Filippo Scianna

Il profumo dell’incenso, il dolce suono di una campana tibetana. Alcuni monaci silenziosi entrano in un tempio sperduto tra le montagne: indossano una tunica rossa con una fascia gialla e hanno il capo pelato. Il buddhismo ha dei tratti molto ben definiti nell’immaginario comune, eppure Filippo Scianna, presidente dell’Unione Buddhista Italiana, non è come ce lo si aspetta. Laureato in giurisprudenza, ha lavorato come legale prima di proseguire la sua vita dedicandosi al buddhismo e, con questo, alla ricerca dell’equilibrio.

scianna2

“Mi chiamo Filippo Scianna e sono attualmente presidente dell’Unione Buddhista Italiana. La mia è in realtà una formazione giuridica: io ho studiato legge qui a Padova nel Mesozoico ormai, ho cinquantaquattro anni, poi sono diventato avvocato. Ho lavorato dentro le aree legali di multinazionali per più di una decina d’anni. Parallelamente, sono stato direttore del centro buddhista di Padova, dove organizzavo delle attività di volontariato”

“Il salto che ha trasformato questo in un lavoro è avvenuto nel 2012, quando mi è stato chiesto di andare a dirigere quello che è il più importante Centro di studi sul buddhismo di tradizione tibetana in Occidente. Ho dato quindi le dimissioni dal mio lavoro, dove avevo un contratto a tempo indeterminato e un buono stipendio, ho mollato tutto e sono andato giù. Lì sono cominciati sette anni straordinari perché mi hanno permesso di vedere, conoscere ed entrare in contatto con diversissime realtà. Quando sono arrivato il Centro era in difficoltà economiche e organizzative e probabilmente un po’ di competenze giuridiche e un po’ di competenze relazionali, legate alla formazione che stavo facendo parallelamente su soft skills, mindfulness ed emotional intelligence, hanno fatto sì le cose andassero bene e il Centro crescesse. Siccome è il Centro più grande d’Italia, quando ho finito quell’esperienza probabilmente c’è stata una conquista di stima rispetto al movimento buddhista italiano e quindi da qui la nomina a presidente. Oggi sono al secondo mandato, che scadrà nel 2027″

“L’incontro col buddhismo non è stato voluto. Ho cominciato a fare yoga con degli amici in una palestra alla Sacra Famiglia e non ero minimamente interessato né al buddhismo, né alla spiritualità in generale. Ero in un periodo un po’ intenso, per cui mi interessava fare qualcosa che mi calmasse un po’. All’interno di questo centro di yoga il titolare, che frequentava quell’istituto che poi sono andato a dirigere in Toscana, ogni tanto suggeriva qualche libro e invitava dei monaci tibetani. L’insieme di alcune letture e l’avere incontrato alcuni di questi monaci ha sicuramente cambiato la mia vita, nel senso che l’ho trovato estremamente interessante”

“La mia attitudine è sempre stata molto razionale in queste cose, non ho mai abbracciato nulla per fede. Il buddhismo mi tornava da un punto di vista logico, razionalmente mi dava delle risposte ad alcuni grandi interrogativi che credo ognuno di noi si ponga. Da questa “seduzione intellettuale” è nato poi un percorso di ricerca, di studio, di letture, di viaggi. Sono stato tante volte in Oriente, il primo viaggio in India mi ha fatto completamente cambiare prospettiva sulla vita. Ho avuto modo di visitare spesso monasteri, di vedere molte volte il Dalai Lama e di organizzargli due visite in Italia”

Il buddhismo in Italia è la terza confessione per numero di persone sul territorio. La prima chiaramente è il cristianesimo cattolico, poi c’è l’islam e infine il buddhismo. Dal 2012 abbiamo un accordo con lo Stato, legato all’articolo otto della Costituzione, che ci consente tutta una serie di oneri e onori. Tra gli onori c’è anche la gestione dell’8 per mille, che chiaramente porta nelle casse dell’Unione Buddhista Italiana le somme indicate dai contribuenti. Queste somme vengono gestite con grande precisione, attenzione, trasparenza e rigore e il 60 % viene utilizzato per finanziare progetti umanitari”

“Direi che il mio lavoro si distingue in due grandi macroaree. Da un lato c’è il rapporto con le istituzioni, per cui chiaramente il Governo, i membri del Parlamento, le commissioni ministeriali. Dall’altro lato c’è poi il rapporto con le altre confessioni, in particolare la Chiesa cattolica, quindi convegni, incontri, dialoghi interreligiosi. Mi occupo anche di coordinare i rapporti con le organizzazioni con cui collaboriamo come Medici Senza Frontiere, Sea Shepherd e moltissime altre”

“Parallelamente, mi occupo di percorsi di formazione in azienda. La formazione che faccio tocca i temi della mindfulness ma non accenno mai al buddhismo, lo troverei irrispettoso in un contesto laico. Sicuramente dentro di me ci sono delle tecniche alle quali posso attingere, il buddhismo mi ispira, mi fa riflettere su quello che posso andare a dire, ma dopo di che il discorso si ferma. Lavoro molto sulla leadership emozionale, ad esempio. Formare le leadership sulla gestione delle emozioni, sull’apertura, sulla flessibilità, la condivisione, la capacità di delega e di ascolto è fondamentale. Un approccio sbagliato alle emozioni da parte di un leader potrebbe avere ricadute terrificanti sul team e sull’andamento economico dell’azienda”

“Molte organizzazioni in Italia cominciano a riflettere sui temi della meditazione. All’Università di Padova è stato attivato un Master biennale di I livello in Contemplative Studies, che offre una panoramica sulle varie forme contemplative. Si tratta di una formazione accademica, con cinquanta docenti e con pratiche esperienziali dentro i centri UBI, che ha l’obiettivo di formare persone qualificate su queste tematiche. Il rischio altrimenti è che si aprano centri a casaccio o che qualcuno si improvvisi maestro di meditazione e avendo a che fare con corde molto sensibili delle persone, possono esserci pericoli di manipolazione, di plagio, o di creare delle pseudo sette. Una formazione accademica risponde a questa esigenza di professionalità”

Ubiliber è la casa editrice dell’Unione Buddhista Italiana e ha sede a Padova. È una realtà piccola ma sta crescendo, dopo soli due anni è la casa editrice che vende di più rispetto a questi temi. Le diverse collane trattano i testi fondamentali buddhisti, i commentari dei grandi maestri e la storia del buddhismo, ma anche scienza, poesia e narrativa”

“Questi libri sono molto curati, i lettori più attenti possono notare la qualità della carta, dei caratteri, la grafica. Abbiamo la fortuna di poter fare questo lavoro con collaboratori e scelte che sono di alta qualità grazie ad Emanuele Basile, il nostro direttore editoriale, che cura la collana orientalistica di Mondadori. Fin da subito abbiamo voluto adottare un approccio a trecentosessanta gradi, non parlando di buddhismo solo attraverso gli insegnamenti, ma affrontando anche altri temi, considerando tutti gli aspetti della società. L’idea era quella di creare un libro che non mi vergogno a leggere in treno, ma non perché rinneghi il mio credo, semplicemente perché si tratta di una cosa intima”

Filippo-Scianna-con-Dalai-Lama

Condividi