L’arte non muore mai

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Nonostante nel tempo i mezzi siano cambiati e si siano evoluti, l’obiettivo per un artista oggi rimane sempre uguale, quello cioè di utilizzare la creatività per esprimere sé stesso e la propria visione della realtàIn questo l’arte digitale, eliminando ostacoli fisici e spaziali, è un mondo che offre infinite possibilità. L’avvento delle tecnologie digitali ha infatti portato innovazione in moltissimi settori, anche quelli più tradizionali come il mondo dell’arte, attività la cui caratteristica principale è sempre stata la manualità. 

Ettore Greco, che abbiamo intervistato questa settimana, ci ha raccontato come la scultura sia per eccellenza la forma artistica che ha sempre cercato il modo di superare difficoltà tecniche con l’ingegno, inventando di volta in volta strumenti che permettessero di aggirare gli eventuali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi prefissati. In questo, i media digitali sembrerebbero rappresentare l’ultimo di questi tentativi, contribuendo a modificare non solo il modo in cui l’arte viene creata, ma anche come questa può essere fruita e collezionata

Con il termine “Arte digitale” (detta anche Computer Art, o più genericamente New Media Art), si fa riferimento ad opere d’arte realizzate grazie all’utilizzo della tecnologia digitale sia nella parte di processo creativo che nell’esposizione dell’opera finale. 

Nonostante al fenomeno sia stata rivolta grande attenzione solo di recente, le radici della Digital art affondano negli anni ‘50, nelle prime sperimentazioni portate avanti da Ben Laposky e Manfred Frank nel campo della grafica. I due matematici, servendosi di un oscilloscopio per tracciare su un grafico l’andamento dei segnali elettrici, furono infatti in grado di realizzare delle prime forme elementari di creazioni visive, destinate ad aprire le porte a quella che negli anni ‘80, con la diffusione della tecnologia, sarebbe diventata Computer Art.

Seguendo di volta in volta le diverse innovazioni in ambito informatico, il digitale è arrivato a toccare numerosi campi dell’arte, tra i quali rientrano i più tradizionali, come la pittura, la scultura e la grafica, ma anche quelli più innovativi, che rappresentano di fatto nuovi generi, come la realtà virtuale, la poesia visiva, la progettazione e stampa 3D, oltre alla sound art e alla musica elettronica.

Ma come le moderne tecnologie hanno concretamente cambiato il modo di lavorare per gli artisti? 

Un esempio emblematico è dato dall’uso della stampante 3D applicata al campo della scultura. Questo tipo di tecnologia, che permette di creare oggetti di diversi materiali (plastica, metallo, ceramica e molti altri) a partire da un file digitale, rende possibile per gli artisti creare un prototipo digitale della propria opera prima di realizzarla effettivamente, con la possibilità di modificarla e perfezionarla prima della stampa. Questo non solo consente di snellire una parte del processo altrimenti molto laboriosa, ma permette anche di ottenere forme complesse e molto dettagliate la cui realizzazione a mano sarebbe difficile. Inoltre, grazie all’utilizzo della stampante 3D è possibile creare riproduzioni e repliche di opere d’arte già esistenti ad altissima precisione, rendendo in questo modo possibile la fruizione di pezzi di storia perduti o danneggiati. Nell’ambito dell’accessibilità, la scansione di opere d’arte in 3D permette anche ai visitatori non vedenti di poter apprezzare le opere attraverso il tatto

Come dicevamo, il digitale non ha apportato cambiamenti solo nel modo in cui viene creata l’arte, ma anche su come questa viene fruita. Oggi più che mai infatti, l’obiettivo di mostre e musei è quello di coinvolgere il visitatore in esperienze che fino a qualche anno fa non sarebbero mai state concepibili

E in che modo è possibile questo? 

Letteralmente, permettendogli di “immergersi” dentro le opere, andando a sollecitare e coinvolgere tutti i sensi. Negli ultimi anni sono infatti sempre più diffuse le mostre immersive, esposizioni cioè caratterizzate da riproduzioni digitali di opere fisiche, proiettate su pareti, soffitti e pavimenti e accompagnate da sottofondi sonori che coinvolgano lo spettatore, accompagnandolo nella visita. Un ulteriore punto di forza, che ha facilitato la diffusione di questa tipologia di esposizioni in giro per il mondo, è dato dalla replicabilità delle tecnologie impiegate, che consentono alle mostre di essere itineranti, bypassando i costi legati al prestito di opere d’arte, come invece accade per le mostre tradizionali. 

La tecnologia impiegata è quella del video mapping, una tipologia di realtà aumentata, la SAR (Spatial Augmented Reality) che, mediante l’uso di un sistema di videoproiezione,  permette di trasformare qualsiasi superficie in un display dinamico, creando giochi di illusione ottica e alterando in questo modo la percezione sensoriale del visitatore.

Tra i casi più celebri c’è sicuramente “Immersive Van Gogh: Exhibit”, l’esperienza che permette di entrare letteralmente dentro al quadro di uno dei pittori più amati, visitabile in questo momento a Milano. Inaugurata nel 2017, la mostra è stata incoronata “medaglia d’oro” sia per la Migliore Esperienza Espositiva che per la Migliore Esperienza Immersiva ai prestigiosi Eventex 2023 Awards ed è stata inoltre classificata dalla CNN tra le dodici migliori esperienze immersive al mondo. 

Proprio in questo momento, al Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova è possibile invece visitare la mostra dedicata a Monet, dove grazie ad un corridoio emozionale e ad una stanza immersiva ogni visitatore può provare la sensazione di trovarsi nel giardino di Giverny, dove il massimo esponente dell’Impressionismo realizzò le sue più grandi opere. Attraversando le sale espositive è infatti possibile camminare sul ponte giapponese che dà sullo stagno delle ninfee e ascoltare il canto degli uccelli e il fruscio dei rami del salice piangente, venendo catapultati di fatto nella mente dell’artista.

Oltre a questo, tra le opportunità offerte dal digitale si possono citare anche i tour virtuali che permettono di visitare le collezioni di musei senza doversi spostare fisicamente, la gamification, l’utilizzo della realtà aumentata e l’ingresso nel Metaverso, tutte iniziative cresciute esponenzialmente soprattutto a seguito della pandemia.

Sempre più diffusa, l’arte digitale si trova oggi ad affrontare però anche diverse sfide. Tra queste, la maggiore riguarda questioni legate al copyright e alla proprietà delle opere. La soluzione principale in questo campo è rappresentata dall’introduzione degli NFT, acronimo di Non-Fungible Token, nell’ambito della Crypto Art, ossia opere d’arte certificate digitalmente, delle quali sono garantite dunque autenticità e provenienza. La certificazione del contenuto digitale avviene tramite la Blockchain, che rende il file crittografato e non modificabile, archiviandolo in modo da poter essere visualizzato da chiunque, ma posseduto da un solo utente, anonimo. Inoltre, per acquistare l’NFT è necessario possedere un portafoglio digitale di criptovalute compatibile con la blockchain sulla quale l’NFT è stato creato.

L’interesse nei confronti di questa tecnologia è aumentato nel tempo, portando il mercato degli NFT a crescere del 61% nel 2021 e dando luogo a diverse bolle speculative, la cui esplosione ha poi portato i valori a riassestarsi, al termine della pandemia. Tra i meriti di questa tecnologia, che risponde alle esigenze di autenticità, unicità e tracciabilità della proprietà intellettuale, è importante sottolineare come gli NFT hanno anche contribuito a valorizzare l’arte digitale, considerata per molto tempo “inferiore” rispetto a quella tradizionale

Ma quali altre innovazioni dobbiamo aspettarci in campo artistico?

La più curiosa è sicuramente rappresentata dalla cosiddetta Arte Generativa, chiamata anche Prompt Art, ossia l’arte creata tramite Intelligenza Artificiale. Grazie alla tecnologia text-to-image, basata su algoritmi in grado di generare immagini a partire da un testo descrittivo, è infatti possibile dare forma alla proprie idee creative semplicemente riassumendo in poche parole le indicazioni desiderate. Una volta ricevuto il prompt, il software si occuperà di decifrarlo e di creare un output il più fedele possibile alle indicazioni ricevute, attingendo ad un’illimitata banca dati di immagini. Va da sé che, come per l’arte digitale, uno dei maggiori problemi legati a questa tipologia artistica è rappresentato dalla paternità dell’opera, che non può di fatto essere esercitata dalla macchina, ma nemmeno totalmente dall’artista, il cui contributo creativo è piuttosto limitato. 

In materia esiste tutt’ora un vuoto normativo, nutrito dallo scetticismo legato a questa tipologia di creazioni che non sempre vengono riconosciute come opere d’arte. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha manifestato un’apertura nella tutela delle immagini generate tramite AI, introducendo un principio secondo cui, ai fini della tutela giuridica, è necessario tenere conto dello sforzo intellettuale e creativo dell’artista nell’elaborazione del prompt, il cui “tasso di creatività” verrà valutato a seconda dei casi

Nonostante queste controversie, quella dell’Arte Digitale è una realtà ormai più che consolidata, tant’è che nel 2026 verrà inaugurato a Milano, su volontà del Ministero della Cultura, il primo Museo Nazionale di Arte Digitale in Italia, tra i pochissimi al mondo ad occuparsi esclusivamente della produzione ed esposizione di opere d’arte digitale.