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Matteo Cambi

Matteo Cambi, fondatore del marchio Guru, ci guida all’interno della sua storia. Una personalità di spicco che, grazie ad una grande capacità imprenditoriale, ha saputo ricoprire un ruolo di primo piano nella moda italiana degli anni 2000, gli anni in cui tutto sembrava possibile. Caduta e rinascita, ambizione e perdita, ma il fulcro rimane sempre lo stesso: la costante ricerca di sé. L’abbiamo incontrato a Padova, in occasione della presentazione del suo nuovissimo tour “Malgrado Me”. Mettendo in scena la sua vita e raccontando la sua odissea umana ed imprenditoriale, Matteo ha riscoperto la gioia di vivere e l’importanza delle piccole cose.

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Sono Matteo Cambi, sono un imprenditore italiano, conosciuto per aver fondato – nel 1999 – il famoso marchio Guru – il brand di abbigliamento riconosciuto in tutto il mondo per l’iconico simbolo della margherita. Dopo tutte le esperienze che hanno costellato la mia vita, oggi sono ripartito con “Malgrado Me”, un tour che vuole raccontare le esperienze, lavorative ed umane, che mi hanno sia reso chi sono oggi, sia aiutato a crescere negli anni. In collaborazione con Valvola Wish Catcher, andrò nelle scuole e nelle università a parlare di me, nella speranza che il mio vissuto possa essere sia d’ispirazione che d’insegnamento per i giovani e giovanissimi”

Oggi sono una persona che ha fatto un percorso che si può assolutamente definire intenso, sotto diversi aspetti. Ho avuto la fortuna di avere una seconda possibilità nella vita e, grazie a questo, ho potuto ritrovare me stesso e i miei valori. Non è sempre scontato avere una seconda occasione. Riconosco di aver fatto molte cose importanti e belle – cose che mi hanno permesso di entrare a far parte della storia dell’abbigliamento giovanile. Però, lo devo ammettere, ho fatto anche cose che non avrei dovuto fare. Uscito dal periodo della droga, oggi sento finalmente di essere una persona felice, di aver ritrovato la gioia di vivere, l’amore per le cose. Ho ancora voglia di mettermi in gioco

Quando ho creato Guru, l’ho fatto seguendo dei valori molto forti a livello lavorativo: volevo creare qualcosa di grande, con la consapevolezza di un ragazzo di vent’anni che vuole imparare a muoversi nel mondo dell’imprenditoria con le proprie gambe. Ho perso il padre quando avevo cinque anni e mia madre ha sempre lavorato tanto, di conseguenza mi sono sempre dovuto formare autonomamente. Quando mi è esploso il successo tra le mani sono emerse delle debolezze, come tratti della mia personalità e della mia struttura. Ero un ragazzo pronto a lavorare, pronto ad emergere, ma pur sempre un essere umano, nel bene e nel male. Uno sviluppo aziendale che vede una crescita da zero a cento milioni in cinque anni era qualcosa di straordinario: erano gli anni stupendi, da favola – il 2000 – in cui sembrava che far funzionare le cose fosse molto semplice. La mia spregiudicatezza, tratto fondamentale della mia personalità e conseguenza della mia giovinezza, mi ha portato ad essere sicuro di me stesso gestendo un brand di riferimento europeo”

Ci sono stati molti momenti in cui ho davvero capito di avercela fatta. In particolare, il più emblematico è stato quando il fondo italiano di LVMH mi ha offerto circa ottanta milioni per l’acquisto del 40% del marchio. Io non ho accettato: la mia impostazione lavorativa è sempre stata quella di andare avanti con le mie forze, di essere io a prendere le decisioni e di assumermi le responsabilità del mio brand. Ero, pur sempre, un ragazzo normale – un lavoratore. Ad oggi, essere acquisiti da un fondo è un’opportunità grandiosa, penso che sia la cosa migliore che può capitare ad un imprenditore. A quel tempo, sempre grazie ed a causa della mia giovinezza, ho ragionato in maniera diversa – sbagliando”

Il mio punto di riferimento imprenditoriale? Briatore. È una persona pratica, semplice, che sa andare dritta al punto. Per certi aspetti mi sono sempre rispecchiato ed ispirato a lui. La mia famiglia mi ha donato la forza di attraversare i momenti di ascesa, così come quelli di difficoltà. Ci ho messo del tempo a capire quali fossero le priorità del mio cammino: per un periodo ho fatto molta fatica a staccarmi dalla tossicodipendenza, anche mentalmente era una distrazione a tempo pieno. Ho faticato per riportare l’asse della mia vita su me stesso e, ancor più, sulle mie figlie e sulla mia famiglia. Col tempo ho capito quanto sia importante saper apprezzare le cose che si hanno, le relazioni umane che si intessono nel corso della vita – quelle relazioni che determinano la nostra vita. Io l’ho capito tardi ma, come mi ripeto spesso, meglio tardi che mai. Se potessi tornare indietro, cercherei di non farmi assorbire dalle cose sbagliate, prendendomi cura di me stesso. Vorrei non aver mai conosciuto il mondo della droga, capire che si tratta di qualcosa di sterile. La vita è fatta di scelte, più o meno corrette. La droga implica spegnere l’interruttore generale del sentire, della vita. Se tornassi indietro, di sicuro non ripercorrerei lo stesso percorso. Quando mi capita di raccontare la mia storia ai ragazzi delle scuole sottolineo sempre questo aspetto, nella speranza che non compromettano le loro storie come ho fatto io. Ne sono uscito, certo, ma è stato arduo

La professionalità, dopo certe esperienze traumatiche e complesse che vivi, è difficile da recuperare. Si ricostruisce in modo lento e, generalmente, le strade sono due: o continuare ad affondare nel baratro, o rialzarsi – con tutta la difficoltà che questo comporta. Quando scegli di continuare con ciò che ti fa stare male, la vita non può che peggiorare, sgretolandosi tra le mani. In un giorno puoi buttare tutto all’aria, in dieci anni puoi provare a ristabilire l’ordine”

Ad oggi “Guru” continua a crescere, ho diversi progetti per le mani, tra cui “Malgrado me”. Non lavoro solo con chi si interessa di moda, gli ambiti sono disparati e questo è indice di gradimento, di successo. Dove voglio arrivare? Il percorso è ancora lungo, ho in mente di tornare a fare grandi cose

Il meccanismo promozionale è cambiato moltissimo. Sto, quotidianamente, cercando di interpretarlo. Ritengo che sia abbastanza scorretto che un’idea, un progetto, un brand – ad oggi – per essere realmente apprezzato, debba passare sotto la lente dei social. Ci sono dei passaggi commerciali che erano importanti e fondamentali vent’anni fa e che, ancora oggi, devono continuare ad esserlo. La formazione del brand avveniva attraverso un’idea che si concretizzava prima nel mondo – commercialmente parlando, nelle vetrine – e poi si apriva alla dimensione digitale. A mio parere, essere subito inseriti nel mondo dell’online significa saltare dei passaggi fondamentali, atti alla formazione solida del brand in questione. Ad oggi non sappiamo più utilizzare i mezzi fisici per comunicare. È chiaro, attualmente il mondo commerciale offre strade che vent’anni fa non esistevano – nel bene e nel male”

“Per essere un imprenditore di successo, secondo me, è importante preservare, credere, avere una grand voglia di vivere. Gli anni in cui ho iniziato io erano spettacolari, una garanzia per chi – come me – voleva espandersi commercialmente. Sono stati la massima espressione del commercio e dell’imprenditoria. Sapere credere ed avere fiducia in un’idea penso che sia molto importante e, con la giusta dose di impegno, molto gratificante. Logicamente ci sono momenti duri, momenti che non sono facili da oltrepassare

Le esperienze negative servono ad imparare a non commettere più gli stessi errori. Bisogna ragionarci, accoglierle e saperle capire – solo così le si può rifiutare in futuro. Ho vissuto momenti davvero drammatici: l’arresto, perdere tutto… Per riprendere la mia vita in mano, bisogna saper prendere coscienza del male si ha fatto, del dolore che si è causato con le proprie scelte. Non si può rimanere indifferenti”

Ad oggi ho diversi sogni, tra continuare a stare bene. Rimanere nella mia zona di comfort – che è anche la zona di salute e benessere fisico e mentale – è una priorità assoluta. A questo segue, ovviamente, la volontà di ritrovarmi come imprenditore. Non sento la mancanza di un’azienda da milioni di euro, sono contento di essere chi sono. Sono convinto che la vita mi riservi ancora molte sorprese positive

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