Ettore Greco

È sufficiente mettere piede dentro al suo atelier per percepire quanto forte sia la passione che Ettore Greco nutre per l’arte, in tutte le sue forme. Musica e disegno sono le attività che pratica quotidianamente, ma soprattutto la scultura, che negli anni è diventata il suo lavoro e che gli ha permesso di realizzare i sogni che rincorreva fin da ragazzino, come esporre alla Biennale di Venezia nel 2011.

ettore-greco

Io sono Ettore Greco e sono uno scultore. Ho sempre saputo disegnare, a casa mia si respirava una certa atmosfera artistica e fin da piccolo ho iniziato a dimostrare una certa abilità, soprattutto con l’argilla, nei ritratti e nelle sculture di corpi. Avrei voluto fare il geometra nella vita, ma i miei genitori hanno notato il mio talento artistico e alla fine hanno avuto la meglio, obbligandomi a frequentare il liceo artistico. Devo dire che col senno di poi è stata una fortuna, i professori del liceo artistico dell’epoca erano veramente fantastici ed erano spesso artisti, quindi riuscivano a capire perfettamente la mentalità di un ragazzino che non era ancora riuscito a trovare la sua strada perché magari un po’ diverso dagli altri”

Finita la scuola ho iniziato a lavorare nell’atelier di Andrea Pardini, un professore del liceo che aveva notato la mia predisposizione per la scultura. Ho lavorato con lui un paio d’anni, durante i quali l’ho aiutato a realizzare opere per altri artisti, ero il classico “bocia di bottega”. Contemporaneamente, ho fatto l’esame per entrare in Accademia e l’ho superato

“A metà del percorso avrei voluto lasciare, avevo trovato lavoro come rappresentante che mi piaceva e non andavo d’accordo con uno dei professori. Io seguivo un indirizzo figurativo, le mie sculture si ispiravano a Michelangelo e avevano al centro la figura umana, il ritratto, mentre l’Accademia di Belle Arti di Venezia negli anni ‘90 aveva un indirizzo molto più concettuale e astratto. A metà del secondo anno corse voce che il professore volesse togliermi dal corso, all’epoca la bocciatura era molto più frequente, quindi io feci una cosa che normalmente non era permessa. Mi presentai nel suo studio senza appuntamento per affrontarlo e probabilmente lui apprezzò il coraggio e la mia determinazione, quindi terminai l’Accademia, anche se con il minimo dei voti”

Terminata l’accademia, ho iniziato a lavorare come restauratore in una ditta che si occupava di restauri di pietra. Nella mia testa pensavo che la scultura sarebbe rimasta una cosa collaterale a un lavoro normale, fantasticando sul fatto che un giorno quando fossi morto qualcuno avrebbe trovato dei tesori nel mio atelier. Tutto è cambiato quando, dopo aver passato un’intera giornata a scaricare sacchi di guano puzzolentissimo, facendo una chiacchierata con un’amica lei mi ha detto delle cose che mi hanno fatto risvegliare dal torpore. Ho capito che ero inadatto a un lavoro in regola, con orari prestabiliti, quindi ho deciso di mollare

Quando ho lasciato il lavoro, sono stato invitato adun concorso di scultura sul legno dove mi sono presentato con un bozzetto in argilla da scolpire poi sul legno, ma senza gli attrezzi giusti. La mia buona stella volle che uno scultore, mosso a pietà, mi desse una mano. Quella scultura è stata poi comprata da un architetto e dopo una settimana di lavoro ne avevo vendute altre tre. In quel momento ho capito che avrei voluto fare lo scultore. Ho cominciato chiamando tutte le fonderie d’arte, aiutando gli altri artisti e poi un po’ alla volta ho cercato la mia strada, che continuava ad essere quella figurativa dei tempi dell’Accademia, iniziando a lavorare con le gallerie”

La visibilità l’ho ottenuta con le opere pubbliche, come quelle al Vittoriale. Trattandosi di un’arte un po’ laterale a quella contemporanea, che invece conta nei grandi circuiti di cui io non faccio parte, per uno scultore figurativo è importante avere delle opere pubbliche in giro per il mondo, che oltre alla visibilità danno un senso di eternità allo scultore. E poi la carriera di uno scultore si fa giorno per giorno, con i contatti che si acquisiscono grazie ai vari lavori”

La Biennale di Venezia nel 2011 per me è stata la realizzazione di un sogno. Per chi fa questo lavoro, parlare di Biennale è come per un atleta parlare delle Olimpiadi. Per me è stato un momento molto bello e felice, che ho voluto godermi senza lasciarmi corrompere dalle polemiche che si formano sempre durante una Biennale”

Un altro momento molto importante nella mia carriera è stato quando per la prima volta una galleria storica di Venezia mi ha dato fiducia. Si trattava del Bac Art Studio, che all’epoca vendeva benissimo e seguiva molte fiere internazionali e mostre. Ho lavorato poi anche con la Galleria Nino Sindoni di Asiago, grazie alla quale sono stato a New York e ho organizzato una mostra gigantesca al Museo delle Carceri. Quelli sono i momenti in cui ti accorgi che puoi vivere con quello che fai e io una volta che ho preso la decisione di fare lo scultore non ho mai più voluto accettare nessun altro lavoro, a costo di fare anche opere per altri artisti”

Nel 2013 sono stato contattato dall’Accademia di Foggia per insegnare lì, quindi ho partecipato al concorso, ho vinto e sono diventato insegnante. Da Foggia fortunatamente sono riuscito a passare all’Accademia di Venezia, che rappresentava un altro dei miei sogni”

Ora che sono docente all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, mi rendo conto di come sia cambiato l’insegnamento rispetto a quando la frequentavo come studente. Una volta il professore era una figura istituzionale alta, non era quasi mai presente e non calcolava molto gli alunni. I docenti erano professionisti prestati al mondo dell’Accademia, avevano i loro atelier ma insegnavano col contagocce. Ora il rapporto è cambiato, c’è molto più scambio tra gli alunni e gli insegnanti, che essendo artisti sono in grado di dare molti consigli su quello che è il mondo reale e addirittura coinvolgono gli studenti nei propri lavori. L’Accademia in un certo modo protegge, ma secondo me un docente adesso ha il dovere di indicare ai ragazzi e alle ragazze che quello che succede lì dentro è un po’ una bolla, le difficoltà arrivano quando si esce”

“Io non mi intendo tanto di nuove tecnologie, però ne esistono diverse legate alla scultura. Gli scultori sono sempre stati persone che hanno dovuto superare difficoltà e limiti tecnici con l’ingegno. Michelangelo ad esempio già all’epoca conosceva la tecnologia e aveva messo a punto dei sistemi per ingrandire le sculture. Le nuove tecnologie, come la stampante 3D, oggi mettono in mano agli artisti dei mezzi incredibili che permettono di realizzare opere precisissime e leggerissime, anche di grandi dimensioni. Da un certo punto di vista questo fa perdere un po’ la magia e la poesia dell’opera d’arte, però riflettendoci può anche dare nuove visioni e prospettive che non si sarebbe mai pensato di poter raggiungere”

A me l’arte piace in tutte le sue forme. Sono sempre stato portato per la musica, ho imparato a suonare la chitarra da solo a sei anni. La mia vera passione era cantare, ma siccome Elvis c’era già stato ho messo subito quel sogno a tacere. Il disegno poi è una cosa che corre parallela alla scultura, io non disegno mai in funzione di quello che devo scolpire, disegno quello che vedo. I corpi che vedete nelle mie sculture sono corpi che invento, non ho mai un modello o una modella davanti. La scultura è un’espressione della mia interiorità, mi serve a tirare fuori qualcosa che ho dentro. Quando disegno, invece, disegno quello che vedo e che mi piace, infatti ritraggo molti nudi femminili. Il disegno non implica molta fatica, rappresenta un momento di svago rispetto alla scultura che invece mi ha sempre creato problemi esistenziali. La scultura, trattandosi di un oggetto tridimensionale, va fuori dal controllo perché a prescindere dala posizione verrà sempre vista in un modo diverso”

Il fatto di non poter avere il controllo sull’oggetto che producevo mi ha sempre creato dei grossi problemi, tant’è che ho passato almeno quattro o cinque anni a distruggere le sculture che facevo perché non le accettavo. Era una forma d’odio verso me stesso, frutto della mia generazione. Ora che sono in pace accetto volentieri le mie sculture, quasi mi piacciono, ma per molto tempo ho fatto fatica a mostrarle e questo mi ha rallentato molto all’inizio della carriera. C’è un aneddoto simpatico legato a questo: una volta incontrai Mario De Micheli, uno dei più grandi critici della scultura internazionale del momento, per il quale avevo preparato una cartella dei miei ritratti. Non avevo inserito le figure perché ero insicuro, non ero convinto di essere ancora bravo. La foto di una figura deve essere finita nella cartella per sbaglio e quando lui l’ha vista l’ha apprezzata molto, mi ha fatto capire che era ora che iniziassi a crederci un po’ di più

Il mio sogno per il futuro continua ad essere quello di fare belle sculture. Quelle che ho fatto finora non mi dispiacciono però penso che il mio genio potrà scaturire ancora cose interessanti”

ettore-greco

Condividi