I giovani sono al Verdi

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Margherita Mannino, che abbiamo intervistato questa settimana, ci ha dipinto il teatro come un luogo magico, in grado di farla sentire, anche dopo tanti anni di esperienza nel settore, una persona privilegiata. E forse è proprio questo il potere del teatro, riuscire a creare una dimensione nella quale immergersi completamente, da cui uscire sempre un po’ diversi e sempre un po’ più arricchiti. 

Non è un caso infatti che nell’antichità il teatro costituisse un luogo fondamentale per la società, nato dall’esigenza architettonica di avere uno spazio di aggregazione per le manifestazioni cittadine. Quando parliamo di teatro però, non ci riferiamo solo allo spazio fisico, ma soprattutto allo spettacolo, e all’effetto che questo produce negli spettatori.

Il teatro occidentale ha origine nella civiltà greca del VI secolo a.C. Inizialmente, ad Atene, le rappresentazioni teatrali erano legate ai culti religiosi. Si trattava di manifestazioni pubbliche, che rispecchiavano a pieno la cultura democratica della città: tra il pubblico erano infatti presenti tutti i ceti sociali e l’ingresso per i cittadini più poveri era garantito da un fondo istituito dallo Stato. Le rappresentazioni teatrali erano dunque di grande importanza per la società ateniese in quanto non consistevano solo in puro intrattenimento e divertimento, ma ricoprivano una vera e propria funzione pubblica.

Il teatro moderno, per come lo conosciamo noi oggi, nasce invece nell’Europa cinquecentesca, che eredita le suggestioni classiche. È in questo periodo che la recitazione teatrale assume una connotazione professionale, eliminando le maschere e affidando agli attori ruoli definiti. Anche il pubblico si trasforma: gli spettatori, ora indipendenti da vincoli di carattere politico o religioso, sono sempre più liberi di partecipare alle rappresentazioni che preferiscono. Sul palco si inizia inoltre a parlare di realismo, a studiare e analizzare la società con un occhio critico, attento alle caratteristiche psicologiche degli individui rappresentati. 

In questo senso il teatro diventa quindi uno strumento in grado di aiutare a immaginare realtà diverse, a ragionare e a elaborare un pensiero critico. Ed oggi il teatro è proprio questo, un luogo di incontro, di aggregazione e di scambio di pensieri.  È un posto, come ci racconta Margherita Mannino, dove vengono raccontate storie che vengono poi lasciate nelle mani degli spettatori, che saranno poi liberi di scegliere che cosa farne. 

Ma quali sono i dati che riguardano questo settore culturale nel nostro Paese? 

Le attività teatrali, ma in generale tutto lo spettacolo dal vivo, sono tra i settori che più hanno risentito delle restrizioni imposte dalla pandemia. Le chiusure hanno infatti avuto un forte impatto sul pubblico in sala, che ancora oggi fatica a tornare ai livelli pre-pandemici. Stando ai dati SIAE 2022, le sale teatrali hanno perso oltre 5 milioni di spettatori rispetto al 2019. Nel 2022 il numero degli spettatori ammonta infatti a 19 milioni, con circa 384 milioni di euro di spesa. 

Tradizionalmente, i maggiori fruitori di spettacoli teatrali sono i giovaniche rappresentano però anche la categoria che più ha risentito delle restrizioni imposte dalla pandemia. Nel 2020, il 26,6% dei ragazzi di 18/19 anni dichiarava di essere andato a teatro almeno una volta negli ultimi dodici mesi, mentre tra un pubblico più adulto un valore simile si registra solo nella fascia tra i 55 e i 59 anni. 

Prendendo come riferimento i dati del 2019, quindi precedenti alla pandemia, la percentuale di minori compresi tra i 6 e i 17 anni che è andata a teatro almeno una volta si attesta attorno al 32,4%. Questa media nazionale viene però superata in sette regioni, tra le quali il Veneto, che si trova anche al secondo posto per quando riguarda gli incassi del settore dello spettacolo, con oltre 400 milioni di euro registrati nel 2022. 

Nella nostra regione operano 105 imprese teatrali, di cui 28 a Padova e sono presenti un totale di 330 spazi teatrali, di cui 61 nella nostra provincia. Una delle eccellenze venete in ambito teatrale è rappresentata dall’Associazione Teatro Stabile del Veneto (TSV) Carlo Goldoni, con spettacoli che vanno in scena anche al Teatro Verdi di Padova, la principale struttura teatrale della città. Oltre alla stagione di prosa organizzata dal TSV, il Teatro Verdi ospita anche spettacoli di lirica, concerti, balletti e rappresentazioni per ragazzi. 

È risaputo però che il teatro non ha benefici solo per chi lo frequenta, ma anche per chi lo pratica, con risvolti positivi a livello psicologico. La recitazione incide infatti in maniera attiva sul benessere individuale: aiuta ad avere maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, con la conseguenza di arricchire la propria personalità e migliorare l’autostima. Recitare inoltre può aiutare anche nelle relazioni interpersonali, stimolando l’empatia e la capacità di socializzazione. Infine, il teatro allena la creatività e la concentrazione, oltre che la memoria. Una serie di benefici che impattano sul benessere della persona a tutto tondo, proprio come ci conferma Margherita Mannino, che ce l’ha descritto come il suo personale antidoto alle difficoltà della vita.  

In questo senso, Padova offre numerose occasioni e luoghi per praticare teatro. Il teatro Verdi ad esempio gestisce diverse iniziative e laboratori per adulti e bambini, ma corsi teatrali vengono organizzati anche dall’Università di Padova e da altre associazioni locali. 

La più importante funzione sociale del teatro sta dunque nell’avvicinare le persone, nel portarle a emozionarsi e confrontarsi. Gli strumenti vengono lasciati nelle mani degli spettatori, che saranno poi liberi di farne ciò che vogliono. Il concetto è semplice, ed è sempre meglio sottolinearlo: più cultura viene sparsa e meglio è

Alla luce di queste riflessioni, perché non inserire quindi anche l’intenzione di andare un po’ più a teatro nella lista dei buoni propositi per l’anno nuovo?