Lavorare al Due Palazzi

Facebook
Pinterest
LinkedIn

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” recita il primo articolo della Costituzione, ma in Italia questo diritto fondamentale non è garantito a tutti. Realtà come Pasticceria Giotto, che abbiamo intervistato questa settimana, fanno del proprio meglio per dare ai detenuti un’opportunità di riscatto, insegnando loro un mestiere durante la detenzione.

Il lavoro in carcere è stato introdotto dall’art. 15 della l. 354/1975 , il quale stabilisce che, salvo casi di impossibilità, al condannato sia assicurata un’occupazione lavorativa. Questa normativa si trova in linea con il principio costituzionale che individua nella pena la rieducazione come elemento fondamentale: una volta uscito di prigione l’ex-detenuto deve essere in grado di potersi reintegrare nella società.

Grazie a due decreti legislativi del 2018, le caratteristiche dell’attività lavorativa in carcere sono state definite come del tutto simili a quella svolta dai cittadini in stato di libertà.  I detenuti che lavorano ricevono infatti uno stipendio e hanno diritto a ferie, ad assenza retribuita per malattia e al versamento di contributi a fini pensionistici.

Il lavoro penitenziario si distingue in due categorie: alle dipendenze dell’Amministrazione carceraria oppure alle dipendenze di imprese e cooperative esterne. I due tipi di lavori si distinguono non solo per le attività che possono essere svolte, ma anche dalla retribuzione: i dipendenti dell’Amministrazione carceraria, infatti, percepiscono uno stipendio pari ai 2/3 di quanto stabilito dai contratti collettivi nazionali di lavoro, mentre chi lavora per un’azienda esterna riceve una retribuzione identica a quella dei lavoratori civili. 

Se da un lato lavorare per un’azienda esterna fornisce conoscenze e competenze utili ai fini del mercato, dall’altro lavorare alle dipendenze dell’Amministrazione carceraria spesso rappresenta solo un modo alternativo per trascorrere il tempo. 

In Italia purtroppo la distribuzione dei detenuti tra le due occupazioni è piuttosto sbilanciata. Delle circa 19 mila persone lavoranti in carcere, solo 2.848 lavorano per realtà esterne all’ambiente penitenziarioSecondo il rapporto Antigone, resoconto annuale sulle condizioni di detenzione in Italia, nelle carceri italiane la media di lavoratori per esterni si attesta attorno al 2,50%.

Un dato incoraggiante, però, si registra nella nostra città: nel Carcere Due Palazzi quasi il 25% della popolazione carceraria, 149 detenuti, lavora per attività condotte da terzi

Nel corso degli anni, infatti, la Cooperativa Giotto, realtà del tutto indipendente dall’omonima Pasticceria, partendo dalla realizzazione di manichini in cartapesta, è riuscita ad attirare l’attenzione di un numero sempre maggiore di aziende, convincendole ad aprire reparti di produzione all’interno del carcere. Ad oggi le attività che si svolgono all’interno del Due Palazzi spaziano dalla pasticceria di alta qualità, gestita dalla cooperativa Work Crossing, all’assemblaggio di prodotti artigianali e dalla legatoria al servizio di call center. Sono inoltre a disposizione dei detenuti corsi di formazione per il lavoro, attività scolastiche, culturali e sportive. 

Lo sforzo portato avanti dalla Casa di Reclusione per sostenere i detenuti accompagnandoli in un graduale percorso di reinserimento sociale è appoggiato anche dal Comune di Padova, che ha redatto un Piano Cittadino sul Carcere, con la finalità di programmare iniziative coordinate e condivise dalle diverse realtà istituzionali e associative della città. I progetti programmati dal Piano sono volti a sostenere, tramite iniziative di vario genere, l’inserimento sociale e professionale delle persone detenute ed ex detenute sia all’interno degli istituti carcerari, sia all’esterno. 

Se infatti i programmi di sostegno agli ex detenuti che hanno scontato la propria pena sono fondamentali, è altresì importante che venga sviluppato un percorso lavorativo professionale anche durante la detenzione. 

Questo è comprovato dalle statistiche nazionali sulla recidiva, che nel 2023 hanno portato alla luce un dato eccezionale. Il tasso ufficiale di recidiva della popolazione carceraria italiana ruota attorno al 70%, ma tiene conto solo dei reati denunciati e un dato effettivo sarebbe molto più alto. Il tasso di recidiva tra i detenuti che in carcere hanno svolto un’attività lavorativa o formativa scende invece al 2%

Questo dimostra quanto rara sia l’eventualità che una persona che abbia avuto l’opportunità di lavorare durante la detenzione, torni alla vita precedente una volta messo in libertà.

Lo svolgimento di un’attività professionale acquisisce così un valore eccezionale sia per la popolazione carceraria che per la società. Da un lato, grazie al lavoro la persona riacquista la propria dignità, avendo l’opportunità di coprire le proprie spese di mantenimento e di inviare denaro alla propria famiglia. Dall’altro, il lavoro in carcere dimostra di poter essere un vero e proprio strumento di sicurezza pubblica, che disincentiva la delinquenza e incoraggia i detenuti a inserirsi nel mondo professionale al termine della propria pena.   

In questo senso, quello della Pasticceria Giotto si è rivelato un modello vincente, che grazie a dedizione e professionalità è riuscito ad ottenere importanti riconoscimenti, venendo citato anche da testate internazionali come New York Times e Forbes

Il lavoro rappresenta dunque uno strumento molto potente per garantire la dignità dell’individuo e nel caso di un ex detenuto soprattutto una concreta opportunità di reintegrazione sociale.