Generazione Attivismo

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Spesso si sente parlare di “nativi digitali”, ossia quella generazione cresciuta in un’epoca in cui le tecnologie digitali erano già diffuse e quindi accessibili a loro fin dall’infanzia. Ma in che modo il fatto di essere cresciuti con i social media ha modificato gli interessi dei giovani d’oggi, ormai divenuti ventenni? 

Questa settimana abbiamo parlato con Nicola Zoppelletto, che dal 2016 è vicepresidente dell’associazione responsabile della gestione dei Navigli di Padova. Occupandosi da sempre di intrattenimento e ristorazione in fascia notturna per i giovani e lavorando a stretto contatto ogni giorno con gli universitari padovani, Nicola ha riscontrato come i giovani di oggi, rispetto alle generazioni precedenti, manifestino interessi, abitudini e modi di divertirsi molto differenti. E non si tratta solo di un minor interesse nei confronti dell’alcol o di nuove forme di romanticismo, ma di nuovi modi di vivere l’attivismo, promuovendo la multiculturalità e la sfida agli stereotipi.

Secondo un report portato avanti da GWI, società di ricerche di mercato globali, basato su un campione globale di duecentomila persone provenienti da quasi cinquanta paesi diversi, la Generazione Z, ossia i nati tra il 1996 e il 2010, presenta caratteristiche proprie, del tutto differenti rispetto alle generazioni precedenti.

Si tratta infatti di una generazione che rispetto ai Millennials si dimostra poco interessata all’alcool, prediligendo bevande analcoliche e più salutistiche e i cui interessi principali, per alcuni versi più responsabili e consapevoli, vertono su tematiche di ordine culturale e sociale. Preoccupati per i cambiamenti climatici, manifestano e lottano per un mondo più equo e sostenibile. Il 57% di loro dichiara di avere la mente aperta, il 55% di voler esplorare il mondo e conoscere nuove culture e il 46% di voler sapere invece cosa succede nel mondo ogni giorno

Ma che ruolo hanno giocato i social media in questa inversione di tendenza? 

L’avvento dei social ha cambiato per sempre le regole del gioco per quanto riguarda la diffusione di notizie relative a tematiche sensibili, facendo da cassa di risonanza a questioni in questo modo in grado di raggiungere tutti. La diffusione delle piattaforme digitali ha infatti dato il via alla nascita di una nuova era, modificando il modo in cui le nuove generazioni si impegnano in questioni sociali, politiche e ambientali. La rapidità di divulgazione caratteristica dei social media non solo ha incoraggiato l’attivismo giovanile, ampliandone la portata, ma ha facilitato anche il modo in cui gli attivisti interagiscono con il proprio pubblico, creando un canale di comunicazione diretto e immediato. Molte di queste forme di attivismo online spesso si traducono infatti in forme di aggregazione, manifestazioni e dibattiti dal vivo, in forme di partecipazione insomma sempre più dinamiche e inclusive. 

Il grande merito delle piattaforme digitali è stato dunque quello di mettere a disposizione delle nuove generazioni nuovi strumenti in grado di favorire la sensibilizzazione a temi di rilevanza globale e capaci di incoraggiare la partecipazione attiva e la mobilitazione da parte dei cittadini. 

Negli ultimi anni infatti il mondo dei social ha spesso portato all’attenzione tematiche di rilevanza mondiale, trasformandole in trend condivisibili in rete grazie al fenomeno dell’Hashtag Activism”, tramite il quale specifici hashtag vengono diffusi online al fine di creare reti di sostegno attorno a temi sensibili. 

Un primo esempio emblematico di questo è riconducibile al 2011, quando nella cronaca internazionale si iniziò a parlare dirivoluzioni di Internetin riferimento alle cosiddette Primavere Arabe, un’ondata di proteste che, scoppiate in Tunisia con il rovesciamento del regime di Ben Ali, nei mesi successivi investirono anche i paesi limitrofi. Nonostante attribuire il merito degli esiti delle rivoluzioni ai social media sia avventato e inesatto, è innegabile come il web abbia ricoperto un ruolo fondamentale nelle vicende, rendendo possibile su piattaforme come Facebook e Twitter uno scambio di notizie altrimenti impossibile in Paesi dove la libertà di espressione è fortemente limitata.

 

Dalla sua prima apparizione su Twitter nel 2013, la presenza dell’hashtag #BlackLivesMatter è stata costante sulla piattaforma, incrementando la sua diffusione in corrispondenza di eventi particolari e associandosi di volta in volta ad altri movimenti sociali. È il caso ad esempio di “I can’t breathe, slogan creato a partire dalle ultime parole pronunciate da Eric Garner prima di essere soffocato da un agente della polizia di New York. Nel dicembre del 2014, l’hashtag è stato twittato quasi un milione e mezzo di volte in segno di solidarietà e di protesta contro le violenze perpetrate dalla polizia. 

Nel 2015, nei giorni successivi all’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo di Parigi, che ha visto la morte di dodici persone, su Twitter è diventato virale l’hashtag #JeSuisCharlie. Diffuso dagli utenti allo scopo di esprimere solidarietà e rabbia, il trend che rivendicava la libertà di espressione come diritto umano inalienabile è poi approdato anche su Facebook. 

L’hashtag #MeToo, diffusosi in maniera virale a partire dall’agosto del 2017, a seguito delle accuse di abuso sessuale rivolte al produttore cinematografico Weinstein da numerose attrici di Hollywood, ha dato il via ad un vero e proprio movimento, portando milioni di utenti donne a denunciare storie personali di violenza fisica e psicologica a sfondo sessuale, al fine di contrastare le molestie sul luogo di lavoro.

Nel 2018, invece, la campagna di protesta guidata da Greta Thunberg contro il riscaldamento globale e il cambiamento climatico ha beneficiato dei mezzi forniti dai social media per l’organizzazione di scioperi scolastici globali, dando vita al movimento “Fridays for Future”, composto da giovani che in tutto il mondo continuano ancora oggi a manifestare per la giustizia climatica.

E nelle scorse settimane, a chi non è capitato di vedere tra le Instagram stories o su Facebook immagini riportanti lo slogan “All eyes on Rafah”? Si tratta infatti dell’ultima iniziativa proposta in fatto di attivismo sociale e politico. L’immagine, generata con intelligenza artificiale, è stata infatti messa in circolo al fine di sensibilizzare il mondo sul conflitto nella Striscia di Gaza. In soli due giorni l’immagine è stata condivisa da oltre trenta milioni di utenti, diffusione facilitata anche dal pulsante “Tocca a te” che ha di fatto incoraggiato milioni di persone allo sharing

Insomma, è evidente come oggi venga data una maggiore attenzione a determinate tematiche di attualità che come dicevamo, grazie all’avvento dei social media, sono in grado di raggiungere un numero sempre più alto di persone. 

Questa rinnovata sensibilità nei confronti di temi sociali ha dato vita a nuovi modi di vivere il proprio tempo libero e di divertirsi, e questo è riscontrabile nella maggior offerta di eventi, frequentati soprattutto da giovani, che propongono incontri dal vivo per discutere di tematiche a sfondo socio-culturale.

Anche a Padova ormai l’offerta è cambiata, arricchendosi dal punto di vista sociale e culturale. Creare occasioni di confronto e scambio è ormai diventata una prassi diffusa tra i maggiori eventi cittadini. Sono sempre più infatti i festival che propongono al loro interno momenti di confronto attraverso talk e dibattiti, creando di fatto uno spazio dal vivo dove poter dare vita ad occasioni di discussione nate in rete. Tra questi, anche i Navigli hanno attuato questo cambio di rotta, diventando, per usare le parole di Nicola Zoppelletto, un luogo fertile per la sensibilizzazione dei giovani.