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Giovanni Federici (FunkyPorcini)

Giovanni Federici, arcellano doc, è un fotografo che partendo dall’immediatezza dell’immagine ha sviluppato il proprio concetto di direzione creativa. Rimanendo tuttavia sempre ancorato a quella semplicità attraverso la quale continua ad autodefinirsi come uno che “scatta foto e fa video”!
 

Giovanni Federici Padova Stories

“Sono un arcellano doc, nato e cresciuto lì, fino ai 20 anni, poi sono uscito di casa. Non ho mai vissuto all’estero. L’esperienza di stare fuori dall’Italia uno o due anni è una cosa che rimpiango, però ho viaggiato molto. Ho sempre vissuto sempre e solo a Padova. Sono molto legato al modo di vivere che c’è qui. In altre città ammetto ci sono più opportunità. Padova è provinciale, ma dopo che hai imparato ad accettare questa sua sfumatura, ci stai davvero bene, è un bel posto dove vivere. Per adesso voglio stare in questa città, ma magari da vecchio me ne andrò a Fuerteventura, come la maggior parte dei pensionati inglesi (sorride)”

“Il Veneto è una realtà industriale fortissima: nella Riviera del Brenta troviamo calzaturifici e nel bellunese troviamo l’ottica. Ci sono molte realtà imprenditoriali importanti, ma non sono sfruttate al meglio. Esistono ancora quei tipici imprenditori veneti che non sentono l’esigenza di investire sui social, la trovano pura fantascienza”

“Io non sono nato come fotografo, ho gestito un centro Tim alle Brentelle per 8 anni. Per passione ho cominciato a fotografare 7 anni fa, quando avevo quasi 30 anni. Ho iniziato in maniera amatoriale, finché il mio vicino di casa Maurizio iniziò a voler fare il customizzatore di moto, nella tipologia di customer chiamata “cafè racer”: sono moto classiche/storiche riviste esteticamente e meccanicamente in chiave moderna. Così Maurizio diventa uno dei più famosi customizzatori d’Italia e uno dei più famosi customizzatori italiani nel mondo creando il brand Imbarcadero 14 Venice. Ho iniziato a fotografare per lui, per il sito, per i social ed è esattamente da lì che è nato il mio percorso. Le foto con le quali lui è finito su molte riviste mi hanno fatto conoscere, mi hanno dato visibilità e clienti. Ammetto di avere un debito morale nei suoi confronti, ma la cosa bella e più importante è che siamo molto amici, ci vogliamo bene”

“L’occasione che ho colto nella vita è stata la proposta di Maurizio e di lavorare per il suo progetto Imbarcadero 14 Venice. Lui ha creduto in me e così ho potuto realizzare i miei primi video. Giravo il materiale con una fotocamera che non era predisposta alla realizzazione dei video, ma che era stata modificata per farli”

“Ho realizzato un format chiamato SOCKS (una serie girata a casa mia tutta in calzini) iniziata la pandemia, che ho condiviso sul mio canale YouTube. Ho sviluppato questo progetto, trovando una miriade di mini documentari sui grandi fotografi estremamente noiosi, didascalici, accademici e seri. Non c’era nessun video simpatico e veloce capace di spiegare un fotografo. Volevo raccontare la fotografia in maniera divertente e informale, per farla apprezzare anche a chi non rientra in questo mondo. Ho fatto 13 puntate, che sono state piuttosto apprezzate e che ancora adesso vengono visualizzate. A livello di investimento di tempo e per l’impegno che c’era dietro ogni puntata di ricerca del materiale, potevo permettermi di produrre questo format solo in pandemia, ora lpurtroppo non mi è più possibile starci dietro”

“Si dice che specializzarsi nella fotografia sia la cosa migliore, ma non è una cosa che fa per me, durerei davvero pochissimo, mi piace spaziare in quello che faccio”

“Photoshoppare? No. Assolutamente no. Riporto Anna Magnani che disse “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C’ho messo una vita a farmele!”. Nelle foto devi poterti riconoscere anche a distanza di tempo”

“Un mio rimpianto rimane l’Università. Mi mancano due esami per conseguire la laurea in Comunicazione. Mi sto mangiando le mani, è stata assolutamente una opportunità mancata. Tutto quello che ho imparato di quei tre anni, mi è stato assolutamente utile nel mio lavoro, lo utilizzo con i miei clienti, lo uso per fare lezione, dato che svolgo anche dei corsi formativi. Non avere quel pezzo di carta che attesta le mie conoscenze è come se non confermasse tutte le competenze che ho acquisito negli anni. Ho ancora le mie dispense e periodicamente me le vado a rileggere. Di sociologia sto apprezzando di nuovo la materia, per le tematiche attuali che abbiamo è buon modo per capire anche quello che ci circonda. Nel lavoro che faccio sto dando valore a quello che ho studiato”

“La fotografia dei social network è una fotografia usa e getta: è destinata a rimanere, ma per un periodo limitato. Non sono le foto ricordo di mia madre o quelle di quando ero bambino. La grande quantità di foto di cui sono sommersi i social ne fanno perdere il valore intrinseco”

“Una volta la fotografia costava: con la fotografia analogica le foto erano limitate, ogni scatto equivaleva ad una foto in meno. Il valore del gesto e del risultato finale è cambiato nel corso del tempo. I social hanno aumentato la diffusione delle immagini, il valore percepito sembra più alto, ma solamente perché ci sono più persone che interagiscono con l’immagine. Come pro è stata data ampia visibilità alla fotografia artistica (di fotografi conosciuti e non), ma come contro c’è davvero tanto materiale brutto sulle varie piattaforme. Questo perché non esiste una educazione visiva, non viene affrontata a scuola. L’educazione artistica è importantissima, soprattutto oggi che viviamo in un mondo di immagini. Senza immagine i brand non comunicano, senza immagine le aziende non vanno da nessuna parte, chi vuole fare personal branding ha bisogno di avere un’immagine di sé adeguata. Non bisogna sottovalutare l’importanza di queste cose, bisogna crescere più consapevoli di cosa sia effettivamente bello o meno”

Giovanni Federici Padova Stories

“Instagram sta omologando la visione delle cose e sta distruggendo l’originalità, che ormai è diventata rara. L’originalità è sempre meno presente su Instagram e crea stupore solo a chi è in grado di capirla, ma il più delle volte non viene percepita, perché non è uniformata allo standard visivo ormai in voga”

“Trovare qualcuno che faccia qualcosa di diverso è davvero difficile, sono tutti molti simili, sia nella fotografia che anche in altri settori”

“A chi vorrebbe fare del fotografo il suo mestiere consiglio, soprattutto in fase iniziale, di costruire il proprio stile, piuttosto che emulare quello di un altro. C’è una saturazione nel mondo della fotografia di cose già viste, vari brand hanno prodotto campagne molto simili, una volta mescolate le loro foto è davvero difficile capire a chi appartengano”

“Quando ci viene proposta una estetica mai vista, alla quale non siamo abituati, magari tramite dei modelli diversi dagli standard canonici, di primo acchito ti viene da storcere il naso. In realtà poi si crea un meccanismo per il quale riusciamo ad immedesimarci di più nella foto, nei modelli, trovando una connessione con l’immagine che ci viene proposta. Brand come Gucci lo hanno capito. Le modelle di Victoria Secret’s invece sono davvero troppo distanti, inarrivabili”

“L’evoluzione di quello che vorrei fare nella vita è spostarmi verso la direzione creativa, mi piacerebbe coordinare un team di persone e portare avanti una visione più complessa: dal definire il mood di un progetto, alla sezione grafica, video e fotografica. Quest’anno vorrei riuscire a portare avanti questo progetto”

“Fra 20 anni vorrei avere la famiglia del Mulino Bianco in chiave un po’ hippie. Una famiglia non perfetta, colorata, dove regna il casino e la confusione. La immagino un po’ come casa mia: piena di oggetti e di cose che succedono. Non è la famiglia che si alza alle sette del mattino e rientra alle sette di sera. Mi piacerebbe una famiglia molto scomposta”

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