Pianeta Brion

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Il territorio italiano è ricco di luoghi di eccezionale valore culturale, che contribuiscono alla storia e all’identità del nostro Paese. Il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, da anni si occupa di restituirgli nuova vita, restaurandoli e rendendoli accessibili al pubblico. Questa settimana abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Alessandro Armani, direttore di Villa dei Vescovi, uno dei beni di proprietà del FAI situato ai piedi dei Colli Euganei, che ci ha raccontato il lavoro che la Fondazione svolge nel nostro territorio.

Per chi non lo conoscesse, il Fondo Ambiente Italiano è una fondazione italiana senza scopo di lucro, fondata nel 1975 su modello del National Trust britannico. Grazie al sostegno di privati cittadini, aziende e istituzioni per la salvaguardia del patrimonio storico, artistico e paesaggistico, la Fondazione tutela il patrimonio collettivo italiano, occupandosi di recuperare, restaurare e aprire al pubblico monumenti e luoghi di cultura italiani, che riceve in donazione o in concessione

Nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione, che prevede tra i doveri della Repubblica la promozione dello sviluppo della cultura e la tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione, il FAI si occupa inoltre di vigilare sulla tutela dei beni paesaggistici e culturali italiani

Ma quali sono le origini della Fondazione? 

Tutto ebbe inizio su spinta di Elena Croce, che desiderava per l’Italia una fondazione che svolgesse il lavoro che in Gran Bretagna era portato avanti dal National Trust. Nell’aprile del 1975, quindi, Giulia Maria Mozzoni Crespi firmò, insieme a Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli, una dichiarazione d’intenti, che si impegnava nella tutela e valorizzazione del patrimonio italiano. Nascevano in questo modo l’atto costitutivo e lo statuto del FAI

La prima donazione arrivò nel 1977 quando l’avvocato Pietro di Blasi, per salvare il terreno da un piano di urbanizzazione che lo avrebbe certamente danneggiato, cedette alla Fondazione una superficie di oltre mille metri quadri a Cala Junco, una baia dalle acque cristalline a Panarea, nelle Isole Eolie. Allo stesso anno risale anche la donazione del Castello di Avio, in provincia di Trento, che con l’apertura nel 1979 rappresenta il primo bene di proprietà del FAI ad essere accessibile al pubblico. Negli anni successivi la collezione della Fondazione cresce e si arricchisce sempre più, acquisendo ville, castelli, monasteri, parchi, ma anche tratti di costa e boschi. Ad oggi il FAI conta settantadue luoghi di proprietà, di cui cinquantacinque regolarmente aperti al pubblico, e quasi ottantacinque mila metri quadrati di edifici storici tutelati. 

Trattandosi di una fondazione senza scopo di lucro, che si occupa della gestione di un patrimonio finalizzato a un preciso scopo di utilità sociale e i cui utili sono interamente reinvestiti nei propri scopi organizzativi, l’enorme lavoro svolto dal FAI è reso possibile grazie all’aiuto di migliaia di volontari (oltre diecimila) che ogni giorno operano al servizio delle Direzioni regionali, che costituiscono di fatto un canale di comunicazione diretto tra le Reti territoriali e la sede centrale. Questo impegno si concretizza nell’organizzazione dei grandi eventi nazionali rappresentati dalle Giornate FAI di Primavera e le Giornate FAI d’Autunno. Si tratta di alcuni fine settimana ricchi di appuntamenti e attività, che comprendono per gli iscritti l’apertura straordinaria di beni normalmente non accessibili al pubblico, finalizzati a far conoscere il territorio e promuovere i valori della Fondazione, dei quali i volontari sono appassionati portavoce.

Ma quali sono dunque i valori che animano lo spirito di questo ente culturale?

 I punti cardine che guidano il lavoro della FAI sono essenzialmente sette, e sono sintetizzati nella mission della Fondazione:

  1. Conoscenza e competenza: offrire un tipo di turismo in grado di mettere in relazione il Bene con la sua storia e con il territorio in cui si trova;
  2. Concretezza: trasformare le idee in azioni reali;
  3. Coerenza: agire nel rispetto dei valori della Fondazione;
  4. Indipendenza: totale libertà da qualsiasi tipo di ideologia;
  5. Qualità: puntare sempre all’eccellenza;
  6. Curiosità: suscitare curiosità nel pubblico attraverso la scoperta di itinerari inusuali;
  7. Ozio Operoso: coltivare le proprie passioni, rendendo il tempo libero tempo di qualità.

Tutto questo si concretizza in un lavoro che viene svolto giorno per giorno, organizzato in un piano strategico decennale e in piani operativi triennali, che agiscono su otto aree di intervento: luoghi, territorio, relazioni, persone, educazione e tutela, impatto zero, sostenibilità e impegno civico

Dovendo riassumere, essenzialmente il FAI si occupa di proteggere Beni artistici e naturalistici del territorio italiano (acquisizione del bene, restauro, conservazione, gestione e valorizzazione dello stesso in un sistema di rete sul territorio), sensibilizzare le persone al valore eccezionale di questo patrimonio paesaggistico e monumentale e agire direttamente per la protezione del paesaggio a rischio.

E i risultati di questo enorme lavoro in effetti si raccolgono. L’ultimo bilancio disponibile, che riguarda i dati del 2022, registra un traguardo molto significativo per la Fondazione, che mette in luce come i Beni siano effettivamente in grado di autofinanziarsi. Per la prima volta in quasi cinquant’anni infatti, nel 2022, le spese di gestione e manutenzione ordinaria dei Beni sono risultate essere interamente coperte dalle attività di raccolta fondi, dalle iscrizioni e dagli affitti d’uso. Ed effettivamente questo dato positivo si riscontra nella partecipazione di chi crede nella missione del FAI. Nello stesso anno sono state infatti più di un milione le persone a visitare i Beni aperti al pubblico e il numero degli iscritti, pari a quasi 270.000 unità, ha superato abbondantemente l’obiettivo prefissato ad inizio anno, crescendo del 25% rispetto all’anno precedente. Come ci raccontava Alessandro, ogni attività di promozione, ma anche semplicemente ogni singolo acquisto al negozio della Villa è fondamentale per riuscire a garantire il proseguimento del lavoro svolto dalla Fondazione, la cui fonte di finanziamento principale è costituita da donazioni da parte di privati (70% entrate annue totali nel 2022).

E se per caso non vi fosse ancora venuta voglia di scoprire con i vostri occhi il lavoro che la Fondazione porta avanti ogni giorno nel nostro territorio, ecco un elenco dei Beni di proprietà del FAI da non perdere assolutamente in Veneto, tanto diversi tra loro quanto affascinanti. 

Nella splendida verde cornice dei Colli Euganei, a qualche chilometro da Padova, sorge Villa dei Vescovi, un’autentica villa rinascimentale voluta dai vescovi di Padova come luogo di pace per evadere dal caos della vita cittadina. Donata da Maria Teresa Olcese Valoti e Pierpaolo Olcese, la Villa è di proprietà del FAI dal 2005 e costituisce un monumento eccezionale nel patrimonio delle ville venete che caratterizza il nostro territorio.

Nel cuore pulsante di Venezia, invece, sotto ai Portici di Piazza San Marco, si apre un piccolo locale d’angolo, individuato negli anni Settanta da Adriano Olivetti, erede della celebre azienda produttrice di macchine per scrivere, come uno spazio di rappresentanza dei valori culturali dell’azienda. Rinnovato nel rispetto dell’ambiente storico con elementi di modernità da Carlo Scarpa, il Negozio Olivetti è stato dato in concessione al FAI per la sua conservazione e valorizzazione nel 2011.

Per gli amanti della storia e delle attività all’aria aperta, invece, un’escursione a Monte Fontana Secca, sul Massiccio del Monte Grappa, è d’obbligo. Teatro di battaglia durante la Prima Guerra Mondiale, il sito ha un eccezionale valore storico dimostrato dai reperti e documenti storici recuperati in loco. Il progetto portato avanti dal FAI a partire dal 2014 prevede il recupero e la riqualificazione dei pascoli e delle aree forestali circostanti una volta dedite alla transumanza e all’allevamento delle mandrie bovine, riportando in vita le antiche attività legate all’alpeggio. 

Infine, la new entry nelle collezioni FAI, inaugurata nel 2022, è rappresentata da un luogo davvero unico, che recentemente grazie alla collaborazione con una produzione cinematografica ha attirato l’attenzione del pubblico internazionale. Si tratta del Memoriale Brion, un complesso funerario monumentale immerso nella campagna trevigiana, concepito da Carlo Scarpa come un luogo di meditazione, un giardino sacro in cui possono fondersi religioni e culture diverse. Forse proprio per questa sua dimensione spirituale, il cimitero di famiglia lo scorso anno è stato scelto dall’équipe del regista premio Oscar Denis Villeneuve come set di Dune Parte due. Le riprese, autorizzate dalla stessa famiglia Brion, sono durate all’incirca dieci giorni e sono state svolte nel pieno rispetto del luogo, che può ora vantare di essere stato visto sugli schermi da quasi otto milioni di persone