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Colpa delle stelle (non il libro)

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Quando si parla di comunicazione scientifica viene quasi naturale finire per parlare di stelle. “Seconda stella a destra”, uno dei prodotti editoriali di Studio Bleu, che abbiamo intervistato questa settimana. Si tratta di una guida alla ricerca delle stelle in alcune città italiane (tra cui Padova e Firenze) e ci ha ispirato per il tema di questo editoriale. Noi non siamo esperti in astrologia, biologia e altri campi scientifici, quindi quando parliamo della comunicazione che fa Studio Bleu possiamo al massimo parlare di stelle, dato che anche noi le abbiamo viste almeno una volta nella vita. Abbiamo provato a non cadere nella banalità, piuttosto abbiamo cercato di tracciare una breve storia, di tratteggiare una sagoma di quello che sono state le stelle per noi – noi italiani, noi artisti, noi umani.

Un esperimento interessante, che è anche un format di video su Youtube, è quello di leggersi le domande più cercate su Google su un determinato tema per farsi un’idea di quello che si domanda la gente. Nel nostro caso, se provate a cercare “le stelle nella…” su Google, il risultato sarà quasi scontato: letteratura, poesia e musica classica sono i primi tre risultati, seguiti da bibbia, divina commedia, storia e religione. Si conclude con la notte stellata di Van Gogh, la bandiera americana e, di nuovo, la musica.

A questo punto viene naturale chiedersi, vedendola comparire ben due volte nelle parole più cercate sul tema, cosa c’entra la musica con le stelle, se non le possiamo nemmeno ascoltare?
Effettivamente, qui commetteremmo il primo errore, perché circa cinque anni fa dei ricercatori greci traducevano in note le vibrazioni emesse dalla costellazione Mosca, creando così la “Canzone della mosca”.

Non solo: quando si parla di notti stellate perfette per la contemplazione del cielo e di come questo possa essere tradotto in musica, ecco che un movimento di una famosa suite per pianoforte ci viene in aiuto. Effettivamente, il “Clair de Lune”, terzo movimento della “Suite Bergamasque” di Claude Debussy è una delle composizioni più famose della musica impressionista, e ci ricorda, anzi, ci da proprio l’impressione di una notte al chiaro di luna.

Non è una novità, però, la fascinazione che prova l’essere umano guardando il cielo.

È interessante come, da uno stesso cielo, si possano ricavare mille storie diverse, legate ai vari popoli e alle loro credenze. Nel caso delle Pleiadi, un ammasso aperto, cioè un gruppo di stelle nate insieme da una nube molecolare gigante, unite da reciproca attrazione gravitazionale. Queste stelle sono visibili nella costellazione del Toro, e la mitologia spiega come diversi popoli abbiano dato diversi significati a qualcosa di visto nel cielo notturno.

Secondo una versione del mito greco, le Pleiadi rappresentano sette sorelle trasformate in stelle dagli dèi per fuggire alla caccia di Orione. Presso le tribù Blackfoot in Montana invece erano conosciute come gli “Orfani”, un gruppo di bambini che venne accolto in cielo dal Grande Spirito. Infine, le leggende aborigene le chiamano “spiriti dell’acqua Yunggarmurra” e rappresentano le detentrici di bellezza e amore.

Nel linguaggio comune, poi, c’è da prendere in considerazione quello che significa essere una stella al giorno d’oggi. Da circa un secolo a questa parte, le stelle sono state prese dall‘industria cinematografica come simbolo per indicare la lucentezza con la quale brillano gli artisti. Le stelle di Hollywood poi, sono anche letteralmente delle stelle sulla famosissima “Walk of fame” di Los Angeles.

Come concludere, ancora una volta, senza cadere nella banalità? Prendiamo spunto da una famosissima conclusione di un’opera altrettanto nota che ci viene in mente: Dante Alighieri chiudeva il “Paradiso” nella sua (divina) Commedia così: “…l’amor che move il sole e l’altre stelle”. Stelle ed emozioni, un binomio destinato a durare per sempre.