Lorenzo Maragoni

L’arte di saper riarrangiare le parole in modo che, se lette con una certa influenza e con un certo tono, possano suscitare alcune emozioni nello spettatore: ecco la definizione di Poetry Slam. Lorenzo Maragoni ne è stato campione nazionale e mondiale, ma è anche molte altre cose. È uno scrittore che ha pubblicato il suo primo libro la scorsa estate, ma è anche laureato in statistica con dottorato, oltre a essere un attore e poeta itinerante tra Padova e Roma.

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“Mi chiamo Lorenzo Maragoni e faccio l’attore, il regista, l’autore e il poeta, anche se ho un background abbastanza diverso. Oltre alla formazione teatrale e di scrittura ho un dottorato in scienze statistiche, che ho proprio conseguito qui all’università di Padova. Avevo intenzione di fare lo statistico nella vita, poi però ho scoperto il mondo dell’arte, del teatro e della poesia e mi sono appassionato”

Il mondo dell’arte l’ho scoperto un po’ alla volta. Avevo fatto un corso di teatro alle superiori e avevo frequentato un corso di teatro il primo anno di università anche qui a Padova. Mi sembrava però un passatempo, una passione, un modo per passare il mercoledì sera insieme ai miei amici. Poi invece ho visto che mi prendeva sempre di più, che cercavo di creare sempre più occasioni di fare spettacoli, workshop e iniziare anche un po’ a girare. Quando mi sono laureato, nel 2008, ho avuto davanti la possibilità di fare o il dottorato in statistica, come da programma, o un provino per l’Accademia teatrale. “Coraggiosamente” ho deciso di farli entrambi per vedere dove mi avrebbero preso. Mi sono detto di lasciare scegliere al caso e poi ho avuto in realtà la fortuna e il privilegio di poter scegliere perché entrambe le cose andarono bene. Avevo ventiquattro anni, ero giovane ma non giovanissimo e volevo togliermi il dubbio di poter fare del teatro un lavoro. Decisi quindi di fare l’Accademia teatrale che mi impegnò per due anni e che cambiò anche la mia prospettiva rispetto al fare teatro. Un conto è farlo il mercoledì sera con gli amici, ed è quasi tutto divertimento, ma quando diventa lavorare tutti i giorni sui pezzi per impararli e migliorarli si inizia ad avere la prospettiva che diventi un lavoro. Serve molto impegno, molta consapevolezza che non si tratta più soltanto di una passione, ma qualcosa su cui si sta investendo. Mi sono detto: ok ci sto, questa cosa mi va di farla”

“Dopo l’accademia mi sono detto: ma adesso come si guadagna? Come funziona? E quindi sono tornato all’università di Padova per chiedere informazioni riguardo al dottorato che avevo rifiutato. Giustamente mi hanno detto che dovevo rifare il test di ingresso. Riprovai il test ed entrai di nuovo, quindi iniziai a fare le due cose insieme. Feci un dottorato perché comunque era una cosa che mi che mi interessava, che mi affascinava e che ho sempre pensato che avrei fatto. Ho scelto di completare la mia formazione accademica, però al tempo stesso fare un dottorato voleva dire avere una struttura del tempo molto lasca ed autonoma, che mi permetteva di fare le prove degli spettacoli e quindi di far crescere la compagnia Amor Vacui. Gli spettacoli crescevano e la compagnia iniziava a diventare una cosa sempre più presente nella mia vita. C’era un riconoscimento come giovane compagnia tala da incoraggiarci ad insistere. Abbiamo avuto una menzione speciale al Premio Scenario nel 2017 e una collaborazione di anni col Teatro Stabile del Veneto, quindi insomma sentivamo di essere sulla strada giusta”

L’altro passaggio importante per me è stato nel 2018, quando ho incontrato il mondo del Poetry Slam. Il Poetry Slam è una competizione tra poeti in cui sei, sette, otto poeti salgono sul palco e il pubblico vota il vincitore o la vincitrice della serata. Ogni poeta che sale sul palco deve rispettare tre regole: i pezzi devono essere scritti da te, hai tre minuti di tempo a disposizione e puoi usare solo il tuo corpo e la tua voce, eventualmente un supporto da cui leggere, ma senza costumi, musiche e oggetti di scena. Sul palco ci si mette a nudo di fronte al pubblico, che poi vota appunto la poesia migliore”

“Io incontro il Poetry Slam grazie al mio amico Diego, che già lo praticava. Vado con lui a una serata in una delle capitali europee del Poetry Slam, cioè Portogruaro, in provincia di Venezia. Sembra strano ma c’è un noto Poetry Slam che si svolge lì, in una in una barca proprio sulla darsena. Noi guardavamo i poeti dal molo e la cosa che mi ha colpito è che c’era un pubblico giovane, per la maggior parte tra i venti e i trent’anni, molto entusiasta. È una cosa che nei teatri spesso si fa fatica a trovare perché traghettare il pubblico giovane a una stagione teatrale, anche con rassegne ad hoc, è molto difficile. I progetti “Universerìe” nascono proprio per appassionare un pubblico giovane. Al Poetry Slam quel pubblico c’era e quindi mi sono detto che quello era il pubblico con cui mi interessava parlare. La poesia è un linguaggio che come passatempo, diciamo, avevo dalle superiori e quindi ho deciso di mettermi alla prova. Ho preso tre poesie che mi sembravano più o meno adatte e la settimana subito dopo sono venuto a Padova, al Portello, a partecipare a un Poetry Slam. Da lì, anche questa cosa mi ha appassionato da pazzi”

“Come mi dicono i miei amici, cerco di trasformare qualsiasi cosa in un lavoro e così effettivamente è successo e sta succedendo anche in questo caso. È una grandissima adrenalina perché, a differenza del teatro, sul palco sei da solo, il pezzo te lo sei scritto tu, lo interpreti tu e il pubblico ti vota, quindi c’è un feedback vero e proprio. Ho iniziato a girare molto per fare Poetry Slam e ho capito che era una grande passione perché chi te lo fa fare di andare a Milano per fare due o tre pezzi da tre minuti ciascuno, senza un rimborso spese e tornando di notte. Però ho trovato una comunità molto accogliente, molto viva e vivace e un modo di comunicare in cui mi sembrava di esprimermi bene. Ho vinto il campionato nazionale nel 2021, alle finali nazionali di Torino che si svolgono una volta l’anno sempre in una città diversa. Sono andato a rappresentare quindi l’Italia alla World Cup, al campionato del mondo di Poetry Slam, che nel 2022 si svolgeva a Parigi. Lì ho vinto effettivamente il campionato del mondo

Per scrivere le mie poesie prendo spunto da tante cose. Mi capitava di scrivere poesie d’amore, partendo magari dall’incontro con una persona, da un momento particolarmente bello o particolarmente brutto di una relazione amorosa. Spesso una poesia non racconta la realtà, prende spunto dalla realtà per poi diventare qualcosa. Credo che se è una buona poesia sei tu che rispondi a lei, non lei che risponde a te. A volte è difficile distinguere la poesia dalla realtà, è sottile il confine. Poi ti accorgi che ci sono magari dei momenti in cui ti concentri su certe cose. Ad esempio adesso a me interessa tutto quello che ha a che fare col digitale, quindi sto più attento a questo genere di comportamenti. Un po’ di tempo fa ad esempio ho visto su Internet questa parola che era “Revenge Bedtime Procrastination”, la procrastinazione al momento di andare a dormire la sera, quando guardi un video dopo l’altro e senti il sonno, ma non vuoi dargliela vinta. Mi sono detto che su questo dovevo assolutamente scrivere un pezzo. Recentemente, parlando con un amico di generazioni, ho deciso di scrivere un pezzo sui millennial. Quindi dipende molto da eventi di vita e cose che colpiscono la tua attenzione nelle conversazioni tutti i giorni, su Internet, su un libro o su qualsiasi altra cosa che ti ispiri

Quest’anno è uscito il mio primo libro. È un libro di poesie, avevo proprio voglia di fermare questo percorso in qualche modo sulla carta. Si chiama “Poesie, però non troppo” ed è edito da Interno Poesia, una casa editrice stupenda che ha sede in Puglia e che si occupa sia di poesia contemporanea che classica. Avevo un manoscritto ma non avevo idea di come funzionasse il mondo dell’editoria, non sapevo a che porte bussare quindi ho mandato una mail all’indirizzo che ho trovato sulla loro homepage. Il giorno dopo ha risposto l’editore, Andrea Cati, una persona che poi avrei scoperto essere straordinaria, dicendomi che aveva già conosciuto un po’ il mio lavoro attraverso i social e che il libro gli sembrava pronto per essere pubblicato. A giugno di quest’anno è uscito, ho fatto un po’ di presentazioni in giro per l’Italia e ne farò altre. È bello sapere che ci sono persone che leggono le mie poesie senza che sia io a recitarle, è una sensazione completamente diversa rispetto a quella che si prova in teatro, dove c’è un pubblico. Il libro viaggia, mi capita di leggere le recensioni su Amazon scritte da persone che non conosco”

Al momento ho ancora in tour lo spettacolo “Stand Up Poetry”, che debuttato nel 2021. Ho poi un nuovo monologo che si chiama Grandi Numeri. È uno spettacolo che mette insieme Slam Poetry, quindi dei pezzi di poesia, e la stand – up comedy, che è un genere a cui nel frattempo mi sono avvicinato e che si sposa molto bene col Poetry Slam proprio perché entrambi si basano su una persona al microfono sola sul palco. Si compensano bene perché da una parte c’è l’aspetto più poetico, dall’altra c’è l’aspetto più umoristico e quindi il pubblico si fa una serata più completa. Lo spettacolo si chiama “Grandi numeri, slam poetry e analisi dei dati personali” perché il mio passato di statistico mi ha finalmente raggiunto. Mi interessava fare uno spettacolo sulle dinamiche legate ad algoritmi e intelligenza artificiale, quindi diciamo al mondo contemporaneo. Non affronto l’argomento dal punto di vista tecnologico, che meno conosco e meno mi interessa, ma dal punto di vista dei dati personali, cioè di come tutti questi grandi macchinari predittivi che utilizziamo tutti i giorni per guidare, per guardare video su Instagram e per tante altre cose funzionano perché noi ci facciamo conoscere. Noi forniamo, forniamo, forniamo dati quindi se l’algoritmo sa chi sono, sa anche come tenermi incollato, dandomi cose che mi piacciono. È un tema secondo me un po’ trasversale però molto umano in qualche modo, sul nostro bisogno di sentire che c’è qualcuno che ci conosce e che però magari arriva a conoscerci addirittura meglio di noi e non è una persona”

Un altro progetto che sto portando avanti e presto arriverà a Padova si chiama “Unboxing: sesso, amore e anche no”. È un nuovo format che porto avanti insieme a Psicologa Cruda, che è psicologa, sessuologa e divulgatrice su Instagram, con un’ ampia community. Quando il pubblico viene a questi eventi, gli vengono consegnati dei foglietti di diverso colore su cui poter fare delle domande anonime. Il rosso è per le domande sul sesso, il giallo per le domande sull’amore e l’azzurro per le domande su “anche no”, che può essere lavoro, università, famiglia o quello che si vuole. Noi mettiamo tutte queste domande in una scatola e poi facciamo appunto unboxing, quindi apriamo la scatola e le leggiamo. Psicologa Cruda risponde da un punto di vista scientifico, quindi diciamo psicologico e sessuologico, per quanto con un mood molto informale che la caratterizza. Quando capita un tema sul quale io magari ho scritto qualcosa, allora performo una poesia o un pezzo di stand up comedy. È una serata un po’ di divulgazione e un po’ di intrattenimento, che abbiamo iniziato a proporre quest’estate a Roma, dove è diventata un appuntamento mensile fisso”

La compagnia Amor Vacui invece continua a portare avanti i suoi progetti, in particolare quelli che coinvolgono gli studenti universitari. “Universerìe” è un progetto che è arrivato alla sua ottava stagione, è una cosa veramente meravigliosa perchè vuol dire che funziona bene, vuol dire che il Teatro Stabile del Veneto ci crede e vuol dire che studenti e studentesse universitari hanno voglia di farlo, di raccontare la vita universitaria attraverso il teatro. Ha avuto una specie di spin off dall’anno scorso a Trento, si chiama “Trento e Lode” e anche lì è stato rinnovato per una seconda stagione quest’anno. La regia in quel caso è di Andrea Bellacicco e Eleonora Panizzo, che insieme a me sono soci storici di Amor Vacui. Al momento se ne stanno occupando un po’ più loro ma mi piace pensare che presto torneremo a fare qualcosa anche insieme”

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