla finanziaria viene definita come una particolare fase di mercato in cui la domanda di un determinato bene aumenta rapidamente, causando un rialzo dei prezzi ingiustificato e insostenibile. Alla fase di nascita e crescita della bolla segue poi lo scoppio, che normalmente tende a ripristinare i valori iniziali del bene in questione. 

Fondamentalmente, quello che accade è che una ingiustificata ondata di euforia nei confronti di nuovi prodotti, industrie o tecnologie, che si ritiene possano offrire guadagno, provoca un forte aumento della domanda che fa salire drasticamente i prezzi in brevissimo tempo. Questo fa scattare la corsa all’acquisto da parte degli investitori, che non vogliono perdere l’opportunità di poter poi rivendere il bene acquistato ad un prezzo superiore. È in questo momento che si assiste ad una sottovalutazione del rischio da parte degli investitori e l’entusiasmo prende il sopravvento: possiamo parlare di quella che in psicologia comportamentale viene definita FOMO (Fear Of Missing Out), ossia la paura di “restare tagliati fuori”, o, in altre parole, di “perdersi qualcosa”. Viene a mancare in questi momenti il controllo delle emozioni, che nei mercati finanziari conta più dell’intelligenza. 

L’aumento del prezzo per molti sembrerebbe confermare la correttezza delle valutazioni e questo indurrebbe ad acquistare ancora di più, facendo crescere i prezzi ulteriormente. Man mano che i valori crescono aumenta però il rischio ed iniziano a crescere di pari passo anche i dubbi sull’effettivo valore degli investimenti. 

Si arriva dunque allo scoppio della bolla, che può avvenire per diverse ragioni: gli investitori non sono più disposti a spendere cifre che sono diventate troppo elevate, chi aveva già acquistato i titoli è spinto a venderli per ricavarci un guadagno oppure si perde fiducia nelle precedenti prospettive di guadagno. Scatta a questo punto il panico: prima che i prezzi crollino, gli investitori tentano di “liberarsi” dei beni o dei servizi acquistati vendendoli a qualsiasi prezzo pur di limitare le perdite. Si assiste ad un drastico quanto rapido calo dei valori dei titoli. Anche in questo caso, come nella fase di crescita della bolla, è l’irrazionalità a fare da padrona. La paura innesca infatti improvvisi ed elevati flussi di vendita che accelerano il crollo dei prezzi, mandando in crisi il settore di riferimento.

Riassumendo e semplificando, le fasi di una bolla sono principalmente quattro:

  1. Stealth Phase: letteralmente, la “Fase Invisibile”. Si tratta infatti del momento in cui gli investitori iniziano a notare il potenziale di un determinato titolo e di conseguenza ad investirci. Viene chiamata “invisibile” perché in questa fase è impossibile capire se si tratti effettivamente di una bolla.
  2. Awareness Phase: l’ingresso di investitori più grossi comporta l’aumento dei prezzi dei titoli in questione. 
  3. Mania Phase: gli investitori meno esperti, seguendo l’intuito dei più grossi, danno il via alla “corsa all’investimento”, portando i prezzi alle stelle.
  4. Blow off Phase: scoppio della bolla. Gli investitori iniziano a svendere i titoli acquistati in precedenza, che nel frattempo hanno raggiunto prezzi elevatissimi, facendone crollare il valore drasticamente. 

Quando si parla di bolla speculativa però non si fa riferimento solo ai mercati finanziari, ma anche ai beni materiali. E infatti, come accennato precedentemente, la prima bolla speculativa nella storia moderna riguardò proprio beni apparentemente semplici, dal valore intrinseco non troppo elevato, ma molto molto richiesti: i bulbi dei tulipani.

Nel 1600, infatti, nelle Province Unite (gli attuali Paesi Bassi) i tulipani, inizialmente importati dalla Turchia e solo successivamente coltivati in loco, erano considerati un vero e proprio status symbol, emblema di ricchezza ed eleganza, e per questo molto ambito tra i membri della piccola borghesia. A causa delle tempistiche legate al ciclo riproduttivo dei fiori, ben presto la domanda iniziò a superare l’offerta, spingendo i prezzi delle specie più ricercate al rialzo. Si arrivò addirittura a negoziare l’acquisto dei bulbi presso i coltivatori mentre il bulbo era ancora “in terra”, pagando al momento dell’accordo solo un acconto del prezzo finale e dando così di fatto origine ai primi futures.

Queste lunghe catene di impegni contrattuali alimentarono la crescita dei prezzi dando origine di fatto ad una vera e propria bolla. Fonti dell’epoca riportano che, nel cuore della bolla, un fiore di tulipano del valore di 3000 fiorini avrebbe potuto essere scambiato con un’enorme quantità di merci come 8 maiali grassi, 4 buoi grassi, 12 pecore grasse, 24 tonnellate di grano, 48 tonnellate di segale, 2 botti di vino… e altro ancora

Il culmine venne raggiunto nel 1637 quando, durante la famosa asta di Alkmaar, centinaia di lotti di bulbi furono venduti per un ammontare di 90.000 fiorini (l’equivalente di circa cinque milioni di euro), ossia ciascun bulbo venduto al prezzo medio pari al reddito di oltre un anno e mezzo di un muratore dell’epoca

Giunti ormai alle stelle, i prezzi erano destinati a crollare. Nei giorni successivi infatti, a seguito di un’asta di bulbi andata deserta ad Haarlem, il panico si diffuse in tutti i centri urbani delle Provincie Unite, dando luogo ad un panic selling incontrollato e facendo di fatto crollare il mercato dei tulipani, che a seguito dello scoppio della bolla cessò di esistere. 

La bolla dei tulipani, considerata il primo grande crack finanziario della storia moderna, non ebbe ripercussioni all’esterno del settore. Altri esempi, più recenti, dimostrano invece come la mancanza di giudizio abbia in alcuni casi portato a conseguenze disastrose.

Potremmo citare, ad esempio, il celebre “Giovedì nero” (24 ottobre 1929), prima di una serie di giornate drammatiche per il mercato azionario che, dopo anni di boom, vide crollare rovinosamente l’indice della borsa di Wall Street, con un ribasso del 50% del valore dei titoli più significativi. Le conseguenze sugli equilibri economici e politici negli USA furono pesantissime e raggiunsero negli anni successivi anche l’Europa, che dipendeva economicamente dagli Stati Uniti. 

Verso la fine degli anni Novanta si verificò invece una bolla legata alla scoperta delle nuove tecnologie informatiche, passata alla storia come la “Bolla delle Dot-com”. Con la nascita della New Economy nella metà degli anni Novanta, si assistette al sorprendente sviluppo di aziende operanti nel settore informatico, chiamate appunto Dot-com companies. L’euforia derivante dalle aspettative nei confronti di questo nuovo settore all’avanguardia fu smorzata quando, nel 2000, i bilanci delle aziende operanti nel settore si dimostrarono deludenti, causando il calo delle quotazioni e la chiusura, nel corso degli anni successivi, di numerose Dot-com companies.

La più catastrofica forse fu però la bolla immobiliare legata ai mutui subprime, il cui scoppio causò una delle peggiori crisi economiche nella storia globale, conosciuta comeGrande recessione”.  I presupposti della crisi possono essere infatti ricondotti al crescente aumento, nei primi anni 2000, dell’erogazione di mutui ad alto rischio, concessi cioè anche a clienti che non erano in grado di fornire sufficienti garanzie e con tassi di interesse bassissimi. Quando la Federal Reserve iniziò però ad alzare i tassi di interesse e i mutui divennero dunque più costosi, con numerose famiglie incapaci di pagare le rate sempre più onerose, la domanda di immobili si ridusse, provocando lo scoppio della bolla immobiliare. La crisi fu sistemica e in breve tempo contagiò anche l’Europa, provocando una caduta di reddito e di occupazione

Sorgono a questo punto spontanee alcune domande; è possibile prevedere una bolla finanziaria? E quale potrebbe essere la prossima? 

Purtroppo, prevedere una bolla è impossibile. Di solito una bolla finanziaria può essere definita tale solo quando è già scoppiata, quando cioè è troppo tardi. 

Se solitamente le prime avvisaglie di una bolla consistono nel crescente entusiasmo per un settore innovativo e in via di sviluppo, è lecito chiedersi: la prossima bolla potrebbe riguardare l’Intelligenza Artificiale? Ad oggi non possiamo ancora parlare di una bolla in tal senso, ma sicuramente, quando si investono profitti considerevoli in un business dalle prospettive ancora incerte, si può parlare di una situazione rischiosa