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Marco Gava Gavagnin

La potenza dell’arte s’incarna nell’uomo che sa accoglierla, nell’uomo che sa concretizzare l’idea in un gesto creativo. Non possiamo che ammirare chi opta per la denuncia di ciò che nel mondo smette di essere equo, per chi fa della propria vita un mezzo di espressione volto alla sensibilizzazione degli sguardi, dei cuori, degli animi. Diamo spazio alla voce di artisti come Marco Gavagnin.

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Mi chiamo Marco Gavagnin, in arte “Gava”. Sono un illustratore e un artigiano veneziano. Sono nato a Venezia e, attualmente vivo a Padova. Mi occupo di illustrazione per l’editoria. Creo vignette di satira, produco oggetti di artigianato, dipingo con acquerelli e tempere. Insomma, il mio mondo è focalizzato sull’arte. Ho collaborato con diverse testate giornalistiche, siti ed istituti di ricerca – come, ad esempio, lo IOV di Padova, con cui lavoro da tre anni. Ho avuto anche l’opportunità di lavorare con personaggi famosi, come Antonino Canavacciuolo. Mi sento a mio agio e mi piace ritrarre la realtà che mi circonda, interpretandola a modo mio e attraverso la mia sensibilità: sempre in maniera ironica, che è fondamentale. Ho studiato al liceo artistico di Venezia e all’Accademia delle Belle Arti. Ho sempre voluto disegnare, è un sogno che porto nel cuore da tutta la vita. Prima di arrivare qui ho svolto molti lavori diversi: dodici anni fa ho deciso di cambiare tutto, intraprendendo questo percorso. Mi sono buttato abbracciando a pieno il mio sogno e, un po’ alla volta, ci sono riuscito. Adesso vivo di questo. È una passione nata anticamente, sviluppata nel tempo: ha avuto bisogno di tempo per concretizzarsi nella realtà”

Ho uno stile sicuramente molto personale e riconoscibile, non convenzionale. Non riesco a realizzare le classiche illustrazioni “canoniche”, ho bisogno di interpretare a modo mio la dimensione del disegno e dell’illustrazione. Tutto quello che produco è fortemente mio. Cerco di affrontare gli argomenti in modo leggero, in chiave ironica. L’importante, nel mio lavoro, è portare rispetto per quello di cui si parla – soprattutto quando si parla di temi molto complicati e delicati. Questo stile mi caratterizza da sempre, anche se nel tempo – talvolta – ho pensato di cambiarlo, anche solo per dar voce alla voglia di novità. Sono una persona che ha continuamente bisogno di stimoli, tendo a stancarmi presto delle cose. Quando mi commissionano i lavori mi dedico totalmente al cliente, mi adeguo moltissimo alle sue esigenze. Cerco di calarmi nel tema, in modo tale da poterne parlare con consapevolezza. Questo vuol dire che mi devo sempre informare, che devo studiare, come un attore che si prepara per una determinata parte da recitare: si deve trasformare. Io cerco sempre di trasformarmi in base alle esigenze del mio cliente, pur rimanendo fedelissimo ai miei ideali e al mio stile comunicativo”

Mi è capitato di rifiutare dei lavori commissionati perché li sentivo eticamente distanti da me. Ho rinunciato a lavorare con determinati enti che avevano metodi e modi di produzione non corrette come, ad esempio, una casa editrice che procedeva in Cina, sfruttando i lavoratori. Quello che voglio trasmettere lo si evince da ciò che scelgo di disegnare. Un progetto nuovo ed innovativo è stata la produzione di borse shopper in tela: non solo per commercializzarle ma per utilizzarle come veicolo di messaggi sensibili. I diritti sono fondamentali, i diritti di tutti. Tutte le persone sono uguali. Mi sento un fratello del mondo. Ho dedicato molte vignette alle famiglie omogenitoriali, un tema molto acceso e dibattuto in questo momento storico. Sono molto sensibile al tema, lo porto avanti con tutti i mezzi che possiedo e collaborando con enti che sensibilizzano a riguardo. I diritti sono come i raggi di sole, non si negano a nessuno né scelgono dove rivolgersi. Si rivolgono a tutti, anche a te

“Il mio rapporto con l’editoria? Complicato. Negli ultimi anni il mondo dei giornali è pesantemente mutato, in negativo ovviamente. Un tempo ai collaboratori venivano date certezze, anche e soprattutto dal punto di vista economico. Lavorare in quell’ambito è stato meraviglioso, fino a quando è durato. È una dimensione frenetica, molto affascinante. Una dimensione che, purtroppo, ha trovato la sua fine nei social network. I tempi del mondo sono cambiati, sono veloci, evanescenti: le cose vengono create, vengono notate e, inevitabilmente, sorpassate sempre da ciò che viene dopo, dal più nuovo. Trovo la mia oasi di pace quando mi dedico agli acquerelli: mi ascolto Bach e mi immergo totalmente nel disegno. La visibilità che ottengo con le illustrazioni mi permette di ottenere qualcosa anche dai dipinti ad acquerello. Tutto quello che ho proviene in gran parte dai social. Nonostante siano una dimensione piuttosto superficiale, sono utili per lavorare”

“Il mio problema è che desidero fare moltissime cose, forse troppe per una persona sola! Nonostante questo, è sicuramente positivo saper rivolgere il proprio estro artistico ad un ventaglio molto aperto di opportunità. Significa potersi esprimere in modi molto diversi, apprezzarli tutti. La soddisfazione personale è importante, quando sento di essere soddisfatto la mia creatività esplode. In passato ho svolto il lavoro dell’artigiano: la manualità non mi è mai mancata. Mi intrattengo con lavori artigianali di ogni genere: taglio il ferro, scolpisco il legno, dipingo lanciando secchiate di colore sulla tela. Mi piace tutto in egual modo. Ho collaborato a moltissimi progetti, tra cui questi: Gondolas4all, Associazione Stefano Cucchi Onlus, Vorrei prendere il treno e Associazione Linfa

Ho lavorato con Fox e con Canavacciuolo: due progetti di cui vado particolarmente fiero. Come? Dopo aver seguito un corso di cucito –  per imparare a sistemarmi i pantaloni autonomamente – ho deciso di realizzare dei pupazzetti di jeans con il materiale avanzato. Un giorno, mentre cucinavo, avevo bisogno di una presina per toccare una pentola. Non avevo nulla, solo quel pupazzetto venuto male. In quel momento ho realizzato: avrei potuto realizzare delle presine da cucina con la faccia di alcuni dei personaggi più famosi: il Papa, Beppe Grillo, Canavacciuolo. Ho avuto fortuna! La presina con il viso dello chef l’ha vista una mia amica di Roma che, subito dopo, l’ha mostrata alla produttrice di Fox che, in quel momento, stava lavorando con “Cucine da incubo. È nato tutto così, dai pantaloni da accorciare: alla fine ne ho prodotto cinquecento pezzi, tutti uguali. Ci abbiamo lavorato tutti in famiglia”

La collaborazione con lo IOV è durata tre anni: abbiamo deciso di realizzare dodici dispense sui diversi temi, quali la radioterapia, la ricerca molecolare e molto altro. Sono stati stampati circa centoventi mila opuscoli, poi distribuiti in diversi luoghi. È stato un progetto molto interessante, sono stato a stretto contatto con psicologi, oncologi, chirurghi, infermieri. La cosa rilevante è stata non avere paura di nominare il male, l’abbiamo nominato, abbiamo usato la parola “tumore”. Il tumore esiste ed è curabile molto più di quanto non lo fosse in passato. È stata una full immersion che mi ha permesso di imparare moltissime cose, soprattutto dal lato umano. Quando ti rapporti con determinate dimensioni, ti rendi conto che i problemi quotidiani – che ci fanno diventare pazzi – sono problemi che possono essere presi alla leggera. Adesso sto lavorando con un’associazione di Padova che tratta la cura delle patologie infantili: questo genere di lavori mi aiuta a tenere i piedi saldamente per terra, mi fa capire quali sono le cose importanti”

Non abbandono nessuna delle strade che intraprendo. Le abbraccio tutte con gioia. Non ci sarà sulla carta stampata, non è un grande problema: ci sono stato. Il mio lavoro spesso viene sottovalutato, molti mi chiedono “un disegnetto”, ma non lo è assolutamente. Si tratta di una dimensione artistica cui sottostanno anni di formazione, di lavoro, di materiali, di affitti, mutui… Non accetto che venga sottovalutato in questo modo. Decido io a chi rivolgere la mia attenzione e, ovviamente, aiuto tutte le associazioni che fanno del bene. Ma se intraprendo rapporti di collaborazione con grandi enti, mi aspetto di venir pagato adeguatamente, esattamente come vengono pagati gli altri collaboratori. Il lavoro artistico è un lavoro!

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Il libro che mi sta più a cuore è forse uno degli ultimi a cui ho lavorato. Si chiama “L’alfabetiere delle filastrocche felici, prodotto in collaborazione con un avvocato veneziano che scrive storie per bambini. Io l’ho illustrato e ne è uscito un lavoro molto colorato, denso di immagini e di significati. Un secondo libro di cui vado fiero è quello redatto durante la pandemia. Me lo sono auto prodotto. Funzionava così: mi collegavo sui social network e chiedevo ai miei followers di indicarmi tutte le cose belle a cui pensavano, partendo da una lettera dell’alfabeto che sceglievo io. Ogni giorno ricevevo moltissimi commenti – fino a quattrocento – ed io disegnavo tutto. Ho instaurato una relazione strettissima con tutti coloro che partecipavano, sin dalla sera prima c’era grandissima eccitazione ed aspettativa. Ho capito quanto si potesse star bene insieme, pur rimanendo così distanti. Il progetto è durato più di un mese: è diventato un libro che ha venduto circa seicento copie. È il libro che più mi ha dato soddisfazione, perché è partito totalmente da me, per poi ampliarsi e diventare un lavoro corale. È stato un progetto frutto di grandissima passione e collaborazione”

Ho lavorato ad un libro che prevedeva la traduzione de Il piccolo principe nei vari dialetti italiani. È stato un libro molto divertente, che ha saputo cogliere intensamente l’attenzione del pubblico, che ne è rimasto molto affascinato. L’anno scorso ho partecipato ad un evento in Emilia, su di una rocca. All’interno di un castello medievale ho realizzato delle illustrazioni sull’Orlando innamorato. Mi capita di partecipare ad eventi che ospitano personaggi illustriGuccini, Carmen Consoli, Emilio Manara e molti altri. Tuttavia, non serve che ci sia un personaggio di spicco per ottenere soddisfazione dal mio lavoro: tutta la felicità proviene da coloro che decidono di acquistare il mio lavoro, che gli danno valore – non solo economico. Spero di continuare così per sempre, di rimanere in continuo mutamento ma sempre focalizzato su ciò che è davvero importante: regalare gioia, colore, riflessione

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