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Quarantena

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Sono le 22:45 del 21 febbraio 2020 e Adriano Trevisan, settantenne padovano, viene dichiarato morto per il nuovo virus Sars Covid – 19. È l’inizio della pandemia di Covid, per come l’abbiamo conosciuta tutti noi. 

Ora, a distanza di quattro anni e ufficialmente fuori della pandemia, è arrivato il momento di fare chiarezza su ciò che è veramente accaduto e su cosa sta ancora accadendo. Ricostruiamo la successione cronologica degli eventi che hanno portato al noto lockdown, cercando di comprendere appieno le circostanze che hanno caratterizzato questa fase storica.

Secondo analisi filogenetiche svolte a posteriori, tra ottobre e novembre 2019, il virus SARS-CoV-2 si diffonde da Wuhan, Cina. Derivato da un coronavirus dei pipistrelli, si trasmette agli umani attraverso un ospite intermedio. Solo a fine dicembre 2019 viene scoperto il primo gruppo di casi, con uno studio retrospettivo che conferma 266 persone infettate prima del 2020.

Il 31 dicembre, la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan pubblica un comunicato sul suo sito web riguardo ai primi segni di un’epidemia di polmonite nella città. Le agenzie di stampa internazionali iniziano a diffondere la notizia il medesimo giorno, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne prende atto.

Il 30 gennaio 2020, in Italia si identificano i primi due casi positivi, dei turisti cinesi, e viene dichiarato lo stato di emergenza sanitaria di sei mesi. Nello stesso momento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità proclama un’emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale. Questo tipo di dichiarazione non è insolito, essendosi verificato sette volte tra il 2009 e il 2022, suscitando spesso confusione e una diffusa preoccupazione.

Le emergenze includono la pandemia del 2009-2010 (H1N1 o influenza suina), la poliomielite nel 2014, l’epidemia di Ebola del 2014-2016 in Africa occidentale, l’epidemia di virus Zika del 2015-2016, l’epidemia di Ebola nel Kivu del 2018-2020, la pandemia di COVID-19 dal 2019 al 2023 e, più recentemente, l’epidemia di vaiolo delle scimmie nel 2022-2023. In queste situazioni di emergenza, vengono suggerite raccomandazioni temporanee soggette a revisione ogni tre mesi.

A partire dalla seconda metà di febbraio 2020, in Italia, la situazione peggiora notevolmente con un aumento significativo dei casi e dei decessi. Il 21 febbraio 2020 c’è la prima vittima del nuovo coronavirus: Adriano Trevisan, 78 anni. Ricoverato da circa dieci giorni all’ospedale di Schiavonia, Padova, inizialmente per una presunta influenza grave, Trevisan risulta positivo al test per il COVID-19 il giorno prima della sua morte. Il giorno dopo viene confermato il contagio di un suo amico, compagno di partite a carte e frequentatore di due bar a Vo’ Euganeo. I bar vengono chiusi immediatamente su ordinanza del sindaco Giuliano Martini.

“Da ieri Vo’ Euganeo, 3.300 abitanti, è un paese isolato, scuole e negozi chiusi (tranne le attività commerciali di pubblica utilità e i servizi essenziali), mezzi pubblici interdetti, lavoratori costretti a casa – a meno che non operino nei servizi essenziali -, attività ludiche, sportive e feste di Carnevale sospese”

Il 22 febbraio, si conferma la seconda vittima italiana di coronavirus, una donna di Codogno, uno dei primi focolai della pandemia. Nel frattempo, due nuovi casi emergono in un terzo focolaio a Milano.

In quei giorni, il governatore del Veneto, Luca Zaia, collabora con il Ministro della Salute Speranza per stabilire un cordone sanitario intorno ai comuni colpiti. Chiudono scuole e università sia in Veneto che in Lombardia, e si eseguono 4200 tamponi per i residenti di Vo’ e gli operatori sanitari di Schiavonia.

A distanza di due giorni dalla prima morte, il 23 febbraio l’Italia supera i 100 casi, diventando il paese più colpito d’Europa. A Vo’ si stabiliscono 8 varchi d’accesso monitorati 24 ore su 24 dalle forze armate. La circolazione nel comune è consentita solo con dispositivi di protezione personale. Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte prevede una sanzione di 206 euro per chi viola le restrizioni, escludendo però l’arresto in flagrante.

La situazione preoccupa la comunità internazionale, soprattutto nel settore della salute. Nonostante le misure globali adottate sin da gennaio, il virus persiste. La preoccupazione principale è la rapida diffusione, insostenibile anche nei sistemi sanitari più efficienti, dato l’assenza di un vaccino.

Il 24 febbraio le vittime salgono a sette, con oltre 200 contagiati. Si rassicura la popolazione sottolineando che chi è deceduto aveva già patologie pregresse. Nel Parlamento ci sono già alcuni deputati con la mascherina.

Il 3 marzo le vittime raggiungono quota 79, con 27 decessi nelle ultime 24 ore. I casi superano i 2500, e si inizia a considerare la creazione di altre zone rosse di quarantena. Nuovi focolai si sviluppano intorno a Bergamo e Milano, anche per via della loro alta densità di popolazione e all’inquinamento dell’aria nella Pianura Padana.

Per la prima volta nella storia si annullano non solo gare sportive e altri eventi, ma anche il Vinitaly, che nel 2020 non si terrà. Le Olimpiadi di Tokyo e gli Europei di calcio del 2020 invece si spostano al 2021, mantenendo il nome originale.

Il 9 marzo 2020, alle 21:00, durante la consueta conferenza stampa, il presidente del Consiglio dei Ministri Conte annuncia una notizia difficile per l’Italia. “I numeri indicano una significativa crescita delle persone in terapia intensiva e, purtroppo, delle persone decedute. Dobbiamo cambiare le nostre abitudini ora: tutti dobbiamo rinunciare a qualcosa per il bene dell’Italia. Dobbiamo farlo subito e riusciremo solo se tutti collaboreremo e ci adatteremo a queste norme più stringenti.” Inizia così la quarantena, il lockdown come lo conosciamo.

In questo articolo non andremo a ripercorrere in dettaglio il periodo del lockdown, ma per immergersi nuovamente in quello stranissimo periodo del 2020, c’è Quarantena, un documentario di Ivan Grozny Compasso che potete trovare nel nostro canale Youtube.

Sono trascorsi quattro anni dalla primavera del lockdown, un periodo che tutti ricordiamo con il pane fatto in casa, l’avvio di nuovi hobby e gli incoraggiamenti urlati alle finestre durante l’inizio della pandemia, un periodo difficile da dimenticare.

Dopo il primo lockdown, che è terminato il 3 maggio 2020, c’è stata una fase di allentamento con la possibilità di visitare i “congiunti”. Dal 14 giugno al 7 ottobre, invece, abbiamo goduto della bella stagione.

Da ottobre 2020 a marzo 2021 si è verificata una seconda ondata con divisioni nelle zone: rosse, arancioni, gialle e bianche, insieme a un coprifuoco dalle 22 alle 5, con obbligo di mascherina sia all’aperto che al chiuso. Con l’arrivo dei vaccini, le restrizioni sono diminuite gradualmente, dall’introduzione del green pass fino alla somministrazione della terza dose.

Diversi studi hanno esaminato gli effetti psicologici della pandemia. Il Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University ha evidenziato che la pandemia ha avuto un impatto significativo sulla sfera psicologica ed emotiva delle persone. Basato su un campione di 2.400 persone, lo studio ha rilevato che durante la pandemia il 21% degli intervistati ha avuto un peggioramento nei rapporti con il partner e il 13% con i figli. Inoltre, il 50% del campione ha detto di aver avuto un aumento della fatica durante il lavoro, mentre il 70% degli studenti ha dichiarato una significativa diminuzione della concentrazione nello studio.

La pandemia ha colpito fortemente gli operatori sanitari. Uno studio condotto presso l’azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, che coinvolgeva 1033 operatori impegnati nella lotta al Covid, dimostra un peggioramento della loro situazione psicologica a causa dell’aumento della stanchezza legata alla pandemia.

Nel 2020 tra gli operatori sanitari sono emerse condizioni significative: il 50% ha manifestato ansia, il 27% depressione e il 29% burnout. Questa situazione stressante non è solo una conseguenza della pandemia, ma riflette anche la gestione della sanità pubblica negli scorsi decenni.

Alcuni hanno immaginato una società post-Covid più sostenibile, mentre altri hanno proposto soluzioni alternative per l’istruzione. C’è chi ha sfruttato lo smart working per trasferirsi in luoghi remoti e più vicini alla natura, come borghi di montagna semi-disabitati.

Altri hanno adattato i loro progetti alla nuova “normalità” pandemica, come il Piccolo teatro patafisico di Palermo. Infine, c’è chi ha creato sistemi di consegna a domicilio, contribuito alla scrittura di un libro collettivo per ridurre le distanze durante il periodo del Covid, o abbracciato forme di turismo lento.

Sono passati quattro anni dalla prima persona deceduta per Covid in Italia e ormai siamo ufficialmente fuori dalla pandemia. Durante l’alta stagione muoiono però circa quattrocento persone al giorno per influenza, Covid e altre malattie respiratorie, soprattutto pazienti fragili, anziani o bambini. 

La pandemia di Covid ha cambiato per sempre il modo in cui viviamo, con cui ci rapportiamo alle malattie e col quale prendiamo precauzioni. Ha cambiato il nostro modo di vedere la scienza, il personale sanitario, persino i vaccini. 

E non è mai finita, comunque: proprio in questi giorni in Parlamento si è aperta un’inchiesta per valutare l’efficacia delle misure adottate per contrastare la diffusione del Coronavirus. Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso preoccupazione per la prossima pandemia, chiamata X: non si tratta di un agente patogeno vero e proprio, ma di un’ipotesi. Se scoppiasse un’altra emergenza sanitaria di livello internazionale, saremmo davvero pronti ad affrontarla?