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Global Padova

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Chiunque abiti a Padova non può non conservare, tra i ricordi della propria infanzia, la tappa fissa da Prosdocimi al termine delle vacanze, per preparare la scorta necessaria al rientro a scuola. Questa e moltissime altre attività caratterizzavano le vie padovane, ma oggi basta una passeggiata nel centro cittadino per rendersi conto di come il volto di Padova sia cambiato nel corso del tempo.

Negli ultimi trent’anni si è parlato a lungo di questi mutamenti che si sono verificati a livello mondiale: si tratta, ancora una volta, del risultato della globalizzazione, termine che negli anni Novanta viene coniato per indicare una serie di nuovi fenomeni economici, destinati ad avere forti risvolti sociali.

Sono diversi i fattori che hanno facilitato la diffusione di questo nuovo modello: la libera circolazione di merci e denaro, l’evoluzione dei sistemi delle telecomunicazioni e lo sviluppo dell’informatica, che a sua volta ha consentito una migliore diffusione delle informazioni. Questo processo dunque riduce le distanze, sia fisiche che virtuali, aprendo le porte a opportunità inedite, ma anche a numerose sfide.

Se da un lato alcuni studiosi hanno osservato come la globalizzazione abbia favorito una crescita economica per molti paesi, dall’altro è innegabile che questa incida negativamente sulle produzioni nazionali e sulle peculiarità locali. Da un punto di vista culturale infatti, dalla sua diffusione, la globalizzazione ha comportato una crescente omologazione, diffondendo modelli di consumo standardizzati in tutti i Paesi del mondo. Ad esempio, sappiamo che in qualsiasi città che visiteremo potremo sempre contare sulla presenza di un McDonald’s a portata di mano.

Emblema di questo nuovo mondo veloce e interconnesso sono le cosiddette “città globali: centri estesi e cosmopoliti, punti di riferimento a livello mondiale. Global cities per eccellenza sono Londra, New York, Parigi o Tokyo, città che sono mutate nel tempo, assecondando le esigenze dei propri cittadini e finendo per essere sempre più simili tra loro. Se da un lato questo permette che ci si senta “a casa” anche quando si è in un Paese straniero, dall’altro questa omologazione rappresenta una perdita dei valori legati alle diversità culturali e geografiche, che rendono ogni luogo unico nel suo genere.

Per molti teorici, responsabile di questa eliminazione delle differenze sarebbe proprio la globalizzazione. Questo fenomeno non si percepisce però esclusivamente nei grandi poli urbanistici, ma anche nelle piccole città.

Un’indagine condotta da Confcommercio conferma una tendenza alla chiusura dei negozi al dettaglio in Italia. “Demografia d’impresa nelle città italiane”, che considera il decennio 2012-2022, ha infatti evidenziato come negli ultimi dieci anni la densità commerciale nelle nostre città si sia ridotta del 20%, passando da 9 a 7,3 negozi ogni mille abitanti.

E la maggior parte delle chiusure coinvolge attività situate nei centri storici. Sono 103.770 le serrande che si sono abbassate negli ultimi anni, il 15,7% del totale, e ulteriori dati evidenziano come sia cambiato il tessuto commerciale. Le attività che stanno scomparendo riguardano infatti consumi ritenuti tradizionali: libri e giocattoli (- 31%), arredamento e ferramenta (- 30,5%) e abbigliamento e calzature (-21,8%).

Sono invece in aumento i rivenditori di telefoni e computer (+ 10,8%) ma soprattutto le farmacie (+ 12,6%), crescita probabilmente incoraggiata dalla pandemia.

La chiusura di ulteriori 14.889 attività nei primi nove mesi del 2023 induce a pensare ad un rischio di desertificazione commerciale, ma non tutti la pensano così. Durante la presentazione della settima edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane, Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, ha infatti dichiarato che sarebbe più corretto parlare di un cambio d’aspetto delle nostre città.

Ma come è cambiato il volto di Padova negli ultimi anni?

Secondo le associazioni di categoria locali, nella provincia di Padova si starebbe verificando una crisi dei piccoli negozi e delle botteghe. Nel giro di soli pochi anni sarebbero state infatti 500 le attività costrette a chiudere, a fronte di una sempre maggiore concorrenza data dalla diffusione dell’e-commerce e delle grandi catene internazionali.

Insomma, le vie cittadine riflettono sempre meno l’essenza del nostro territorio. Le attività che caratterizzavano Padova stanno pian piano scomparendo e un esempio emblematico è dato dalla chiusura, nel luglio 2023, del celebre negozio di dischi “23”, punto di riferimento padovano per ogni amante della musica. E questa è solo una delle attività storiche che abbiamo perso, ma potremmo citare numerose edicole, come quella di Pontecorvo, bookstore o sale cinematografiche come l’Altino. E come dimenticare “Ricordi”, il celebre negozio di dischi in Piazza Garibaldi, chiuso nel 2010.

Marcello Prosdocimi, la cui cartoleria quest’anno compie centoventitré anni, ci ha raccontato: 

C’è un libro interessantissimo che ha scritto l’avvocato Pessi, il cui padre aveva la più importante azienda di inchiostri in Italia. In questo libro spiega perché a Padova un tempo ci fossero tante cartolerie, tipografie e drogherie. La risposta è perché c’era l’università e le drogherie facevano inchiostri. Quando ho iniziato a lavorare io, nel 1994, nel centro di Padova c’erano trenta cartolerie. Oggi siamo rimaste in due

La perdita di queste attività equivale alla perdita di un pezzo di storia per la nostra città, da sempre caratterizzata da un tessuto sociale ricco di eccellenze locali. Realtà imprenditoriali come quella gestita da Marcello e Susanna Prosdocimi, ma potremmo citarne molte altre come Feltrinelli e Gabbia Dischi, continuano a resistere adattandosi ai tempi che cambiano, costituendo così un patrimonio prezioso e indispensabile per la tutela dell’identità locale.