Il caffè senza porte

Facebook
Pinterest
LinkedIn

Padova è conosciuta come la “Città dei Tre Senza”: vanta infatti un Prato senza erba, un Santo senza nome ma soprattutto un Caffè senza porte, la cui storia è ricca di curiosità, tra aneddoti storici e massoneria. 

Sapevate però da dove deriva questo nomignolo che da sempre contraddistingue il Caffè Pedrocchi?

Sono gli inizi del 1800 quando Antonio Pedrocchi, figlio di un rinomato caffettiere bergamasco, eredita dal padre la fiorente bottega del caffè, situata in una posizione strategica nel centro di Padova. In quel periodo il consumo di questa bevanda si è ormai consolidato anche in Italia e comincia ad affermarsi la concezione di caffè come luogo di ritrovo aperto, non più solamente appannaggio dei nobili. Di ritorno da uno dei famosi European Tours, affascinato dallo stile austriaco dei caffè d’oltralpe, Antonio Pedrocchi inizia subito a sognare in grande. Nel giro di pochi anni acquista terreni ed edifici adiacenti alla bottega col desiderio di trasformare quella piccola torrefazione del padre nel caffè più straordinario del mondo.

Il progetto di edificazione è complesso: il terreno sul quale si deve costruire è irregolare, la sua pianta infatti, vista dall’alto, ricorda un clavicembalo. Nel 1826 Pedrocchi commissiona l’ardua impresa a Giuseppe Jappelli , ingegnere e architetto di fama europea già frequentatore del caffè. Il veneziano riesce a realizzare uno stabile monumentale di stampo neoclassico, inglobando nell’architettura dell’edificio la sua visione laica e illuminista della società. La sfida di Jappelli, aderente alla massoneria, era quella di progettare i suoi interventi integrandoli in una visione capace di ripensare allo spazio urbano come un unico insieme di attività, abitazioni e servizi.  

La massoneria, alla quale aderiva anche Antonio Pedrocchi, è un’associazione su base iniziatica, esoterica, in parte segreta e di fratellanza. Nasce in Inghilterra, nel giugno del 1717, come unione di logge basate su ordinamento democratico.

I suoi simboli, spesso illustrati o scolpiti su antichi monumenti, non fanno altro che fornire una lettura inedita dei significati nascosti delle culture del passato che, se analizzati nell’insieme, ci mostrano un grande racconto allegorico di moralità e fratellanza.

E così il nove giugno del 1831 viene inaugurato il magnifico caffè Pedrocchi, ritenuto ancora oggi uno dei monumenti più caratteristici della città di Padova. Il caffè, che recentemente ha compiuto centonovant’anni, conserva tuttora intatto il fascino della storia che lo ha attraversato.

Nasce da una grande intuizione: quella di creare uno spazio aperto, che fosse di ristoro non solo alle persone in difficoltà, ma anche un luogo d’incontro per tutti i cittadini di Padova. La sua vicinanza al Bo rendeva infatti possibile il continuo avvicendarsi di giovani studenti, intellettuali e politici che, davanti ad una tazza di caffè, dialogavano scambiandosi le idee. Fra gli avventori più rilevanti il caffè vanta Gabriele D’annunzio, Eleonora Duse e sicuramente Stendhal , a cui è intitolato il celebre zabaione del Pedrocchi. Proprio lo scrittore cita il caffè nel suo libro “La Certosa di Parma” descrivendo il fondatore come “il migliore ristoratore d’Italia”.

È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L’eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d’Italia.”

Il caffè, aperto giorno e notte fino al 1916, conquistò così, col passare del tempo, l’appellativo di “caffè senza porte”. Ancora oggi il locale mantiene questo ideale d’apertura, dedicando una particolare attenzione soprattutto agli studenti, ai quali spesso viene offerto un caffè americano durante le lunghe sessioni di studio. 

Al piano terra si trovano le famose sale storiche: la Verde, la Rossa e la Bianca, che richiamano i colori della bandiera italiana e la Sala degli Specchi, usata negli anni in modi differenti. 

Entrando nella prima loggia a nord sulla sinistra e passando tra le due leonesse si accede alla prima stanza: la Sala Verde. Qui, ancora oggi, chiunque lo desidera può sostare liberamente per studiare, leggere il giornale o semplicemente riposare senza obbligo di consumazione. Si dice che proprio da questa sala, accessibile a tutti senza limitazioni, derivi il famoso detto: “restare al verde”.

Proseguendo, si accede alla Sala Rossa, nucleo del caffè, che ospita al suo interno il famoso bancone marmoreo a forma ellittica realizzato proprio da Jappelli e ricostruito in fede all’originale dopo la sua sostituzione negli anni Cinquanta. Era qui che poeti, scrittori e intellettuali si ritrovavano e, confrontandosi, davano vita a nuove idee. Sempre in questa sala, ai lati del bancone è possibile ammirare delle cartine geografiche capovolte, uno dei tanti elementi massonici nascosti fra le stanze del caffè e tutt’oggi difficili da scovare. Altri sono la misteriosa torre ottagonale che si erge a lato del Pedrocchi al di sopra della galleria, le sedie con la loro stravagante forma a T e le particolari maniglie delle porte serpentiformi che si mordono la coda, a simboleggiare uguaglianza e la necessaria interdipendenza fra i sessi.

Ultima, ma sicuramente non per importanza, è la Sala Bianca, affacciata sul Bo, che conserva, all’interno del suo muro, il foro di un proiettile. L’otto febbraio del 1848, infatti, un austriaco uccise uno studente universitario dando il via ai moti risorgimentali italiani a Padova.

Di recente restauro è invece la Sala Ottagonale, simbolo di rinascita spirituale, situata all’ingresso. Oggi accoglie il bancone della pasticceria, dove è ancora possibile assaporare un caffè in piedi al prezzo di un euro e trenta.  Questa sala, originariamente chiamata Sala della Borsa, veniva utilizzata come luogo per il commercio della carne. Al suo interno infatti i commercianti di Tombolo battevano la carne, soprattutto quella di cavallo. 

Negli anni Quaranta del Novecento nel retro del locale, dove ora si snoda il vicolo Pedrocchi, venne realizzata una galleria aggiuntiva in stile neogotico denominata “Pedrocchino”, destinata ad accogliere l’antica offelleria

Negli anni successivi vengono inaugurate anche le sale superiori, appartenenti al cosiddetto piano nobile che, decorate con stili diversi, creano un vero e proprio percorso attraverso la storia dell’uomo. 

Si comincia dalla Sala Rossini, la più grande e famosa, dedicata all’omonimo compositore. Adibita originariamente a sala da ballo, veniva anche chiamata Napoleonica per le numerose api dorate che ne costellano le pareti bianche, richiamo a Napoleone e simbolo di immortalità e resurrezione. La Sala Moresca invece, interamente ricoperta di specchi, si dice che fosse spesso utilizzata come luogo di ritrovo per le donne che vi accedevano attraverso passaggi segreti. Al contrario la Sala Egizia, realizzata sulla base dei racconti del rinomato avventuriero Belzoni, col suo cielo blu ricoperto di stelle era riservata solamente agli uomini, che qui si incontravano per discutere di questioni ritenute più complesse e segrete. Si succedono poi la Sala Romana, con affreschi che ricordano la capitale, la Sala Ercolana, in stile rinascimentale e infine le Sale Etrusca, Greca e Rinascimentale

A completare il piano nobile, infine, è il museo del Risorgimento e dell’età contemporanea, aperto dai primi anni duemila.

A partire dagli anni Novanta del Novecento il caffè, dopo essere rimasto chiuso per vario tempo a causa di difficoltà fra i gestori e il Comune, ha continuato a crescere ed evolversi, affermandosi come simbolo della città di Padova. Solo nel 2023 sono state utilizzate quattro tonnellate di caffè. 

Ricordiamo infine che il caffè Pedrocchi è stato affidato al Comune di Padova a fine Ottocento mediante un lascito testamentario ad opera del figlio adottivo di Antonio Pedrocchi, Domenico Cappellato. Il celebre caffè viene dunque affidato alla città perché ne conservi intatta la sua eredità, impegnandosi a far perdurare nel tempo il suo originale splendore

«Faccio obbligo solenne e imperituro al Comune di Padova di conservare in perpetuo, oltre la proprietà, l’uso dello Stabilimento come trovasi attualmente, cercando di promuovere e sviluppare tutti quei miglioramenti che verranno portati dal progresso dei tempi mettendolo al livello di questi e nulla tralasciando onde nel suo genere possa mantenere il primato in Italia».