Cerca
Close this search box.

AVIS Comunale Padova
(Enrico Van de Castel, Maria Pina Rizzo, Federico Lenzo)

Donare il sangue può salvare molte vite, è un gesto di altruismo che ci costa poco o niente. È importante però ricordarsi che organizzazioni capillari nel territorio italiano come AVIS, che in Italia conta più di un milione di volontari, hanno bisogno di questi per continuare a operare.

avis-7

Enrico: “Io sono Enrico Van de Castel e sono il presidente attuale dell’AVIS comunale di Padova. Con questi ultimi due anni di mandato che andrò a fare, sono quattordici anni che faccio il presidente. Parto circa trent’anni fa con il gruppo giovani, un po’ alla volta entro all’interno del Consiglio dell’AVIS comunale di Padova e nel 2009 divento presidente per la prima volta. La mia attività è quella di coordinare il nostro Consiglio, trovare le soluzioni migliori insieme a loro per essere presenti nel territorio e per dare il più possibile un’immagine della nostra associazione nelle scuole, dove abbiamo molti ragazzi che ci seguono per fortuna”

“Il problema in una città universitaria come la nostra è che bisogna essere sempre presenti perché ogni quattro anni mediamente, il tempo della laurea, noi perdiamo una grossa fetta di donatori giovani, che dobbiamo rimpinguare battendo sulle scuole e su tutte queste azioni. Fortunatamente sono persone che perdiamo solo a livello comunale perché sappiamo che poi mantengono la loro tessera di donatore e quindi la volontà di donare. Questo è importante, abbiamo tante testimonianze di persone che hanno avuto bisogno di sangue e che ci ringraziano quotidianamente perché senza una donazione non avrebbero potuto fare una famiglia, o addirittura non sarebbero in vita”

Maria Pina: “Mi chiamo Maria Pina Rizzo, sono un medico in pensione e ho il ruolo di direttore sanitario dell’Avis comunale. Mi interesso dell’aspetto dell’educazione sanitaria e in particolare mi occupo degli interventi nelle scuole superiori. In questi incontri cerchiamo di stimolare un po’ l’interesse dei ragazzi alla donazione, cercando di parlarne in maniera abbastanza tranquilla perché si tratta di un discorso un po’ complesso. Sappiamo tutti che in definitiva è una cosa abbastanza semplice, però molti non lo fanno per tutta una serie di motivi e credenze che un po’ si sono sedimentate. Noi cerchiamo di creare un dialogo con i ragazzi, in modo da spiegare e provare a superare questi intoppi”

“Un discorso che cerchiamo di affrontare frequentemente con i ragazzi è che per le donazioni ovviamente bisogna avere uno stile di vita abbastanza tranquillo, ma questo non vuol dire che non si possa bere nelle occasioni. Si tratta di spiegare che l’AVIS non è un ente morale, non condanna o assolve, dice solo che non si può donare uno o due giorni dopo aver assunto alcol o sostanze psicotrope, perché ovviamente nel sangue questi elementi si ritrovano. Io personalmente mi diverto a fare questo lavoro perché i ragazzi, che hanno diciassette o diciotto anni, sono simpatici e si fanno anche delle cose divertentissime”

Federico: “Io sono Federico Lenzo e sono un donatore, un volontario e un consigliere dell’AVIS comunale di Padova. Ho iniziato a frequentare l’associazione quando ero piccolo perché mio papà era un consigliere e poi a diciotto anni mi è capitata l’occasione di fare lo stage all’AVIS provinciale di Padova, dove ho fatto anche la mia prima donazione. Dopo qualche mese ho cominciato a frequentare i Consigli da donatore e dopo un paio d’anni sono stato eletto consigliere. Insieme a Maria Pina ho portato avanti il percorso nelle scuole, dove raccontavo la mia esperienza come giovane donatore e cercavo di tradurre il gergo medico per i ragazzi. Mi occupo anche di seguire i giovani volontari che si avvicinano, passandogli un po’ delle mie conoscenze e cercando di portare sempre qualche nuova idea”

Maria Pina: “L’AVIS nasce nel 1927 grazie a un medico milanese, Vittorio Formentano, che ebbe questa idea perché abitava in un quartiere proletario di Milano, dove capitavano spesso incidenti di lavoro tra gli operai. Altri eventi frequenti erano le emorragie post partum, per le quali morivano molte giovani ragazze e i loro figli piccoli. Proprio in seguito ad un’emorragia post partum capisce che non era sensato andare a cercare il sangue nel momento in cui ce n’era bisogno, ma era utile averlo già. Un piccolo gruppo di persone quindi si riunisce e fonda il primo nucleo dell’AVIS, che poi nel tempo si è ingrandito”

Enrico: “Ad oggi abbiamo circa un milione e duecentomila iscritti in tutta Italia. È l’associazione di volontariato più grande nel nostro Paese ed è capillare, si può trovare a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale. Non si deve pensare che la nazionale, in quanto tale, sia quella più importante, anzi, si tratta di una piramide al contrario: la comunale è la punta, la nazionale è la base. La nazionale può aiutare per la burocrazia, quindi i contatti con il ministero e le normative rispetto alle trasfusioni e alle donazioni, ma chi ha il contatto con il donatore, va nelle scuole e va a reclutare è la comunale”

“Nel comune di Padova abbiamo 4400 donatori iscritti e ad oggi siamo arrivati a circa 7000 donazioni di sangue intero o non, dall’inizio del 2023. Da circa quindici anni siamo sempre in crescita con doppie cifre rispetto all’anno precedente”

Maria Pina: “Padova è una città che richiede un gran quantitativo di sangue perché è un posto importante per i trapianti e oltre a questo ospita lo IOV, che è un centro medico molto importante. La richiesta è quindi maggiore rispetto a quella di una città qualsiasi di queste dimensioni”

“Esiste una normativa nazionale che si chiama “Piano del Buon Uso del Sangue” e prevede tutta una serie di azioni per fare in modo che il sangue che viene prelevato non vada sprecato. Proprio per questo esiste, in primo luogo, una rete a livello nazionale per cui la zona che ha una maggior produzione va in soccorso di quella che ne ha meno, in modo che non ci siano problemi. Oltre a questo, grazie anche ai progressi della medicina, andiamo a utilizzare sempre meno il sangue intero, quanto più le parti frazionate. Purtroppo ad oggi non si riesce assolutamente a fare qualcosa di equivalente al sangue in maniera “sintetica”, quello che si riesce a fare però è mettere a frutto sempre meglio il sangue che si preleva, cercando di evitare il più possibile gli sprechi. Siamo molto più attenti e molto più oculati quindi la situazione sta migliorando, però ciò non toglie che la richiesta di sangue sia sempre elevata”

Enrico: “Sicuramente ci ha aiutato la chirurgia endoscopica, quindi le operazione meno invasive. Un dato su tutti: fino a circa dieci anni fa noi eravamo in deficit con l’ospedale di Padova di circa 15 000 sacchi all’anno, che dovevamo recuperare tramite la provincia e la regione. Attualmente, da un dato che mi è arrivato qualche giorno fa, siamo sui 2000/2500″

avis-3

Federico: “Per iniziare a donare ci sono vari approcci, ma solitamente si comincia con una telefonata. Successivamente viene organizzata una visita medica per il colloquio privato, in cui tutto quello che si racconta al medico è riservato. Se il colloquio va bene vengono poi fatti gli esami del sangue completi e dopo un paio di settimane viene prenotata la prima vera donazione. Il centro di raccolta è un ambiente familiare, i nostri medici e infermieri si occupano solo di seguire i donatori, soprattutto per quanto riguarda le loro prime donazioni”

Enrico: “Tante volte è l’idea dell’ago a spaventare. Io spesso e volentieri, quando vado a parlare alle manifestazioni, faccio riflettere sul fatto che quel secondo di dolore equivale a una vita regalata. Diciamo che lo sforzo è proporzionale alla motivazione”

Maria Pina: “Tutte le precauzioni sono state studiate e approfondite. Non si va a incidere assolutamente sulla salute del donatore o della donatrice e in ogni caso, per chiarire dubbi o timori anche banali, basta una telefonata. Inoltre, gli esami che vengono fatti sono completamente gratuiti e sono utili per avere un controllo periodico. Avendo uno storico delle analisi si possono individuare eventuali problemi sui quali andare a intervenire in tempo”

Federico: “Il nostro obiettivo per il futuro è riuscire a coinvolgere all’interno dell’associazione nuove persone da formare. Mancano volontari che investano il proprio tempo dandoci una mano all’interno dell’associazione. AVIS è in crescita, è dinamica e si evolve, ma per farlo ha bisogno di persone giovani che portino nuovi spunti e nuove idee. È importante continuare a far crescere le donazioni, però se vengono a mancare queste figure rischiamo che l’ingranaggio ad un certo punto si blocchi”

avis-6

Condividi