Impronte
(Storie artigiane)

Il collettivo di artigiani IMPRONTE fa parte dell’Associazione Arti Itineranti ed è composto da artisti che hanno deciso di riunirsi sotto lo stesso tetto nel centro di Padova. Creando e condividendo creatività, si cimentano nella produzione di pezzi unici artistici. Ogni opera, lavorata a mano e realizzata con cura e passione, è il frutto di un grande amore per l’arte. Opere concrete che testimoniano una visione individuale e collettiva, una scelta consapevole di materiali e progetti che sfociano in un atteggiamento di consumo attento.

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STUDIO KOMÒDO

“Sono Valeria Greggio, la mente dietro a “Studio Komòdo”. Il nome ‘Studio Komòdo’ porta con sé un dualismo: da un lato il varano – un animale piuttosto ostile – dall’altro un nome dal suono pulito e dolce che rispecchia il mio carattere e i lati nascosti della mia personalità. Allo stesso modo, il nome del brand è la prima cosa che il pubblico conosce, ma nasconde dietro sé una lunga storia che le persone non sanno”

“Terminati gli studi artistici ho seguito un corso di sartoria per poter rimettere a modello i vestiti vintage, la mia grande passione. Da qui ho appreso le nozioni di sartoria. Quando mi sono trasferita nel laboratorio dell’Arcella – condiviso con Stefania (Cicli e ricicli) e Alessia (Agata e il Piccione) –  il confronto, la condivisione e la collaborazione con loro è stata fondamentale per imparare nuove nozioni. I materiali che utilizzo per le mie creazioni sono a “Regione Zero”, provengono da tutto il Veneto. Non acquistando tessuti nuovi ma solo di fine produzione, i metraggi sono limitati e, di conseguenza, a produzione è limitata a pochi pezzi”

Il mio desiderio è di creare un prodotto unisex: lo stile deve piacere al cliente che deve sentirsi libero di indossarlo come vuole. Sono molto affascinata dalle linee giapponesi e dallo stile oversize e vorrei poterli coniugare con la caratteristica dei miei abiti: quella di essere taglie uniche. Confezionando gli abiti crei dei volumi, è come modellare una materia creando strutture. Negli abiti oversize questo potrebbe risultare difficile, ma trovo interessante studiare il modo di aggiungere i dettagli che donano questa struttura. La ricerca porta quindi a dare movimento alle linee dei vestiti, donando loro particolarità”

“Il momento della progettazione dei capi può durare anche anni, il modello subisce molte modifiche per raggiungere una forma il più precisa possibile; non trattandosi di abiti su misura lo studio risulta ancora più complesso, per poter permettere una maggiore versatilità”

“Nell’ambiente condiviso del negozio ogni persona dà il suo contributo. Ogni feedback è fondamentale e porta un suo proprio punto di vista. Anche nell’approccio con il cliente è utile avere varie personalità che sappiano rapportarsi in modo diverso”

Il valore aggiunto di una cosa fatta a mano è la possibilità di avere un rapporto con l’artigiano che l’ha creata: le mani del creativo hanno lasciato un segno visibile sul prodotto che il cliente acquista. Talvolta c’è la possibilità di chiedere prodotti su commissione o fare delle modifiche al proprio prodotto, a differenza dei prodotti industriali che si trovano in commercio già pronti” 

“Lasciare alle clienti la possibilità di scegliere alcuni dettagli del prodotto o di modificarne alcuni è qualcosa di nuovo rispetto agli acquisti che avvengono in un qualsiasi negozio di produzione industriale. Da parte mia c’è un grande investimento di scelte personali: il prodotto che il cliente sceglie porta con sé una parte della mia personalità, della mia passione e del mio impegno. Si crea in questo modo un legame fra l’artigiano e l’acquirente

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CICLI E RICICLI

“Mi chiamo Stefania, il mio brand è Cicli e ricicli – Stefania”.
Mi occupo della realizzazione di borse e accessori utilizzando materiali di riciclo, in particolare camere d’aria, pelle riciclata e tessuto riciclato o acquistato”

“La mia attività è nata per caso, io all’epoca mi occupavo di progettazione di edilizia, mentre il mio compagno è meccanico di biciclette. Un giorno lui è tornato a casa parlandomi di una persona che realizzava bretelle utilizzando le camere d’aria, io ho trovato l’idea molto interessante ma l’ho accantonata. Mi è poi capitato di avere alcuni problemi a livello lavorativo, ho quindi ripreso in mano l’idea del riuso e l’ho fatta mia, dando il via alla mia attività che ora conta 15 anni di storia”

Le persone inizialmente erano restie all’acquisto di prodotti creati con materiale di riciclo o di scarto, con gli anni la mentalità è cambiata e la pratica si è normalizzata rendendo i clienti più desiderosi di acquistare prodotti di questo tipo

L’idea dello store in comune con altre attività mi ha dato molte opportunità, siamo riusciti a trovare un buon equilibrio fra di noi e abbiamo potuto notare che i clienti apprezzano la location e i prodotti, creando un passa parola virtuoso che sta permettendo allo store di crescere sempre più.
Nell’ultimo periodo è capitato che i clienti si presentassero con delle commissioni, richiedendomi la realizzazione di prodotti su misura secondo i loro gusti. Partendo da queste creazioni talvolta prendo spunto per delle nuove realizzazioni, in generale tendo a dare vita a formati classici di borse e accessori, per permetterne il più possibile un uso facile. Altre volte prendo spunto dagli altri per rivisitare modelli e creare oggetti più particolari, nati dalla mia creatività e che quindi si distaccano dal gusto classico.
Il mio laboratorio è in condivisione con Alessia e Valeria, ognuna ha la propria stanza quindi possiamo produrre le nostre cose ma avere anche un luogo di confronto, che aiuta sempre nella crescita, è un confronto fondamentale. Produciamo cose molto diverse ma ci scambiamo molti consigli, sono le prime a vedere le mie creazioni e aiutarmi a migliorare”

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LUCE DI SETA & LA BISACCIA

“Mi chiamo Alessia Tromboni, ho creato la mia attività “Luce di seta“, a cui lavoro insieme a mio marito Enrico Tonin che a sua volta ha una sua attività: “La Bisaccia.
Progetto e realizzo abiti in pura seta shantung, ovvero seta grezza”

Ho trovato queste stoffe molti anni fa in un negozio nel sud dell’India e da quel momento ho iniziato a progettare annualmente modelli sempre diversi.
Gli abiti che creo sono senza tempo perché lo shantung è una stoffa molto preziosa e apprezzata per cerimonie e matrimoni, è un materiale che non passa mai di moda. Vario i modelli, ma mantengo sempre l’uso della seta grezza; è un tessuto che negli ultimi tempi sta diventando introvabile, la sua particolarità sono delle meravigliose cangiante date dalla differenza di colore fra la trama e l’ordito, che in base alla luce mostrano riflessi diversi. Creare e vendere modelli con questo tessuto non è semplice, non essendo elasticizzato necessita di una grande varietà di taglie, quindi di un lungo lavoro di realizzazione”

“L’attività è nata per gioco: sono una farmacista e circa dieci anni fa ho deciso di dedicarmi a questa produzione come hobby, finché non ho scelto di abbandonare la professione di farmacista per dedicarmi completamente alla mia passione. Ho trovato in questa attività maggiori soddisfazioni, la realizzazione delle mie idee mi ha dato la possibilità di riscattare la mia creatività e di lavorare autonomamente dopo dieci anni di lavoro come dipendente in farmacia”

Mio marito invece si occupa di pellame, in particolare di pelle a concia naturale.
La pelle è trattata con i metodi antichi: viene conciato naturalmente con tannini estratti dalla quercia, la concia quindi è interamente vegetale, non prevede l’uso di sostanze chimiche quindi non contenendo cromo è ecosostenibile. Anche in questo caso si può parlare di rarità, questo tipo di concia infatti richiede un procedimento molto lungo e di costi ingenti, di conseguenza non si trova in linea con un mercato che prevede tempi rapidi a discapito della qualità. Queste creazioni hanno inoltre la particolarità di cambiare nel tempo a seconda del loro uso: al solo tocco si scuriscono o si lucidano, non essendo trattati chimicamente assorbono e si modificano a seconda di ciò con cui entrano in contatto, a partire dallo stesso grasso naturalmente presente sulle nostre mani. Ogni oggetto è quindi unico e personalizzato a seconda dell’uso e del tipo di cura che ogni cliente gli riserva”

“Il nostro laboratorio ha sede a Cinto Euganeo, all’interno della nostra casa.
La decisione di dedicarsi al mondo dell’Handmade è stata presa da entrambi, una volta incontrati abbiamo viaggiato molto (io avevo appena terminato l’università, di conseguenza avevo molto tempo libero) entrando in contatto con il mondo dell’artigianato estero e tutte le sue diverse declinazioni. Abbiamo così deciso a poco a poco di portare queste scoperte nelle nostre vite.
Lui ai tempi era fotografo ma gradualmente entrambi abbiamo scelto di dedicarci completamente alle nostre passioni. Siamo partiti dai mercatini in cui abbiamo trovato grandi soddisfazioni, abbiamo quindi deciso di seguire questa strada insieme, abbandonando i nostri precedenti lavori.
Con i mercatini siamo usciti anche dalla zona di Padova, siamo arrivati a Rieti, grazie a degli amici conosciuti in India abbiamo potuto portare le nostre creazioni fino in Lazio, è stata un’esperienza che ha dato grandi soddisfazioni.
Ora è Enrico che si occupa maggiormente dei mercatini fuori da Padova, in particolare fra Vicenza e Treviso; io preferisco dedicarmi al negozio, “Impronte” è infatti un’occasione fantastica in cui riesco a trovare il mio spazio, il clima è ottimo e la condivisione con le altre persone è piacevole”

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ANYMA

“Siamo Marcello Gardan e Myriam Masiero e realizziamo lampade che hanno come particolarità il fatto di avere il tronco portato dal mare e di essere fatte e dipinte interamente a mano da noi. I tronchi sono raccolti sulla spiaggia del Lido di Venezia. Siamo legati da un rapporto di vecchia data con quest’isola veneziana perché la nostra storia nasce da lì.
Ritrovandoci nella passione per quest’isola e nella passione per la raccolta dei tronchi abbiamo pensato di dare a questi una nuova vita e una nuova luce, è così nata l’idea delle lampade.
L’attività è piuttosto giovane, è nata a livello embrionale nel 2018, ma ha preso forma nel 2019 con la realizzazione delle prime lampade. Siamo molto legati al territorio veneziano: la spiaggia da cui raccogliamo i tronchi è un’oasi protetta dal WWF e, infatti, prima di procedere con la raccolta ci siamo informati per essere assolutamente certi di non arrecare danni all’ecosistema. Il rispetto per l’ambiente è un tema su cui siamo davvero molto attenti. Siamo legati ad un’associazione chiamata “Noi dune Alberoni” che si occupa, tra le altre cose, di provvedere al mantenimento della pulizia delle spiagge. Siamo entrambi padovani ma abbiamo un profondo legame con questo luogo. La sede creativa dell’attività è anche là, soprattutto per quanto riguarda la fase di raccolta, smistamento ed essiccazione” 

La particolarità del legno spiaggiato, che è anche la nostra peculiarità, oltre al suo valore intrinseco di bellezza artistica (durante la realizzazione degli oggetti si prova il più possibile di evitare modifiche nel tronco), è il trattamento che subisce dal salso marino, il quale lo rende inerte; oltre ad una semplice pulizia e levigatura ove necessaria, non necessita altri interventi.
Inizialmente avevamo provato a capirne la provenienza per distinguere un ramo di olivo da uno di olmo, ma il trattamento rende quasi impossibile il riconoscimento, anche se nelle spiagge di Alberoni tendenzialmente si trovano tronchi ripariali, quindi che provengono dai fiumi a monte.
Essendo trasportati dai fiumi molti provengono dalla montagna, di conseguenza è possibile trovare una vastissima varietà di legni di piante diverse.
Il tema del viaggio del legno la cui origine resta sconosciuta ci ha affascinato fin da subito, abbiamo quindi deciso di scrivere un breve testo di presentazione che ne parlasse e in cui venisse narrata la grande ricchezza di piante diverse”

“Ogni lampada ripropone il tema del rispetto verso l’ambiente, per questo motivo utilizziamo lampadine a basso consumo e basso impatto ambientale, la plastica è limitata al minimo indispensabile. L’obiettivo è quello di puntare sempre più ad una maggiore ecosostenibilità del prodotto.
La proposta fra le nostre lampade è varia: abbiamo lampade a filo, lampade a batteria e lampade ricaricabili via USB.
La nostra intenzione è di coniugare al meglio la dimensione artistica e artigianale del prodotto con le novità tecnologiche, un esempio è la lampada che si accende attraverso comando vocale.
Ci piace rimanere legati alla storia del territorio lagunare, ma cercandone un futuro luminoso”

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FRANCESCA CAPPOZZO (DONNAFABER)

“Mi chiamo Francesca Cappozzo, sono un’artigiana che lavora il ferro.
Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, specializzandomi in scultura, ho seguito uno stage in restauro dei metalli e lì ho conosciuto i miei maestri. Ho lavorato per sette, otto anni a bottega a Treviso dopodiché ho iniziato a lavorare autonomamente, da quasi vent’anni.
Sono vicentina e vivo a Vicenza, ma lavoro qui a Padova. La mia attività mi ha portato ad essere molto itinerante in tutto il territorio italiano, ho esposto a Firenze, Roma e in moltissime regioni con i mercati dell’artigianato.
Il mio laboratorio è a Zugliano, Vicenza, si trova all’interno di un capannone”

“La scelta di lavorare in “Impronte” è stata frutto della necessità durante il periodo della pandemia, non avrei mai pensato di poter lavorare in un negozio perché producendo mancava il tempo per seguire la vendita contemporaneamente alla produzione, per questo sceglievo di vendere alle fiere quindi durante il fine settimana. La soluzione di “Impronte” permette di gestirsi attraverso i turni, rimanendo aperti tutta la settimana ma impegnando poco tempo”

“I miei clienti sono molto vari, i miei prodotti sono principalmente oggetti di arredamento quindi spesso aiuto le coppie che stanno arredando la casa fornendo loro prodotti su commissione. Ho prodotto anche cancelli e ringhiere in ferro battuto classico, assieme ad un mio socio, ora mi dedico maggiormente alla parte creativa di oggettistica.
Utilizzo profili esili quindi l’aumento del costo del ferro non influisce sul prodotto finale.
Le tecniche utilizzate sono quelle tradizionali e antiche: a forgia, incudine, martello, maglio pneumatico. Cerco di coniugare i metodi tradizionali con linee più contemporanee

AGATA E IL PICCIONE

“Mi chiamo Alessia, sono la mamma di Agata, mia figlia, e di “Agata e il Piccione” che è il nome del mio brand.
Da qualche anno realizzo gioielli in rame smaltato a fuoco. Faccio questo lavoro da vent’anni ma prima mi occupavo di compravendita, ho scelto poi di dedicarmi all’artigianato perché è sempre stata la mia passione, mai espressa nel lavoro.
Ho imparato a smaltare al liceo artistico Selvatico, seguendo corsi serali. La tecnica della smaltatura è una tecnica incredibile, anche se poco conosciuta e usata. Al corso serale ho trovato persone di una grande varietà di età e di intenzioni, è stato molto stimolante e ho conosciuto un’insegnante ottima che mi ha permesso di imparare tutto ciò che era necessario per trasformare la mia passione in un lavoro”

“Ho sempre visto nell’artigianato un atto molto rivoluzionario, specialmente negli ultimi tempi.
Avendo viaggiato molto negli anni ho sviluppato un senso critico rispetto alle realtà delle catene e dei franchising, dedicarmi alla pratica dell’artigianato è stato quasi un atto dovuto a me stessa; nonostante a livello economico questa professione sia più impegnativa, la qualità della mia vita e la mia capacità di espressione è migliorata esponenzialmente”

Ho dato al brand il nome di mia figlia perché lei è il mio pensiero fisso, ritengo che sia una creatura poetica. È capitato che un piccione le si posasse sulla testa, in questo incontro io ho visto un evento magico, per questo ho costruito una storia su questo evento che si tramanda negli anni pur essendo in continua trasformazione. Desideravo ricordare quest’avvenimento così ho deciso di dare il nome al brand. Mia figlia sta sperimentando la smaltatura, ha 12 anni quindi non può ancora maneggiare alcuni attrezzi pericolosi, necessari per questa tecnica, ma è molto brava a disegnare. E’ cresciuta tra i mercati, infatti ho lavorato al mercato per tutta la gravidanza, tant’è che ho rotto le acque al banco. Mia figlia ha trascorso giornate intere con me fra gli artigiani e i venditori ambulanti. Questo ambiente che per lei è così familiare sarà sicuramente utile come insegnamento di vita.

“L’esperienza di “Impronte” rappresenta per me un atto di grande coraggio, è stata un’ancora di salvezza durante il periodo di crisi economica data dalla pandemia e un investimento sia economico che psicologico. È emblematico della solidarietà che esiste fra di noi, consapevoli che da soli non avremmo potuto resistere, invece unendo le forze ci siamo potuti risollevare.
Il negozio, inteso come ambiente, non fa perfettamente al caso mio, considerando che per vent’anni ho lavorato ai mercati e nelle fiere. Porta con sé molte comodità dal punto di vista logistico e il pubblico si approccia in modo molto diverso. Parallelamente al lavoro in negozio continuo a portare i miei prodotti anche nei mercati.
La percezione del pubblico talvolta è che gli oggetti in vendita in negozio abbiano un valore maggiore rispetto a quelli esposti su una bancarella, anche la figura del commerciante all’interno del negozio è maggiormente rispettata. L’approccio del pubblico al venditore ambulante è diverso, non necessariamente migliore o peggiore, il banco del mercato essendo sulla strada è come se appartenesse a tutti”

“I miei gioielli sono costituiti da linee semplici, essenziali, senza alcun orpello; ciò che dona loro un tono sono i colori degli smalti cotti a fiamma, non in forno, prendono così delle meravigliose sfumature sempre diverse l’una dall’altra. Si tratta di gioielli imperfetti ma dalle linee pulite. La creazione dei gioielli porta con sé una lunga ricerca creativa, numerosi tentativi di produzione e perfezionamento e il lavoro manuale, non sempre questo impegno è riconosciuto dai clienti, specialmente quando il prodotto si trova sulle bancarelle del mercato. L’artigianato è un grande esercizio di umiltà, un vero e proprio atto poetico, di questi tempi più che mai

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LE MIE NUVOLE

“Mi chiamo Rosalba Rosai, la mia attività si chiama “Le mie nuvole.
Creo bigiotteria realizzata con filo da pesca all’uncinetto e lavori a maglia: maglioni d’inverno e magliette di cotone e cappelli d’estate.
Il lavoro a maglia è una passione che mi accompagna da più di sessant’anni. Quando ero piccola avevo una zia molto dolce che di professione era magliaia, trascorrevo i pomeriggi con lei e da lei ho imparato, ricordo che aspettavo solo l’arrivo dell’autunno per ricominciare a lavorare a maglia dopo la pausa estiva; le collane sono una conseguenza di quest’attesa, erano i lavori che facevo in vacanza.
I maglioni lavorati ai ferri richiedono circa 8 ore di lavoro.
Quando ero piccola ho abitato per due anni in campagna, in Toscana, ero molto desiderosa di lavorare quindi producevo maglioni per una signora, per ogni maglione fatto a mano ricevevo 500 lire. Era il 1961, all’epoca un operaio prendeva 1250 lire al giorno circa, per una bambina 500 lire erano tantissime”

L’idea di creare collane con il filo da pesca lavorato all’uncinetto è nata da un libro. Vedendo una creazione simile ma che non apprezzavo ho provato a ricrearla con delle perle migliori, dopo i primi momenti in cui il lavoro era tanto e la spesa ingente ho affinato la tecnica e i procedimenti, ho scelto perle diverse e ho iniziato a produrne sempre più. Ogni collana mi richiede circa 4 o 5 ore di lavoro, ma ne produco continuamente nel tempo libero, è divenuto un passatempo, quasi un vizio”

“Vivo da 32 anni a Padova, sono originaria della Toscana, mi sono trasferita per amore quando avevo un bambino di otto giorni.
Dopo pochi anni di matrimonio con mio marito ho deciso di lasciare il mio lavoro nella moda a cui dedicavo giorno e notte, e, a quarant’anni circa, ho scelto di buttarmi in questa nuova avventura.
Quando ero giovane avevo imparato a mettere i fili nelle stoffe perché il mio paese lavorava per Prato; quindi nel lavoro precedente mi occupavo di controllare i telai e di sistemare i fili sbagliati, successivamente ho lavorato in un maglificio. In seguito, una mia amica mi ha invitata a Firenze dove ho iniziato a lavorare cucendo a macchina, era una mansione completamente nuova per me, ma essendo molto brava ho presto deciso di cercare lavoro altrove. Ho quindi trovato lavoro in un magazzino, ero assunta come galoppina dello stilista: gli procuravo tutto ciò che lui richiedeva, ero sempre in viaggio.
Una volta arrivata a Padova ho lasciato il lavoro, solo dopo qualche tempo mi sono dedicata a riparazioni per necessità, non ero soddisfatta del mio lavoro. Ho iniziato a dedicarmi a queste creazioni, vendendole ai mercatini, finché non sono arrivata a “Impronte” con cui spero di lavorare ancora a lungo”

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KNOT THAT CRAZY

“Mi chiamo Chiara, sono la creatrice di “Knot that crazy“.
Si tratta di un’attività che ha subìto molte modifiche durante gli anni, è nata prima a livello informale durante un lungo viaggio in America Latina, poi si è formalizzata concretamente dopo il mio ritorno in Italia.
Le mie creazioni sono in macramè, annodate a mano; prediligo questa tecnica perché si adatta alla mia personalità: essendo la mia più grande vocazione viaggiare ho sempre cercato attività che potessero accomodarsi a questo mio stile di vita. Questa attività si adatta perfettamente perché può essere svolta in qualsiasi parte del mondo e acquisisce sempre nuova creatività e nuovi materiali a seconda del luogo in cui mi trovo. Mi piace pensare che il mio laboratorio possa trovarsi di fronte al mare o in mezzo alla natura, oppure stabile in una città, amo il mio essere nomade e il fatto che il mio lavoro sia in linea con questa mia natura”

Il macramè è una tecnica interessante e che ho approfondito durante gli anni. Risale al mondo arabo ma la sua origine è antica anche se pressoché sconosciuta. Dall’antico mondo arabo si è espanso attraverso le rotte marittime e commerciali ed è approdato anche alle coste italiane, tutt’oggi si trovano artigiani che creano merletti e pizzi utilizzando questa tecnica.
Vedere le modifiche che nel tempo questa tecnica ha subito è molto affascinante”

“Mi sono formata in educazione sociale, ho un master in cooperazione internazionale, la mia attitudine per il viaggio e per il lavoro all’estero è sempre stata viva e presente.
Ho lavorato a progetti di sviluppo fuori dall’Italia, durante un lungo viaggio in America Latina che sarebbe dovuto durare 6 mesi ma è durato 3 anni, ho ripreso la mia vecchia passione per l’artigianato e l’ho trasformato nella mia professione.
La mia attività è relativamente giovane, ha all’incirca sei anni, ma è frutto di un percorso intenso.
Nella scelta di questa professione ho seguito la mia essenza, ho sempre cercato strade che mi portassero ad essere nomade e un po’ alla volta mi sono liberata di alcuni stereotipi. Non amavo lavorare per altre persone, per questo ho cercato altre forme di lavoro e durante il viaggio ho capito che esiste un universo ampio da scoprire.
Il mio sogno è continuare ad annodare, perché mi rende incredibilmente felice, ma anche vivere al mare.

“In questi due anni ho vissuto un periodo di riscoperta della sedentarietà, ho potuto vedermi nello spazio fisico del negozio vivendo questa esperienza meravigliosa che apre una serie di altre possibilità e forme di lavoro. Tuttavia ho capito che il mio desiderio è lavorare nella natura aprendo un mio atelier vista mare e lavorare su commissione.
Il negozio mi ha dato il tempo e la possibilità di sviluppare altri progetti, tra cui i mercati che seguo nel fine settimana, e l’opportunità di prendere dei periodi di pausa grazie all’organizzazione con gli altri commercianti. La condivisione di “Impronte” dona una grande libertà, non si tratta solo di dare ma anche ricevere

LUCA SCHIAVON

Mi chiamo Luca Schiavon, sono ceramista da sempre perché i miei genitori avevano un laboratorio di ceramica negli anni ’50 e io ho proseguito la loro attività.
Il mio laboratorio storico si trova ad Abano Terme, la vendita invece è itinerante.
I miei lavori sono in gres e interamente fatti a mano con il tornio. La tecnica del gres è propria delle zone nordiche o orientali, la sua differenza con la ceramica tradizionale è la robustezza, questo permette loro una lunga durata e la compatibilità con il microonde e i lavaggi in lavastoviglie. Produco autonomamente quasi tutti gli smalti che utilizzo, parto dal minerale grezzo e conduco una ricerca costante e infinita per trovare nuovi smalti”

“Lavoro in questa attività da solo, ma anche mia moglie lavora la ceramica, per questo nel negozio si possono trovare anche alcune sue creazioni. Entrambi però lavoriamo anche nel C.E.O.D. ‘Cooperativa Alambicco’ di Conselve, con ragazzi portatori di disabilità, sempre nell’ambito della ceramica: mia moglie si occupa di attività espressiva e io produzione. Si tratta di una collaborazione storica che dura da 30 anni, alcuni ragazzi sono più abili e possono occuparsi della produzione, altri sono più adatti alle attività espressive”

I miei oggetti rimandano alla ceramica orientale: ho lavorato sei mesi in Giappone dove mi sono innamorato delle tecniche orientali, ho così creato il mio stile ibrido mescolando i sistemi occidentali e i sistemi orientali. L’ibridazione è evidente fin da subito, alcune creazioni riprendono oggetti di uso tradizionale giapponese come, ad esempio, le tazze per il ramen.
L’esperienza di “Impronte” ha modificato il mio modo di lavoro, in particolare la gestione dei tempi di lavoro in negozio, cooperativa e di produzione in laboratorio. Quest’esperienza positiva mi ha anche permesso di conoscere nuove persone e nuovi clienti”

CORNICERIA

“All’interno di impronte si trova il reparto Corniceria di Arti Itineranti che propone cornici su misura per quadri e specchi di varie tipologie.

La Corniceria ha il proprio laboratorio dove realizza tutte le lavorazioni in via Piacentino 8 a Padova, zona Arcella!”

 

Foto e testo:
Mathilde Sorice
Matilde Bicciato

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