Consorzio Vini Colli Euganei (Giorgio Salvan)

Per il vignaiolo, il consorzio è l’anima del territorio. Tra vigne secolari e tradizioni tramandate, la tutela della denominazione diventa un atto d’amore. Giorgio Salvan, vignaiolo da sessant’anni, ci racconta cosa significa essere vicepresidente del consorzio dei vini dei colli euganei a cavallo tra passato, presente e futuro.

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“Sono Giorgio Salvan, vignaiolo di lungo sorso, vicepresidente del Consorzio Vini dei Colli Euganei. Il Consorzio per la tutela della DOC Colli Euganei è nato in seguito ad una normativa nazionale che ha creato i presupposti per la nascita di tale struttura”
 
“Un consorzio è un accordo tra diversi soggetti finalizzato a raggiungere un obiettivo comune. Nel nostro caso i viticoltori si sono uniti per fissare le regole e valorizzare la denominazione dei Vini Colli Euganei”

“I consorzi nascono con la definizione del disciplinare e l’ottenimento delle DOC. Il disciplinare illustra le caratteristiche del  contesto fisico, ambientale, storico e umano dei luoghi in cui nasce un prodotto, le regole produttive, le caratteristiche chimico-fisiche, organolettiche che lo rendono irripetibile in altri contesti. A livello UE parliamo di DOP, ma per il vino si può ancora usare la sigla DOC

Accanto alle DOC, ci sono le IGP, che hanno una tutela e una definizione un po’ più blanda perché mentre nelle DOP tutti i passaggi devono avvenire all’interno della zona delimitata, nelle IGP qualche passaggio può essere anche esterno. Le prime denominazioni nella nostra zona riguardavano il Trevigiano con il Prosecco. Noi siamo nati nello stesso periodo e di quel periodo sono anche i primi tentativi di creare una strada del vino, che però, non erano ancora strutturata, si è un po’ persa”

“I consorzi hanno il compito di definire gli standard qualitativi e favorire l’evoluzione dei prodotti riconosciuti. Alcuni consorzi si concentrano su un solo prodotto, mentre altri includono molte varianti sotto una comune denominazione. Una DOC deve avere un comitato proponente, essere riconosciuto come DOC, e dotarsi di organismi di controllo”

Lo scopo principale è la tutela della denominazione, garantendo che i prodotti rispondano alle regole stabilite. Il consorzio tutela i produttori, ma soprattutto fornisce garanzia ai consumatori che il prodotto sia realizzato secondo le norme. Un tempo si definivano a livello nazionale, oggi vengono codificate anche a livello europeo”
 
“Un altro scopo dei consorzi è proteggere la DOC a beneficio dei consumatori. Negli anni ’70, la Camera di Commercio di Padova, insieme alle organizzazioni di categoria e molti viticoltori, ha visto in questo una possibilità di crescita. All’inizio, le tipologie erano solo tre: bianco, rosso e moscato. Successivamente, sotto la spinta del mercato tedesco che preferiva l’indicazione di vitigno, si è cominciato a parlare di Merlot e Cabernet, aggiungendo diverse tipologie. Attualmente siamo a trentacinque”
 
Tra i vitigni più importanti della zona ci sono Merlot, la famiglia dei Cabernet, Pinot, Chardonnay e Serprino, un frizzante a bassa pressione molto richiesto, Pinella , Garganega. È importante anche il Moscato, con il Moscato Fior d’Arancio (Moscato Giallo che ha una concentrazione aromatica superiore al Moscato Bianco). Si sta anche sperimentando un Moscato secco, per soddisfare i gusti dei consumatori amanti dei vini aromatici”
 
Il Consorzio è stato fondato nel 1972, ma il riconoscimento delle denominazioni di origine è avvenuto prima, con passaggi fondamentali come il riconoscimento della DOC e la costituzione del consorzio per tutelarla. Oggi il consorzio, avendo una certa rappresentatività, può chiedere un contributo a chi utilizza la DOC, finanziato da produttori, vinificatori e imbottigliatori
 
“L’Associazione esiste per la tutela della denominazione. Se crediamo che un nome sia da tutelare, il lavoro consortile è lo strumento giusto. Uno dei problemi è la partecipazione alla vita consortile: chi non partecipa non può lamentarsi”
 
Il consorzio definisce le caratteristiche che un vino deve avere, come il grado alcolico minimo, il colore, la quantità di uva per ettaro e altri standard. Il controllo viene affidato a un organismo riconosciuto dalla regione e dal ministero, che verifica tutto, dalla presenza delle viti alla quantità di uva e al prodotto finale. Il consorzio può richiedere che ogni bottiglia di vino DOC sia identificata con una fascetta, per garantire la legittimità del prodotto. Noi abbiamo nella sede del Consorzio anche un laboratorio

“Il mestiere del vignaiolo oggi è cambiato. In passato, il vignaiolo aveva delle viti e produceva il suo vino per autoconsumo. Oggi, con la specializzazione del lavoro, è necessario confrontarsi con il mercato. I ristoranti e le guide hanno giocato un ruolo importante nello sviluppo del settore

Attualmente ci sono due filoni: il vino di grande produzione, che richiede una struttura “industriale”, e le piccole produzioni, spesso familiari, che vendono esperienze e sogni, oltre che vino. Le piccole aziende per sopravvivere devono avere una grande passione e professionalità e garantire un rapporto personale con il consumatore”
 
“Le nuove generazioni devono affrontare sfide diverse: se da un lato c’è il vino prodotto industrialmente, dall’altro le piccole aziende devono valorizzare l’esperienza umana e culturale del vino. Anche il marketing e i social media sono importanti, ma non bisogna fare l’errore di diventare tutti influencer. I sommelier hanno un ruolo fondamentale, ma devono saper comunicare con il pubblico e offrire risposte appropriate in particolare ai “Bevitori Curiosi” perché diventino “Saggi Bevitori”

“Il mondo del vino è complesso e richiede una combinazione di passione, competenza tecnica e capacità di comunicare e proporre un’esperienza unica

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