Oro liquido

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Questa settimana abbiamo intervistato AVIS Padova, una delle associazioni di volontariato più numerose d’Italia, con oltre un milione di soci iscritti. Federico Lenzo, volontario membro del consiglio d’amministrazione, ci ha parlato nello specifico della donazione del sangue a Padova.

“Attualmente tra produzione (quante sacche di sangue raccogliamo) e trasfusione (quante sacche di sangue utilizziamo) il Veneto riesce a coprire l’intero suo fabbisogno, l’eccedenza di produzione viene invece data alle regioni che ne hanno necessità. Ci occupiamo di donazioni di plasma e di sangue. Con il plasma riusciamo a coprire circa il 90 % del fabbisogno, mentre il resto dobbiamo procurarlo in altro modo. Il plasma è più difficile da ottenere perché la donazione dura circa quaranta minuti, quindi i donatori sono più restii. A livello fisico il prelievo è meno impattante perché è molto più leggero, ma è più impegnativo in termini di tempo”

Nella nostra zona, quindi, siamo più che efficienti a livello di donazioni standard, andando pure in eccedenza e riuscendo ad aiutare le zone d’Italia meno fornite. A livello di plasma, invece, ci siamo quasi, ma non del tutto. Ma perché la donazione di plasma è così importante?

La Federazione Italiana Associazione Donatori di Sangue, anche conosciuta come FIDAS, è un’altra associazione che, come AVIS, si occupa delle donazioni di sangue. Secondo la FIDAS, donare il plasma è importante tanto quanto il sangue “intero”, perché a partire da questo, si possono creare numerose terapie “salvavita”. I medicinali plasmaderivati (MPD) sono quelli che curano molte malattie croniche e chi beneficia dalla donazione di plasma sono i pazienti emofiliaci oppure affetti da immunodeficienze primitive.

Il sangue è quindi composto per la maggior parte da plasma, formato prevalentemente da acqua, e da elementi cellulari quali globuli rossi, globuli bianchi e piastrineI globuli rossi hanno il compito di trasportare, grazie all’emoglobina, l’ossigeno ai tessuti e di eliminare l’anidride carbonica. Si rivelano utili in caso di anemie, malattie croniche del sangue, emorragie, interventi chirurgici e trapianti. I globuli bianchi invece si occupano di difendere l’organismo da agenti estranei, distruggendoli o producendo anticorpi. Le piastrine infine entrano in campo per favorire la formazione di coaguli, in caso di emorragie. 

Le quantità di plasma donate però non risultano sufficienti a soddisfare il fabbisogno italiano. Il Ministero della Salute afferma che le donazioni di questa componente nel 2022 sono state inferiori rispetto al 2020, anno in cui c’è stato addirittura il lockdown, con 843 mila chili di plasma donato, in negativo di 19 mila rispetto al 2021. 

Come ci ha raccontato Federico di AVIS Padova, nonostante il prelievo di plasma sia meno invasivo rispetto a quello di sangue “intero”, i donatori sono più riluttanti a questo tipo di donazione. Forse è proprio per questo motivo che, in alcuni Paesi esteri, la donazione di sangue e plasma è retribuita

Con la Germania, ad esempio, non scambiamo sacche di sangue perché lì in parte vengono pagate e questo non rientra nei nostri standard di sicurezza. È per questo motivo che cerchiamo di essere autosufficienti, anche perchè con il plasma si riescono a  produrre molti farmaci “salvavita”. Questi vengono prodotti principalmente negli Stati Uniti, dove ci sono i “mercenari di sangue”. La gente viene pagata e quindi viene spinta a donare anche ogni due o tre settimane. Aprirsi al mercato estero significa rischiare di finanziare questo tipo di comportamenti e mettere in crisi il sistema di sicurezza. Noi utilizziamo dei controlli molto approfonditi e non sappiamo se all’estero vengono rispettati tutti questi parametri, infatti non siamo visti di buon occhio in campo europeo

Sono proprio gli Stati Uniti infatti a fornire quasi il 70% del plasma presente in tutto il mondo.  Nel 2020 questo business, che costituisce il 2.69% dell’export totale del Paese secondo una stima del Census Bureau, ha fruttato 26 miliardi di dollariD’altronde, in un Paese in cui il 40% dei cittadini fatica a procurarsi anche solo i beni di prima necessità, vendere il proprio sangue rappresenta spesso l’unica possibilità. Un cittadino statunitense infatti, può guadagnare dai $30 a $50 a prelievo. Non sorprenderà infine scoprire che l’80% delle strutture che si occupano della raccolta di plasma sono collocate nei quartieri più poveri d’America.

Douglas Starr, Professore Emerito alla Boston University, considera il sangue il più costoso dei liquidi. Osserva infatti come questo “oro liquido” valga sorprendentemente più del petrolio. Se un barile di petrolio viene venduto più o meno a 50 euro al barile (159 litri), per la stessa quantità di plasma il prezzo ammonterebbe a 17.000 euro.

Come dicevamo, la vendita di sangue in Italia è vietata. L’AVIS si fonda infatti sull’idea che la donazione è gratuita, anonima e disinteressata. Sono queste caratteristiche a garantire la qualità del plasma e la tutela del donatore. Questo commercio, considerato poco etico anche dal Ministero della Salute italiano, è potenzialmente rischioso tanto per i donatori, quanto per i riceventi. Innanzitutto, donare eccessivamente non è salutare. In Italia il limite per il plasma è di una donazione ogni quindici giorni. Inoltre, una persona indigente, pur di ricevere un compenso dalla donazione, potrebbe ricorrere  all’uso di farmaci per nascondere eventuali patologie che ostacolerebbero il prelievo. Allo stesso tempo, in seguito ad un numero eccessivo di prelievi non si può garantire che il sangue conservi intatte le sue proprietà principali.

Quello del sangue è quindi un mercato che muove molto denaro a livello mondiale, ma che al contempo incentiva comportamenti estremamente pericolosi. Il sistema trasfusionale italiano rappresenta un’alternativa etica e sicura, che mette al centro la salute dei donatori e dei riceventi e che per questo motivo andrebbe presa a modello in tutto il mondo.