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Che cos’è il Mixed Ability?

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È risaputo che lo sport migliori la qualità della vita di chi lo pratica. Avevamo già parlato del suo potere inclusivo, in grado di abbattere ogni barriera, con Polisportiva San Precario. Stefano e Giuseppe avevano sottolineato come lo sport debba essere per tutti, ed è proprio questa l’idea che sta alla base della nascita della squadra di Rugby Mixed Ability di Rubano, con la quale abbiamo fatto una chiacchierata questa settimana . 

È stato infatti provato come lo svolgimento di un’attività sportiva e i conseguenti legami sociali che ne derivano possano migliorare la percezione della qualità di vita delle persone portatrici di disabilità. Secondo quanto riportato dal presidente dell’Istat Maurizio Franzini al Primo Festival della cultura paralimpica a Roma nel 2018, il 75% delle persone con limitazioni che praticano sport dichiarano di ritenersi soddisfatti della propria vita. Al contrario, la percentuale di disabili che si ritengono appagati non praticando sport cala drasticamente, assestandosi al 2%.

La necessità di poter rendere accessibile lo sport anche alle persone portatrici di disabilità era stata per la prima volta individuata a metà Novecento, nel secondo dopoguerra, con l’intento di riabilitare i reduci, sia civili che militari.

É nel 1948 che lo sport paralimpico assume una connotazione competitiva, quando Ludwig Guttman, neurochirurgo tedesco, in occasione delle Olimpiadi di Londra, inaugura la prima competizione per atleti in carrozzina, nella disciplina del tiro con l’arco. Le prime vere e proprie paralimpiadi, invece, si tengono nel 1960 a Roma dove quattrocento atleti provenienti da ventitré nazioni diverse, si sfidano in varie discipline. Da lì in poi le paralimpiadi estive saranno destinate a ripetersi con la stessa cadenza delle Olimpiadi, che si alternano ogni due anni a quelle invernali.

La  prossima edizione delle Paralimpiadi Invernali si svolgerà proprio nel nostro Paese! I Giochi paralimpici si terranno infatti in Italia dal 6 al 15 marzo 2026, quando Milano Cortina 2026 riceverà il testimone da Beijing 2022, ospitando per la seconda l’evento dopo Torino 2006.

La differenza riscontrabile nella popolazione che pratica attività fisiche con o senza limitazioni è ancora molto evidente al giorno d’oggi, nonostante siano aumentate le opportunità di praticare sport per le persone con disabilità. Stando ai dati raccolti dall’Indagine IstatAspetti della vita quotidiananel 2021, gli italiani con limitazioni gravi (che hanno dunque bisogno di un’assistenza permanente, continuativa e globale) che praticano attività sportive, abitualmente o non, sono circa l’11%. La percentuale per gli atleti con limitazioni meno gravi sale invece al 23,4%, un numero rilevante considerando che, nella popolazione senza limitazioni, la quota di sportivi raggiunge quasi il 41%. 

Se da una parte la nascita di manifestazioni sportive dedicate a persone con disabilità ha reso lo sport sempre più accessibile, ciò che continua a esserci è un processo di “adattamento”. La caratteristica principale di queste competizioni è infatti la classificazione, ovvero la suddivisione degli atleti in categorie in base al tipo di disabilità, che permette ai partecipanti di gareggiare contro persone con livelli di funzionalità fisica simili. Questa classificazione, del tutto equivalente a quella che nei Giochi Olimpici viene fatta seguendo criteri come il peso, suddivide gli atleti in dieci categorie, articolate in disabilità fisiche, visive o intellettive.  Quello che ancora manca ad oggi però, per molti individui, è la possibilità di partecipare agli sport tradizionali come membri paritari, senza separazioni, classificazioni o adattamenti

Ed è proprio da questa premessa che nasce il modello Mixed Ability, del tutto differente rispetto all’offerta sportiva specifica per persone con disabilità. Ciò che rende infatti il Mixed Ability un modello innovativo e sostanzialmente diverso dal mondo dello sport paralimpico è che gli sport di questa categoria seguono le stesse regole degli sport tradizionali. I regolamenti sono identici e contemplano solo eventuali piccoli aggiustamenti che tengano conto delle singole esigenze dei partecipanti. Viene superato il concetto di sport “protetto e dedicato”, dal quale sono banditi competizione e sano agonismo, permettendo a persone con e senza disabilità di affrontarsi sullo stesso campo di gioco

Il Mixed Ability abbatte quindi il principio di categorizzazione e di adattamento, che invece contraddistingue gli sport paralimpici, permettendo agli atleti di sperimentare la disciplina sportiva a trecentosessanta gradi. 

IMAS (International Mixed Ability Sports) è la rete internazionale che riunisce le realtà che applicano il modello Mixed Ability in tutto il mondo. L’obiettivo? Cambiare il modo in cui viene concepito lo sport, riunendo persone con abilità diverse affinché, incontrandosi, possano sviluppare il proprio potenziale. 

Il manifesto del Mixed Ability racchiude in sei punti chiave l’essenza di questo approccio e i valori che intende veicolare :

  • Benessere e felicità = lo sport ha il potere di rendere più sani e felici;
  • Inclusione e uguaglianza = sdoganare l’idea dello sport come prerogativa di atleti di alto livello;
  • Affiliazione e appartenenza = l’appartenenza ad un gruppo o ad una squadra per promuovere l’inclusione e l’uguaglianza;
  • Partecipazione paritaria = diritto di ognuno a partecipare attivamente nello sport tradizionale;
  • Stesse regole = regolamenti identici a quelli degli sport tradizionali;
  • Rimozione delle barriere = opportunità di superare il pregiudizio e affermare il diritto alla partecipazione allo sport su base paritaria.

In Italia le realtà che applicano il modello Mixed Ability non sono ancora moltissime, ma stanno crescendo. Una di queste, unica in Veneto, si trova proprio a Padova. Il Roccia Rubano Rugby ha infatti creato all’interno della società, nel 2016, una squadra di Rugby Mixed Ability, grazie anche al sostegno del comune di Rubano. Se quando sono partiti gli atleti partecipanti erano solo due, oggi la squadra conta quasi venti membri, che nel 2022 hanno anche partecipato al Mondiale in Irlanda.

L’importanza dell’impatto di questo tipo di approccio è stato studiato da un progetto di studio e di ricerca portato avanti da diversi ricercatori dell’Università degli Studi di Torino, di Napoli e di Macerata, in collaborazione con il Chivasso Rugby Onlus, prima società sportiva ad adottare il modello Mixed Ability in Italia.

I dati prodotti da questo studio dimostrano l’efficacia della pratica sportiva in termini di sviluppo e potenziamento delle competenze personali e dell’inclusione. Le relazioni con il mister, con i compagni di gioco e con il contesto sportivo consentono infatti lo sviluppo di capacità inattese negli atleti con disabilità. Come ci racconta Fabio Bego, fondatore della squadra, i progressi che questi ragazzi compiono ogni giorno sono incredibili. L’osservazione e l’imitazione dei movimenti dell’allenatore e dei compagni di gioco stimola inoltre l’apprendimento di nuove capacità motorie e il potenziamento di abilità cognitive e metacognitive come l’attenzione, la pianificazione e l’autoregolazione.  

Insomma, lo sport si riconferma, ancora una volta, un fattore in grado di migliorare la qualità di vita e soprattutto uno strumento di inclusione, capace di abbattere barriere fisiche e culturali.