Chinea Art Cabinet
(Giorgio Chinea Canale)

Elogio alla leggerezza, alla capacità di rimanere tanto sulla superficie delle cose, tanto di addentrarsi nelle loro profondità. L’arte celebra il delicato respiro vitale che anima le cose del mondo, veicola il sentimento umano di apertura a tutte le infinite esperienze che costellano le nostre vite. Giorgio Chinea – curatore e collezionista d’arte – ci ha guidati tra le sue esperienze professionali che l’hanno condotto ad essere uno tra i galleristi più stimati di Padova.

Giorgio Chinea - Padova Stories

“Per prima cosa, desidero ringraziare la mia famiglia: sono loro che mi hanno spinto ad indagare a fondo le mie passioni, consentendomi di portarle fino in fondo. La mia passione, fino dalla tenera età, è sempre stata la bellezza. Sono un edonista, un amante del gusto

“All’inizio, sulla scia degli insegnamenti ricevuti da mia mamma e dalla nonna materna, mi sono appassionato alla cinematografia – quello che è stato il mio primo grande amore. Da quel momento, crescendo, ho deciso di studiare Arti della Musica e dello Spettacolo al DAMS, indirizzo che è sempre stato un po’ massacrato dalla critica. In ogni caso, è stata l’università perfetta per me. Quelli sono stati in assoluto gli anni migliori della mia vita”

L’arte ha animato il mio cuore a tutto tondo, completamente, senza riserve. In quegli anni, però ho avuto una rivelazione: mi sono reso conto di quanto tutto fosse internamente connesso al mio ambito preferito, la performance. Un tema che poi ho sviluppato anche in fase di tesi

“Il mio primo step lavorativo, dopo l’università, è stata la curatela. Io nasco, nel mondo del lavoro, come curatore. A ventisei anni ho iniziato ad approfondire sempre di più le pratiche curatoriali, tramite lavori indipendenti interamente curati da me. Non posso dire che non ci siano state delle difficoltà: la figura del curatore è qualcosa di molto europeo, molto internazionale”

“In America? I curatori sono le vere star dei musei! In Italia, come vediamo, non è assolutamente così. La causa, secondo me, risiede nel fatto che l’Italia è il paese del patrimonio artistico – tutta l’arte parla da sé”

“A Milano, negli anni del master al NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, ho chiarito quale volevo che fosse il mio ruolo lavorativo – fare il curatore. Lo dico sempre: Padova mi ha dato il sapere, Milano la direzione. Mi sono velocemente reso conto di quanto – nonostante le opinioni siano sempre divise – il mestiere dell’arte sia veramente un mestiere

Facendo il curatore era difficile guadagnare quindi, ancora molto giovane, ho deciso di aprire un mio spazio. Da curatore a gallerista: il cerchio si è chiuso alla perfezione. Come curatore lavoravo per i musei e, tanto è grande la fama del museo, tanto gode di quella fama anche il curatore. Funziona così! Il gallerista, però, ha un suo spazio, è diverso. La stampa mi dipinge così: un ibrido artistico”

Giorgio Chinea - Padova Stories

“Nel 2017 ho aperto la galleria, ispirata al Cabinet delle meraviglie nobiliare, dove non puoi entrare ma puoi solo vedere la mostra allestita dalla vetrina. Poi, sintonizzandomi nuovamente con il cuore pulsante della città – il caffé Pedrocchi – e giocando sempre con il concetto di Art Cabinet – nel 2019 ho coronato un altro sogno: esporre nello spazio dell’ex attività più piccola d’Europa, il negozio di cravatte in Vicolo Pedrocchi”

Nel 2021, dopo aver dichiarato di essere un artista concettuale e dopo un periodo non felice, sono riuscito a chiudere un altro cerchio. Il curatore, come il filosofo, come il poeta, come l’intellettuale…è un artista. L’arte concettuale, storicamente, è l’idea che supera il manufatto. Tutto il mio percorso ha portato a questa dichiarazione: è quello che espongo che fa di me un artista, sono le mie scelte che determinano la mia identità artistica”

“Nonostante questo, la mia prima vera opera è stato un panino: il panino d’artista! Ho firmato dodici panini d’artista alla Zita per un anno – uno al mese. Era un gioco sulla scia dell’arte contemporanea. Mi riconosco molto nell’artista, rivedo perfettamente la mia identità in questa figura”

La mia galleria è il mio orgoglio, lì posso operare le mie scelte, usare la mia linea, trovare gli artisti. Nel mio piccolo posso fare ed erogare cultura”

“Il mio futuro lo vedo a Cortina, una meravigliosa roccaforte a livello culturale, un gioiello italiano di cui tutti dovremmo andare fieri. Io, a trentacinque anni, sono reduce da una mostra importantissima – curata da me – su una dinastica di pittori veneti – i Bortoluzzi

“Una cosa importantissima: tornerò a Cortina due volte, nel 2024 e nel 2025. Ho dei progetti, ne svelo solo uno in anteprima: curerò una mostra sul neo-pop internazionale al Museo Rimoldi nell’inverno del 2024

“Padova la amo, ma a volte ho fatto fatica. Proprio per questo a breve presenterò una lettera artistica – un j’accuse – dove chiedo a Padova ed ai padovani di muoversi, di reagire. Il contemporaneo e i suoi protagonisti meritano aria: tra Covid, post-Covid e guerra… stiamo affogando. Vedo fin troppa cattiveria post Covid, un abbruttimento generale. Dobbiamo tornare al bello, rievocare una certa leggerezza necessaria alla comprensione e all’ammirazione del bello

“A Padova è comunque andato tutto bene: io sono una persona buona, cerco sempre una strada tranquilla. Cerco di non strafare mai, cerco di fare le cose con la testa, con gusto e con cuore

“Nella mia carriera ho curato ed esposto Giovanna Ricotta, nel 2019, con la mostra “Sorprendimi” che ha segnato il suo ritorno sulle scene. Gabriel Ortega che è uno dei diamanti della mia scuderia, un artista colombinao sopraffino che gioca con 1010, lo rimette in scena in più mondi, mischia diversi stili: è sicuramente neo-pop

“L’ultimo lavoro è con Ale Puro, con lui ho curato il mio primo muro di street-art per la città di Padova, insieme al Comune: si chiama “Pastelli Ribelli” ed è dedicato alle scuole elementari del quartiere di Santa Rita”

“Tutti i miei artisti li porto nel cuore, è il mio lavoro. Quando scelgo un artista mi chiedo: “Alla mia mamma piacerebbe?” e, subito dopo “io stesso lo comprerei, per casa mia?”. Un buon gallerista, in primis, deve essere prima di tutto un collezionista

“Io sono un dandy, la mia vita è molto dandy: è uno stile di vita, un estro. Il dandy ama l’oggetto e l’opera d’arte collezionata: si tratta sempre di continui giochi d’incastro e questo è un incastro perfetto. Per me, ad esempio, gli NFT (Non-fungible token) sono una nuova branca dell’arte contemporanea, sono esplosi in epoca Covid e rimarranno una nicchia. Come dandy io non posso toccarli, non riesco ad avvicinarmici, non sono oggetti”

“Io mio sogno rimane il poter vivere di arte: fare di questo il mio mestiere. Vedo un futuro come critico d’arte. Mi sento fortunato perché ho raggiunto buonissimi traguardi, la stampa mi vuole bene. Sento di essere stato baciato dall’arte… Io, però, l’ho limonata”

Giorgio Chinea - Padova Stories

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