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Alice Oceanicmood (Alice Neglia)

Dal 2012 Cipria si impegna a creare un “safe place” a suon di musica, rappresentando un contenitore creativo in grado di far danzare un’intera generazione, sensibilizzando e dando voce alla necessità di eventi inclusivi. La fondatrice Alice Oceanicmood ci ha raccontato come il progetto sia riuscito a stare nel contemporaneo pur rifacendosi ad un mondo d’altri tempi.

Alice Oceanic Mood - Padova Stories -1

Sono Alice, ‘Alice Oceanicmood’ è il mio nome da dj. Sono nata a Porto Viro, un paese sul Delta del Po. Mi sono trasferita a Padova per studiare Psicologia Clinica, e sono rimasta qui dopo la laurea. Per l’Italia mi conoscono come dj o come la fondatrice di Cipria, una crew a matrice femminista

“Ho iniziato a fare la dj nel 2009, e più andavo a mettere dischi ad eventi più mi rendevo conto di quanto quell’ambiente fosse prettamente maschile. L’organizzatore era un uomo, il proprietario del locale era un uomo, il pr era un uomo, la direzione artistica era gestita da un uomo…”

“A un certo punto, quasi per reazione, ho deciso di fondare un progetto che trasmettesse un female touch sia a livello di estetica che di sensibilità, in ogni suo aspetto

“Anche se il cuore del progetto risiede fondamentalmente nelle serate, Cipria si è sviluppata come contenitore di una molteplicità di attività creative. Proponiamo molta content creation, cerchiamo di sensibilizzare il pubblico rispetto a varie tematiche sociali e di divulgazione in generale. Se 10 anni fa l’autodeterminazione femminile era il nostro ‘motore’, con il tempo siamo andat3 verso tantissime altre direzioni ed abbiamo toccato tantissime altre dinamiche e processi

“Va detto che tutto è partito da un bisogno principale ossia quello di creare ciò che adesso definiremmo un ‘safe space’ e che allora ci limitavamo a descrivere come un ‘luogo accogliente’, in cui le persone potessero partecipare senza che ci fosse un investimento esclusivamente plastico rispetto al loro corpo

“Dieci anni fa c’erano ancora locali con le cubiste, luoghi in cui veniva ingaggiata la ragazza ‘carina’ per ballare, come fosse una bambolina da esporre dietro al dj. Senza nulla togliere alla libertà di ognun3 di fare ciò che desidera e nel pieno rispetto di pluralità di estetiche e sensibilità, ci tenevo – e tengo tuttora – a che esista una serata in cui la figura femminile coinvolta possa godere di un ruolo che va al di là di quello

Una caratteristica di Cipria è l’inclusività. Pur rivolgendoci a chi ha una certa passione per l’estetica femminile, intendendo con ciò chi si identifica con “she/her”, indipendentemente dal genere, siamo ovviamente sempre stat3 una serata per tutt3. All’interno della nostra crew ed alle nostre feste c’è sempre stata una co-esistenza di diversità e questa ricchezza è sempre stata percepita come un valore aggiunto. Anche se il nostro obiettivo è sempre stato quello di dar voce a contenuti femministi ed inclusivi, la nostra è una lotta dichiarata a tutte le forme di discriminazione”

I codici visivi di Cipria si rifanno alla creatività femminile contemporanea ed al fine di proporre contenuti di vario genere, abbiamo sempre collaborato con creative: fotografe, grafiche, illustratrici etc ed è per questo che oltre ad un ‘safe space’ ci definiamo anche un ‘creative hub’. Oltre alla produzione di contenuti collaborativi facciamo anche selezione di creator, performer, art direction etc… e le proponiamo sul nostro profilo, al fine di supportare le figure più interessanti della comunità. Abbiamo il nostro font – il font CIPRIAdisegnato per noi dal duo di designer Fantasia Type. Questo, per noi, significa essere in grado di proporre qualcosa di originale, di nuovo”

“Per quanto ci sia questa ricerca approfondita sul lato visual in realtà tutto muove dalla musica ed il vettore principale dei nostri eventi è la musica. Suoniamo solo dischi in vinile ed i generi principali sono boogie, rare grooves, soul, disco e funk. Si tratta di happy music e per quanto sia di nicchia, la cosa interessante è che, oltre ad essere ciò che ascoltiamo ed istintivamente amiamo, ci permette di essere coerenti rispetto alla nostra missione di lotta alle discriminazioni a 360 gradi in quanto molti dei dischi che proponiamo venivano suonati già al Loft ed al Paradise Garage nella scena newyorkese degli anni ’70 e ’80. Questi club erano nati per accogliere la comunità black, ispano-americana, LGBTQIA+ che veniva altrimenti discriminata in altri luoghi. Quaranta/ cinquant’anni dopo, siamo ancora qui a portare avanti questa lotta a suon di black music

Ci chiamiamo ‘Cipria’ e non ‘blush’ per sottolineare il nostro desiderio di portare avanti valori d’altri tempi. Un sistema di valori – al femminile – che appartiene più alle nostre nonne che alle nostre mamme, esattamente come la cipria”

“Padova a volte è un po’ come un paesone e sembra di conoscere tutt3 ma la cosa bella è che tutte le estetiche e tutte le sensibilità vi sono rappresentate… magari in un numero esiguo e non sufficiente a raggiungere la massa critica ma comunque tale da trovare la motivazione ed il supporto per continuare. Ritengo che, nel nostro specifico caso, quando abbiamo iniziato con i rare grooves 10 anni fa non ci sia stato questo grande exploit ma sia stato necessario un processo di pedagogia dell’ascolto: chi frequentava gli eventi è entrat3 in contatto con determinati suoni ed ha imparato a conoscerli ed apprezzarli. Da subito siamo riuscit3 a creare un contesto positivo in cui l’energia sul dancefloor fosse assolutamente coinvolgente. Visto che il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare un ambiente in cui le persone potessero sentirsi al sicuro, questo ha generato una sensazione di libertà e spensieratezza e la sensualità sprigionata sulla pista è stata una diretta conseguenza”

“Le serate, per tre stagioni intere, sono state proposte gratuitamente. Questa scelta era in linea con l’idea di essere inclusive ed eliminare la componente discriminatoria anche sul piano economico”

Attualmente ci sono molte più donne dj rispetto ad un tempo. Ritengo che ci sia poca accessibilità lavorativa in generale: è un problema che – purtroppo – accomuna diversi ambiti lavorativi. Nonostante questo, ritengo che la situazione stia decisamente migliorando

“Il periodo del covid è stata per noi una grandissima frustrazione. Non ho mai smesso di ricercare musica, comprare i dischi etc… ma l’impossibilità di fare dj-set con un dancefloor è stata davvero un’esperienza dolorosa. Spesso mi chiedevano di proporre degli eventi di dj-set in streaming, io ho sempre rifiutato perché sentivo che il livello di frustrazione prodotto dalla distanza dei corpi sarebbe stato troppo. In quei mesi abbiamo fatto veramente poco. Noi lavoriamo con i corpi, con la fisicità. L’unica cosa che conta è essere presenti: solo in quel modo l’energia di ogni singola persona può sprigionarsi all’interno del dancefloor. Non aveva senso per noi far finta che tutto andasse comunque bene

Metto musica solo con i vinili perchè trovo più sensato che sia così. La gestualità legata a questa pratica mi ricorda qualcosa che ha quasi più a che fare con il mondo dell’artigianato che con altre sfere. Chiaramente è una modalità economicamente più dispendiosa perchè i dischi costano molto ma non voglio nessun altro tipo di supporto, ognuno ha le sue ossessioni e la mia è questa! Mi piace che ci sia qualcosa da toccare, qualcosa di fisico. Per me sarebbe angosciante stare davanti ad un monitor per tutta la serata. È una cosa che facciamo già tutti i giorni – stare davanti ad un display. Non voglio che questo atteggiamento faccia parte anche della mia serata e del mio dj-set”

Mi chiamo Alice “Oceanicmood” come citazione dalla mia tesi di laurea. Ho scritto una tesi sul ‘sentimento oceanico nell’indie-rock’. Al tempo non c’erano i social: avevo dato vita ad un progetto di reportistica in cui chiedevo alle persone di raccontarmi la loro esperienza in questo contesto. Esisteva letteratura sul sentimento oceanico, letteratura sull’indie, il post-rock e shoegaze, ma nulla che riunisse – sotto un unico titolo – tutte queste esperienze. Chiedevo alle persone di raccontarmi come si sentivano ai concerti, quale fosse il loro rapporto con quel tipo di esperienza musicale che riproponeva una specie di vertigine mistica riproducendo una sorta di sentimento di fusione con gli altri pur essendo degli individui distinti (cosa che ovviamente non è troppo distante da quello che si riproduce poi sul dancefloor). Fuori dagli eventi davo dei volantini con le credenziali di un account “oceanicmood” dove potevano leggere le istruzioni e rispondere agli input. Molti mi hanno aiutata ed hanno aggiunto le loro esperienze in questo format. Ad un certo punto le persone hanno iniziato a chiamarmi l’Oceanicmood e da lì in poi non sono riuscita più a cambiarlo, perchè molti ormai mi conoscevano così”

Per quanto riguarda la lotta al patriarcato, io sono molto ottimista. Credo che sia fondamentale non abbassare la guardia in questo momento storico. Credo che si debba prestare attenzione a questo tema e lottare affinché non si compiano passi indietro ma credo che, continuando a insistere, potremmo permettere alla generazione de3 nostr3 figl3 di non doversi preoccupare di questo tema. Non credo sia molto distante un mondo in cui avremo abolito questo sistema di discriminazioni. L’importante è non cedere, non indietreggiare. Quando Cipria è nata il mondo culturale intorno a noi era molto più arretrato. La nostra prima stagione risale al 2012/13 ed io da quel momento in poi venivo ciclicamente intervistata. Ad un certo punto in una di queste interviste l’introduzione (che non avevo evidentemente scritto io) diceva che incarnavo lo spirito della quarta ondata femminista perciò semplicemente agendo secondo dei principi di inclusione, lotta alle discriminazioni ed autodeterminazione mi sono ritrovata a far parte di qualcosa che era molto più grande di me”

Cipria@Monkey Business by Chiara Rigato(3)

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