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BC Fisioterapia e Linfologia
(Chiara Bertocco)

Anche se del corpo ci sorprende la sua grandiosa potenza, talvolta ha bisogno di qualcuno che di esso si prenda cura, che di esso conosca i punti deboli, al fine di correggerli, sconfiggerli, accettarli. Chiara Bertocco – fisioterapista padovana specializzata in linfologia – prende in cura coloro che necessitano della sua specifica consulenza, affiancando alla sua sbalorditiva preparazione, la capacità di rivolgere al paziente uno sguardo umano.

Chiara Bertocco - Padova Stories-7

“Mi chiamo Chiara Bertocco. Mi definirei semplicemente una fisioterapista, sono partita dalla laurea triennale, poi ho deciso di specializzarmi in un ambito molto particolare e tecnico: la linfologia. La linfologia studia il sistema linfatico e il sistema adiposo”

“Sicuramente del mio percorso ricordo il giorno in cui con la mia tutor universitaria siamo andati a vedere dei pazienti seguiti dal tirocinio di medicina interna e tra le tante patologie presenti ho incontrato pazienti con il tumore al seno. Quando fai una operazione al seno generalmente tolgono i linfonodi dell’ascella, organi che aiutano a drenare il corpo. Togliendoli c’è una possibilità elevata che dopo si gonfi il braccio, e mi trovai davanti a queste pazienti che avevano braccia molto gonfie e dure”

“Sono rimasta stupita quando ho scoperto che esiste una terapia per questo effetto collaterale, all’università non avevo mai affrontato questo argomento, è stata una magia vedere la mia tutor trattare queste pazienti. E’ stata, lo ammetto, l’area più interessante in cui mi sono imbattuta e ho pensato che forse avrei potuto farlo anche io come specialità dopo Fisioterapia

“In Italia non esiste una laurea in linfologia e neanche molti master di primo livello, l’unico era a Genova ma io non l’ho voluto frequentare subito, sono entrata anni dopo. Nel mentre ho preferito formarmi con una scuola austriaca dedicata solamente al trattamento del linfedema

“L’Austria è stata una scuola di vita e professione. Io studiavo in un paesino, un luogo idilliaco, c’era un lago e una foresta, un luogo pazzesco per fare delle terapie. Alla fine dell’esperienza dovevo decidere se rimanere in Austria o tornare in Italia, alla fine ho trovato lavoro a Padova  ma torno ancora in Austria per congressi o refresh, che sono sempre un grande ripasso. Torno perché comunque i casi clinici che vedi nelle strutture austriache li vedi occasionalmente a livello ambulatoriale. Tutto è diverso dall’Italia, a partire dal ricovero…Se penso solo all’estetica, lì non ci sono le stanze brutte d’ospedale che immaginiamo noi. Per i pazienti un ricovero non è una vacanza, è sempre impegnativo, però l’ambiente può fare la differenza”

“In Austria sei in un contesto controllato e organizzato: tralasciando l’estetica delle strutture – lì le chiamano clinic – anche la loro organizzazione funziona bene a 360 gradi: ti danno da mangiare, hai delle attività da svolgere durante il giorno, è un contesto diverso che è bene conoscere”

“Ora lavoro al Centro Linfologico Veneto gestito dal dottor Corda, che è il nostro medico di riferimento. Ci sono molti pochi medici specializzati nella mia area. Chi è medico linfologo si fregia di questo titolo quando ha acquisito anni di esperienza nel settore, è un po’ colpa del gap presente nella proposta formativa…”

Rispetto alle patologie classiche la mia area, oltre che essere più isolata, ha anche più tabù. La linfologia è collegata al tumore, non è un argomento di cui si parla volentieri nel quotidiano, è più facile raccontare della propria protesi all’anca”

“Lavorare con il Dottor Corda, tra i primi nel mio settore, ha una certa importanza: oltre alla casistica clinica, c’è anche il bagaglio di conoscenze che ti trasmette avere a che fare con pazienti provenienti da tutta Italia”

“Nel nostro lavoro possono emergere delle complicanze tali da rendere un medico titubante. Bisogna essere capaci e competenti, soprattutto con un sistema complesso come quello linfatico dove le manifestazioni cliniche sono molto diverse da paziente a paziente. C’è una variabilità davvero impressionante, che non è stata approfondita nella ricerca poi così tanto, quindi diventa anche difficile spiegare al paziente perché il suo braccio è diventato grande come una gamba mentre il suo vicino di letto non ha niente. Bisogna saper gestire anche queste situazioni”

La maggior parte dei nostri pazienti, qui in ambulatorio, ha patologie di tipo cronico o ha più patologie, alcune sono nascoste anche dal tumore, solo dopo la cura vengono a galla. Il paziente non è preparato per questo, per quanto legga informative. Molti pazienti poi non sanno che il linfedema è una complicanza chirurgica importante, con numeri elevati”

“Un’altra grande fetta di pazienti che noi curiamo, sono pazienti che hanno lipedema che è una patologia dell’adipe che, per dirla in maniera spiccia, si caratterizza con le classiche gambe grosse. E’ anche questa una patologia cronica, è data da una familiarità, da una probabile causa genetica ma non si tratta di un gene raro, è una patologia diffusissima”

Cronico significa saper creare un rapporto, perché quel paziente non lo curerai solo per un ciclo, lo incontrerai per il resto della sua vita. Nella medicina classica, di solito, il paziente lo vedi, lo tratti, lo curi e dopo, tecnicamente, non lo vedi più, ma nell’ambito delle patologie croniche in parte questo non avviene. E’ difficile prepararsi mentalmente a questo, non c’è una formazione dedicata e sicuramente è fondamentale il supporto di uno psicologo, non solo per il paziente ma anche per il medico”

“Negli anni impari a gestire queste situazioni, i primi impatti che io ho avuto sono stati duri, non riuscivo ad accettare che il paziente alla fine non guarisse. Al paziente deve arrivare il messaggio che la malattia non è una colpa, non deve dannarsi per cercare una spiegazione al suo male: deve piuttosto focalizzarsi su tutte quelle terapie o attività che possono creare un miglioramento

“Io sono attiva sui social network, in queste reti si sono create comunità di pazienti sui temi che tratto. Io sostengo queste realtà virtuali, aiutano a capire che non si è soli, ci sono persone con i tuoi stessi problemi con cui confrontarsi. Il mio profilo Instagram ora è una community. Le persone mi contattano quando si rivedono in ciò che pubblico, il digitale viaggia più velocemente del cartaceo o del passa parola, le informazioni che pubblico possono aiutare il prossimo e poi ti gratifica sapere che un utente, vedendo un tuo video, ha chiesto una visita informativa al medico di base, o si è mosso verso il benessere e ora vede una speranza in più. Anche questa per me è una parte di lavoro importante”

Chiara Bertocco - Padova Stories-2

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