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Caffè Pedrocchi

Al Caffè Pedrocchi ogni passo è un salto nel passato, presente e futuro di Padova: lo attesta anche il lascito testamentario con cui il Caffè viene ceduto ai padovani, nel 1891. E ammirare la bellezza del Pedrocchi con i suoi marmi levigati, le colonne ioniche e il famosissimo bancale dalle zampe leonine costruito su disegno del Jappelli è un vero toccasana per gli occhi. Non serve dirlo, ma anche il caffè è buonissimo.

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Vera: “Mi chiamo Vera Scarin e lavoro al Caffè Pedrocchi da quasi sei anni. Ho iniziato con uno stage e poi sono stata assunta come social media manager. Con il tempo ho iniziato a destreggiarmi anche in altri ambiti e ora mi occupo dell’accoglienza, della comunicazione e dell’organizzazione di eventi, la mia parte preferita. Prima di iniziare a lavorare qui ho letto e studiato tutti i libri sulla storia del Pedrocchi, volevo da un lato sentirmi all’altezza di questo Caffè storico e dall’altro essere pronta a ricoprire questo ruolo e a raccontarlo al pubblico. Ammetto che ancora oggi la curiosità e il fascino senza tempo di questo posto mi spingono a “origliare” quello che dicono le guide per scoprire nuove curiosità, qui si impara ogni giorno”

Manolo: “Io sono Manolo Rigoni, lavoro al Pedrocchi dal 2014 -quando Fedegroup, società di cui faccio parte, ha rilevato la gestione del Caffè- e da otto anni ricopro il ruolo di Direttore

Vera: “Il Pedrocchi, inaugurato nel 1831 e da allora sempre aperto come da volontà del fondatore, è e sarà sempre patrimonio di questa città e un prezioso bene del Comune di Padova. Antonio Pedrocchi in assenza di un erede diretto, voleva che il suo Caffè passasse in mano a Domenico Cappellato, che però non se ne occupò per diverso tempo. Così il 10 giugno del 1891 Pedrocchi firmò un testamento in cui passava la proprietà del Caffè Pedrocchi al Comune di Padova e per estensione a tutti i padovani e tutte le padovane. È anche per questo che gli abitanti della città sono così legati al Caffè”

Manolo: “Dieci anni fa il Pedrocchi era in un momento particolare e il profitto era il 25% di quello attuale. Certo, inizialmente ci sono state delle difficoltà soprattutto nel cambiare il “ritmo” del Caffè: prima chiudeva alle 20:00 e non prevedeva una proposta di ristorazione, si viveva il Pedrocchi intorno all’antico banco, per caffè, colazioni e aperitivi. L’accordo che Fedegroup ha stretto con il Comune di Padova, che prevede una gestione quindicennale, prevede che il Pedrocchi sia aperto sette giorni su sette, dalle otto di mattina a mezzanotte. Non è cambiato solo l’orario, ma anche lo “spirito” del Pedrocchi che oggi è più che mai simile a quello originale: abbiamo infatti rilanciato l’idea del Pedrocchino, originariamente situato nel retro del locale, creando una pasticceria nella Sala degli Specchi, dove offriamo un tipo di servizio completamente diverso. Se entri al Pedrocchi puoi infatti bere oggi un caffè liscio al banco pagandolo €1,30. La scelta è stata proprio di differenziare il tipo di servizio al banco da quello al tavolo perché si stava diffondendo un po’ l’idea che il Pedrocchi stesse diventando un locale d’élite”

“Il caffè è storico, ha più di 190 anni ed è gestito in un certo modo, però nasce come un caffè aperto, il cosiddetto Caffè senza porte”, non tanto perché fosse effettivamente senza porte ma quanto perché era aperto a tutti, soprattutto agli studenti. Tutti i moti e le vicissitudini legate a questo posto, a partire da Stendhal che veniva qui anche se al tempo era uno scrittore squattrinato, sono successe proprio perché il caffè era aperto a tutti e quindi dava la possibilità a chiunque di accedervi e sostare nelle sue sale anche senza consumazione. Diverso dal concetto del Florian a Venezia che nasce proprio come un caffè per la borghesia veneziana”

Fedegroup è entrata a gennaio 2014. Dopo qualche mese di chiusura per manutenzione, abbiamo fatto ripartire il Caffè con un’impronta diversa, quella di un’azienda leader nella ristorazione in oustourcing capace di assumere la completa gestione di un locale e investire fondi e risorse manageriali per portarlo in poco tempo ad una buona redditività mantenendo un approccio moderno e integrato, capace di soddisfare le esigenze che nascono nel tempo.  Da 15 dipendenti oggi siamo diventati 60, siamo un brand a tutti gli effetti e una “società nella società”. Abbiamo l’orgoglio di gestire il Pedrocchi in modo efficiente ma sentiamo anche l’impegno di doverlo fare con un certo rispetto per la storia di questo posto: di Caffè Pedrocchi ce n’è uno solo in Italia, poche volte si ha la fortuna di dirigere un locale di questa importanza. Con Fedegroup condividiamo una visione concreta proiettata ai giorni nostri, sappiamo che i costi per gestire un Caffè storico sono consistenti ed è quindi necessario partire dal fatturato, ma anche che il nostro asset fondamentale sono le persone”

Manolo: “Siamo molto orgogliosi di gestire il Pedrocchi e di portare avanti una tradizione che tutti i giorni sentiamo essere importante per Padova e per i padovani. Non sempre però è facile custodire questa grande eredità: la Sala Verde, dove si può sostare senza obbligo di consumazione, è infatti molte volte al centro di varie discussioni. Chi viene a prendere il caffè al banco e sceglie di portarselo al tavolo con il vassoio, spesso fatica a trovare posto e si lamenta perché ci sono persone sedute da ore che leggono il giornale senza aver preso nulla. Ecco, in questi casi diventa importante spiegare il perché in quella Sala ci sia un’attenzione particolare verso gli studenti che possono accedervi liberamente e, molte volte gli viene offerto anche il caffè: proprio Antonio Pedrocchi aveva deciso che quella Sala fosse aperta a tutti, continuare a tenerla aperta oggi è l’unico modo possibile per gestire il Caffè nel rispetto del luogo e della tradizione

Il Pedrocchi di oggi offre un servizio di pasticceria e caffetteria e un ristorante aperto sia a pranzo che a cena. Nelle Sale storiche e al Piano Nobile organizziamo numerosi eventi: compleanni, lauree, feste aziendali e siccome siamo anche Casa Comunale anche i matrimoni civili. Abbiamo un rapporto bellissimo con il Bo e grazie alla nostra vicinanza manteniamo un continuo scambio, non solo per le lauree ma anche per conferenze, convegni e meeting. Sabato abbiamo celebrato l’unione civile di due ragazzi, è una cosa a cui teniamo particolarmente. Per noi è importante mettere sempre in pratica questo ideale d’apertura su più livelli non solo all’esterno ma anche all’interno dell’organizzazione che vede uno staff ricco di diversità e composto di persone italiane e provenienti da altri Paesi e culture. Vogliamo che il Caffè continui a essere un punto di ritrovo e scambio, come lo aveva pensato Antonio Pedrocchi, quindi deve essere aperto il più possibile ad accogliere ogni persona che voglia frequentarlo, senza discriminazione o pregiudizio

Vera: “Per i 190 anni abbiamo chiesto a Caffè Moreno, torrefazione storica di Napoli, di creare una miscela solo nostra in modo da offrire al pubblico un caffè napoletano 100% arabica. Anche il famoso caffè Pedrocchiun caffè in tazza grande con una crema alla menta e una spolverata di cacao – è fatto con questa miscela originale. Un’altra icona del nostro Caffè è la Torta Pedrocchi, realizzata dalla pasticceria Racca: una mousse con cioccolato fondente, crema alla menta e crema al caffè e una base di farina di riso al posto di quella di grano che la rende perfetta anche per le persone celiache. Altro dolce da provare almeno una volta è il nostro Zabaione Stendhal, che prende il nome dallo scrittore che era un grande appassionato di questo dessert, prodotto interamente da noi

La vita al Pedrocchi è molto movimentata, oltre agli eventi privati che pianifichiamo su richiesta dalle lauree, ai matrimoni e compleanni, ci sono quelli che organizziamo noi una volta al mese aperti al pubblico su prenotazione. Quelli più importanti e impegnativi sono sicuramente quelli di apertura e chiusura della stagione estiva che facciamo verso giugno e settembre nel plateatico esterno, una scelta che vuole coinvolgere tutta la città nella festa, non solo per chi ha prenotato la cena”

La festa dei 190 anni, celebrata 3 anni fa, è stata proprio l’apice di questa parte di vita al Caffè, uno degli eventi più belli che abbiamo realizzato, peraltro in un momento difficile come quello post-pandemico. Siamo riusciti ad organizzare tutto all’esterno garantendo il distanziamento ed è andato benissimo perché si percepiva il valore affettivo, il tributo della gestione al Caffè e dei padovani e delle padovane a una della loro icone. Da pochi giorni abbiamo chiuso la programmazione del 2024, cerchiamo sempre di dare vita al Pedrocchi alternando eventi più grandi con quelli più contenuti, raggiungendo target diversi e valorizzando la cultura e l’arte del territorio. Ogni mese organizziamo ad esempio concerti Jazz in collaborazione con la signora Casiraghi, fondatrice del Padova Jazz Festival

Una cosa a cui teniamo tantissimo è il Natale, da noi è molto sentito e infatti il Caffè è pienissimo in quei giorni. La cosa bella è che riusciamo a unire più cose: lo scorso anno per esempio abbiamo ospitato la Confraternita dee Bae, un’associazione di Nove, che vende delle palline di Natale in ceramica e devolve il ricavato in beneficenza ad associazioni diverse. Proprio in questi giorni faremo la conferenza stampa per annunciare il ricavato dell’ultima edizione devoluto all’Associazione Pulcino

Manolo: “Una delle cose che ho capito nel tempo gestendo il Pedrocchi è che per mantenere la sua verve il Caffè ha bisogno di eventi importanti, e gli eventi importanti sono fatti da persone che li pensano e organizzano. Queste cose si possono fare solamente quando hai delle strutture che te lo permettono, quello che guadagniamo dagli eventi è una quota irrisoria, non copre mai le spese, per questo coinvolgiamo sempre degli Sponsor. É anche grazie al loro contributo se possiamo mantenere il Caffè intellettualmente vivo e ricco di proposte. Naturalmente, l’unico modo per cui un Caffè come questo può continuare ad esistere è avere alle spalle una grande società con una visione manageriale definita ed efficiente. È ovvio che da un lato bisogna lavorare salvaguardando la storicità del caffè, ma dall’altro c’è la necessità di gestirlo stando al passo con i tempi

CREDITS FOTO 4, 5, 6, 7, 8 e 9: Jasmine Imbrioscia Wagner

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