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Gaia Pulliero

Come inquadrare in una sola categoria una persona che sta ancora sperimentando? È questa la difficoltà che abbiamo affrontato dopo aver conosciuto Gaia Pulliero, regista, sceneggiatrice, produttrice e attrice.
Una giovane poliedrica che si lascia guidare dall’ estro artistico e che usa la propria espressività per sensibilizzare il prossimo nei confronti di tematiche sociali rilevanti. Gaia ci ricorda ancora una volta che la vita è una e una soltanto, e che il nostro percorso di scoperta e affermazione inizia proprio dentro di noi.

Gaia Pulliero Padova Stories

“Mi chiamo Gaia Pulliero, ho 22 anni e sono di Padova. Alle superiori ho frequentato il liceo scientifico, tutt’altra cosa rispetto a quello che sto facendo adesso: quando mi è stata data la possibilità di scegliere il percorso universitario, ho deciso di iscrivermi al DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) a Padova. Lo scorso dicembre ho concluso questo percorso di studi e adesso sto seguendo la magistrale in Scienze dello spettacolo e produzione multimediale, che è sempre nell’ambito cinematografico”

“Mi ritengo abbastanza neofita del settore, perché vengo da anni di scuole superiori per nulla inerenti all’industria cinematografica, di conseguenza faccio un po’ fatica a definirmi in quanto regista, attrice o sceneggiatrice. I ruoli sono talmente tanti e diversificati tra loro che spesso, anche quando si va sul set, non si conoscono tutte le mansioni. Per questo motivo cerco sempre di sperimentare. Sicuramente, nell’ultimo periodo, mi sono occupata in maniera più approfondita dell’aspetto registico e di sceneggiatura”

Di mezzo c’è stato anche il Covid, che mi ha spinta a aderire a progetti piccoli e a collaborazioni con gruppi molto stretti di persone. Questo è successo, ad esempio, per i miei due cortometraggi che sono diventati più virali. Ho realizzato il primo, Touch me softly, nel 2020, e l’ho pubblicato nel 2021. È nato da un laboratorio universitario in lockdown, che aveva come tema “le cose che ti piacciono”: è stato molto interessante, perché non avendo troppi paletti ho avuto davvero modo di sperimentare. Il cortometraggio dura un minuto e cinquantasei secondi e tratta della violenza di genere in chiave di “violenza in genere”. Ho cercato di non circoscrivere la violenza soltanto a quella che si può verificare tra uomo e donna all’interno di una relazione, piuttosto ho provato a porre l’attenzione su quanto la violenza possa essere trasversale alle tipologie di relazione che esistono. Partendo da questo corto, che ho girato da sola e per il quale ho anche recitato, montato e cercato le musiche, ho avuto la possibilità di conoscere diversi ambienti e di spostarmi fisicamente per presenziare ai festival”

“Il secondo cortometraggio, “La donna svelata”, trae invece ispirazione dal video virale di Tina, una ragazza iraniana emigrata a Parigi che racconta brevemente quello che stava succedendo nel suo paese dopo il 16 settembre 2022. Quel giorno, infatti, è stata dichiarata la morte di Masha Amini, una ragazza iraniana uccisa dopo essere stata arrestata e torturata tre giorni per una ciocca di capelli che fuoriusciva dall’hijab. Siccome il video di Tina terminava con una richiesta di aiuto, ovvero di essere una voce per coloro che non l’avevano, io e alcuni miei colleghi abbiamo deciso di sfruttare la nostra posizione privilegiata e di realizzare qualcosa che fosse propulsivo e aiutasse a diffondere le informazioni circa quello che stava succedendo in Iran. In dieci giorni abbiamo scritto la sceneggiatura e in quattro ore abbiamo realizzato le riprese nello studio di un amico. Le musiche sono state composte da Francesco Marzola, un ragazzo padovano che ha studiato a Sofia in Bulgaria, dove adesso risiede, mentre Giacomo Favaretto ha fatto da consulente culturale, perché esperto di cultura islamica. Lui, ad esempio, mi ha trasmesso molte informazioni riguardo le musicalità tipiche della cultura iraniana, che poi ho inviato a Francesco, il quale da lì ha composto la colonna sonora”

“Questi due cortometraggi fanno riferimento alla sfera femminile, anche se la rivoluzione iraniana non è solo delle donne, non è una rivoluzione che non vuole l’utilizzo dello hijab o degli altri aspetti degli indumenti: è una rivoluzione che si propone, sia a livello maschile che femminile, con lo scopo di acquisire maggiore libertà di scelta. Loro non stanno protestando per dire “è sbagliato l’uso dello hijab”: come dovrebbe essere auspicabile, ci deve essere la libertà di scelta, non un’imposizione da un lato né dall’altro”

“Io penso che, avendo la possibilità di lavorare in questo settore, la cosa più urgente sia cercare di piegare le proprie competenze a favore di coloro che hanno meno di noi. Sicuramente il focus del mio operato attuale e futuro è quello di cercare di avere un’utilità a livello pratico e sociale. Ciò detto non escludo anche il fatto di poter trattare tematiche più tranquille e di intrattenimento, perché alla fine il mezzo audiovisivo vive anche di questo. È anche giusto diversificare, perché fossilizzarsi su un’unica cosa rischia di far si che tu in un certo senso ripeta sempre gli stessi stilemi, da un punto di vista stilistico e narrativo”

Gaia Pulliero Padova Stories

“Se dovessi usare una parola per descrivermi direi “aspirante creativa”: faccio fatica ad identificarmi in un unico ruolo, perché ne sto provando tanti, e al tempo stesso non ho l’esperienza tale da potermi effettivamente vendere in un ruolo specifico. Sicuramente ciò che mi piacerebbe di più sarebbe curare la regia e quindi potermi definire regista. Sono anche consapevole che mi trovo davanti ad un settore saturo, quindi vedrò dove mi porterà la vita. Sicuramente sento che nella mia quotidianità il fatto di mettermi a creare qualcosa, prima a livello mentale e poi a livello pratico, è ciò che mi da un obiettivo di vita, a breve o a lungo termine”

“Vado al Giffoni Film Festival da quattro anni. Lì le giurie sono suddivise in età e visionano i film nelle varie categorie. Il primo anno ero giurata per la sezione “Generator +18”, dopodiché mi sono spostata in un’altra sezione, “Impact”, nella quale si fanno interviste a ospiti di tantissimi settori diversi: scrittori, attori, giornalisti, fotografi. Quella del 2023 è stata un’edizione stupenda per me, perché non solo ho fatto parte della sezione “Impact”, ma mi hanno anche proposto di presentare il mio cortometraggio “La donna svelata” durante il primo giorno di festival. È stata un’esperienza molto proficua, perché non c’è stata solo la proiezione, ma anche uno scambio di interrogativi che io ponevo ai ragazzi della sezione e viceversa. È stato bello anche scoprire come tanti dei ragazzi avevano già visto il cortometraggio a scuola: mi ha fatto molto piacere, dato che lo scopo del corto era proprio diffondere la tematica di cui stavamo parlando”

“Sono sempre stata una persona indecisa: finita la terza media, infatti, non sapevo se scegliere il liceo scientifico o quello artistico. Alla fine mi sono iscritta al liceo artistico per poi spostarmi quasi subito allo scientifico. Il quarto anno, poi, l’ho svolto all’estero, in Argentina. È stato estremamente importante perché mi ha dato modo di comprendere come un’unica cosa possa essere vista da moltissime prospettive diverse. Ho iniziato anche a interrogarmi più spesso sulla realtà e di quanto essa non sia univoca. La mia esperienza all’estero mi ha dato l’opportunità di capire veramente chi fossi e cosa volessi fare in futuro, oltre ad aiutarmi a curare il mio tempo libero, che non avevo in Italia. Lo stimolo creativo che ho avuto in Argentina non ha paragoni. Inizialmente ho collaborato con un fotografo, con cui sono andata anche in Brasile, per realizzare lo spot di un ostello e poi ho dato via libera al mio estro artistico, dipingendo murales, lavorando con l’argilla, cantando, facendo corsi di ballo… Quando sono tornata in Italia ho realizzato che era arrivato il momento di fare qualcosa per me stessa: ho quindi terminato il liceo scientifico e poi scelto l’università che faceva più per me”

“Io penso che nessuno abbia il diritto di dirci cosa dobbiamo fare e come dobbiamo farlo, e questo vale sia per noi che viviamo qui, sia per le persone che vivono in altre parti del mondo.
È importante che la volontà di proseguire il percorso che desideriamo non sia una volontà unica: c’è bisogno che le persone inizino a solidarizzare di più e ad aiutarsi vicendevolmente. Il mio desiderio per il futuro è quello di riuscire, per quanto mi riguarda, ad andare avanti in questo settore e lavorare a nuovi progetti. So benissimo, però, che da sola non potrò mai farlo: mi auguro quindi di trovare nuovi collaboratori con i quali portare avanti nuovi progetti.
Consiglierei di essere un po’ meno millantatori e non vantarsi per cose anche piccole, proprio perché così si rischia di precludersi nuove conoscenze e nuove esperienze, che invece possono essere mille volte più arricchenti di dire: “Sono bravə”. Allo stesso modo mi sento di consigliare di cercare a tutti di stare più attenti ai contesti socio-politici e culturali che ci circondano. Se partiamo da noi stessi, anche se non sarà facile, potremo migliorare il contesto in cui viviamo e in cui vivono i nostri fratelli e sorelle di altri Paesi. È necessario, però, che tutti, in maniera capillare e internazionale, si impegnino a farlo”

“Parlando dei progetti che ho curato in larga parte, ho scelto queste tematiche perché in esse mi ci rivedo sempre. Se possiedo dei privilegi e li ho acquisiti, non significa che le persone intorno a me ce li abbiano ugualmente. Penso ad esempio alla storia di Masha Amini: lei è morta a 22 anni, oggi io ho la sua età e mi domando perché non sia successo a me. Alla fine è solo una questione di fortuna essere nat3 qui o meno: nel momento in cui ci rendiamo conto di avere dei privilegi che altre persone non hanno, è giusto viversi la propria vita al meglio e allo stesso tempo cercare di utilizzare questi privilegi a favore di coloro che non li possiedono”

Gaia Pulliero Padova Stories

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