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La Pescheria dello Chef (Nicola Elardo)

Un lavoro considerato “vecchio”, fatica e sacrifici, orari difficilissimi e nessuno che vuole più farlo: questa è la realtà delle pescherie oggi, purtroppo, ma Nicola Elardo ha deciso di cambiare le cose con La Pescheria dello Chef. Approdato a Padova per caso, di origine chioggiotta, Nicola, con una determinazione e una forza di volontà rara, ha deciso di voler svoltare questa tendenza e far avvicinare i giovani di nuovo a questa attività, come? Rinnovandola. Proposte fresche e interessanti, un volto sorridente, affabile e cordiale con tutti, questo ragazzo, ha ridato valore a un lavoro antichissimo e importante, che ormai è passato di moda. Con la sua attività, La Pescheria Dello Chef, posizionata nel cuore della città patavina, proprio sotto il Salone, fulcro del commercio di Padova da secoli, Nicola unisce il prodotto ittico alla voglia di far festa: propone aperitivi, cicchetti e crudo di pesce che i giovani non solo apprezzano, ma bramano sempre di più, portando una ventata di freschezza lì dove ce n’era bisogno. 

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“Io sono nato a Chioggia e sono cresciuto a Chioggia, me ne sono andato da giovane, tanto giovane, a 17 anni ho cominciato a frequentare tanto Vicenza per lavoro, finito il liceo scientifico non ho scelto di andare all’università ma ho scelto di lavorare: sia per la passione che avevo per la cucina, sia perché appunto avevo un sacco di amici dei miei che lavoravano nel mondo ittico sono andato a lavorare in una pescheria di Vicenza”

“La pescheria era di un chioggiotto che mi ha insegnato tutto e mi ha trasmesso la passione per il pesce, che poi sono riuscito ad unire alla cucina, frequentando l’Università del Gusto di Creazzo e così per gioco, visto che abitavo da solo già da giovanissimo, sono diventato un cuoco privato: nel senso che ho cominciato a cucinare prima per amici e in un secondo momento mi son detto «perché non farlo diventare un lavoro?»”

“Ho iniziato con le amiche di mia mamma, le amiche di mia nonna, gli amici e piano piano col passaparola sono riuscito anche a cucinare a domicilio o privatamente in barche, matrimoni all’estero Manhattan, Miami, Ibiza, Barcellona. Poi per carattere comunque amo la stabilità o più o meno stabilità e vorrei far famiglia, quindi mi sono stancato ad un certo punto e ho scelto di tornare in Italia stabile”

“Fatalità mi ha chiamato un amico di famiglia che ha tuttora una pescheria qui a Padova, così ho iniziato a conoscere bene questa città e sono venuto a conoscenza di questa meraviglia che è il Salone, il mercato il centro commerciale più antico al mondo e anche il più bello”

“Avevo un progetto, un sogno: aprire una pescheria, però una pescheria 2.0 dove si vende il pesce in una determinata maniera, non come una volta. Volevo somministrarlo al banco, farlo cotto, ma soprattutto crudo, fare una sorta di aperitivo, cercare di avvicinare i miei coetanei al mondo del pesce e all’epoca mi son detto: «questo è il mio posto», così mi sono fatto coraggio e mi sono buttato, ce l’ho fatta”

“Mi piaceva studiare, tantissimo! Il mio sogno da bambino era diventare un biologo botanico: mi piacevano un sacco di piante e il mio sogno era quello di andare a vivere in Amazzonia. Volevo viverci proprio perché c’è la foresta pluviale e volevo studiare le piante, per questo ho fatto il liceo scientifico con l’idea di poi fare l’università con indirizzo agraria. Sono andato allo scientifico sia perché avevo questa passione, ma soprattutto, perché era facile la scelta: non avevo una scuola di cucina vicina a me”

“Quando lavoravo dal mio maestro lavoravo dal martedì al venerdì, avevo sabato domenica e lunedì liberi sì, ma lavoravo dall’una di notte alle 5 del pomeriggio però”

“Quando ho fatto la mia gavetta, la facevo per due lire, ma veramente erano due lire. Facevo tante ore, ma soprattutto più mansioni, che non venivano assolutamente chieste, perché mi piacevano, mi piaceva proprio servire il cliente. Il verbo servire non è solo chiedere cosa vuole il cliente, come lo fa un cameriere. A volte vedo giovani che hanno passione, ma sono pochissimi”

“Ho visto tanti ragazzi chiudere, qui bisogna sostenere tante spese e non è semplice, ne ho visti tanti, la maggior parte sono morti in senso commerciale dopo poco, perchè avevano poca fame. Io ne ho un sacco e spero che permanga questa cosa e non è fame di denaro è fame di successo, mi piace far bene, mi piace sentire il mio nome che riecheggia nelle persone: «che bene che ho mangiato» e mi piace quando la gente lo riconosce, ecco”

“Esattamente quattro anni fa presi un negozio e lo feci tutto nuovo, tutto moderno. Era messo malissimo, ho aspettato un anno e un paio di mesi per fare tutti i lavori da zero: il fatto è che è anche vincolato dalle Belle Arti quindi ho atteso un’infinità. Finalmente riuscii ad aprire e dopo due mesi esplosi subito con gli aperitivi e di conseguenza anche poi la vendita mattutina”

“Una pescheria di base è chiusa domenica e lunedì, chi vende il pesce in modo serio rimane chiuso perché la barca l’ultimo giorno di pesca lo fa il venerdì notte, esce la domenica sera e rientra lunedì pomeriggio quindi il martedì è il primo giorno utile per prendere il pesce fresco”

“Le cose vanno molto bene, anche perché si riesce a prendere una fascia completa di clienti, si parte dalla mattina presto con i clienti un po’ più anziani o con i lavoratori, c’è anche chi compra il pesce e lo porta a casa, chi lo consuma al banco e poi verso le 18/19 comincia l’aperitivo. Nel week- end chiudiamo anche alle 23.00 qua, una volta chiudevano i cancelli sotto il salone alle 21.00, ma quando decisi di intraprendere questa strada parlai con l’assessore al commercio e chiesi di dare più spazio a chi voleva restare aperto di più e così l’assessore decise un po’ di svecchiare questo ambiente e accettò”

“Ultimamente si porta avanti molto questa linea di portare giovani sia come clientela sia come imprenditori. Se si vede un giovane che ce la fa, che fa successo, gli altri giovani hanno meno problemi a buttarsi e questo è bello”

Io non voglio mica fermarmi adesso, inaugurerò questo secondo negozio, poi il terzo progetto sarà in un’altra città italiana… vedremo insomma se va o non va, ci sto già lavorando piano piano”

“Ormai La Pescheria dello Chef è il punto fermo di tanti ragazzi il venerdì e il sabato prima di andare a cena passano di qui. È bello vederli davanti a una pescheria sotto il Salone, dove di solito è un ambiente più da anziani o comunque da signori e vederli vestiti bene che vengono, si fanno il calicetto con un po’ di scampetti e ostriche e poi vanno a cena e comincia la loro serata. Mi piace, quindi vorrei anche metterci questa parte un paio d’ore con guardie, dj bravo, musica dal vivo, due o tre ore il venerdì e il sabato dalle 19 alle 22”

L’imprenditoria è una scommessa, se vuoi vincere devi rischiare. Adesso guarda ho appena festeggiato il quarto anno, tra un mese inauguro il secondo punto vendita, si è liberato un anno fa in uno spazio vicino al mio attuale e sulle ali dell’entusiasmo, ho scelto di prenderlo e ho deciso di completare il progetto, ampliando di tanto la parte della gastronomia”

Mi è sempre piaciuto lavorare sodo, forse anche troppo per l’età che avevo e per l’età che ho, però mi è sempre piaciuto «fare», non mi piace star fermo e mi annoio facilmente. Il progetto è nato così dal nulla, è nato per gioco ed è una favola quando lo vedi realizzato, anche oltre le tue aspettative. Sono sincero, sapevo che sarebbe andata bene, ma non così e non così subito”

“Sono molto contento per me, ma anche per gli altri, perché quando si parla di cucina è un regalare delle emozioni, regalare un piacere e invito tutti a lanciarsi oggi. Sono degli anni un po’ particolari e non è facilissimo eh, però sicuramente vedere ragazzo giovane che inizia aiuta, piuttosto che farlo a 40 cinquant’anni io penso che bisogna farlo adesso anche per una cosa per una questione fisica: adesso siamo dei carri armati e possiamo sostenere sforzi di tipo sia fisici che mentali. Il fallimento, semmai ci dovesse essere, non deve essere preso come una cosa negativa anzi, è positivo anche quello perchè ti fa crescere”

“Mi spaventava chi veniva a sapere cosa stavo per fare, io avevo già preso il posto, avevo già firmato i vari preventivi ma tutti mi dissero «sei pazzo, sei folle completamente». Gente molto inserita da anni in pescherie storiche, però io non avevo paura, ero consapevole dei miei mezzi, di cosa andavo a fare di diverso ed è andata bene”

“Sento una responsabilità perché ho un’attività in primis legata a qualcosa che la gente ingerisce, quindi c’è tanta attenzione oltre che alla qualità del prodotto, anche alla tracciabilità, a tutto… alla sanità insomma”

Mi piace tanto condividere e cosa c’è meglio della cucina per questo? Diciamo sorseggiare un bicchiere insieme, o mangiare in compagnia. Se devo dire le mie passioni maggiori sono: viaggiare e il cibo”

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