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Mattia Caracciolo

Libriamo in volo sulla vita, osserviamola in tutte le sue sfaccettature e apprezziamone la varietà. Le illustrazioni – e descrizioni – di Mattia Caracciolo ci insegnano a vivere seguendo la nostra vena naturalmente umana. Godiamo insieme delle perfezioni imperfette, esaltiamo l’amore e insieme la solitudine, conquistiamo noi stessi nella consapevolezza di doverci pur perdere.

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 “Mi chiamo Mattia Caracciolo, sono nato nel 1989 a Taranto. Nel 1995 mi sono trasferito con i miei genitori a Thiene, in provincia di Vicenza. Ho un fortissimo legame con la mia terra d’origine, la sede di un’infanzia che ricordo come immensamente positiva”

I miei genitori decisero di trasferirsi in Veneto per costruirsi una vita in città. È stato un percorso di crescita e difficoltà: integrarsi in una realtà così diversa da quella cui si è abituati è davvero arduo. Allo stesso modo, scoprirsi omosessuali a quindici anni in una città di provincia è estremamente complesso. Mi sono sempre sentito un outsider, in continuo e costante contrasto con l’ambiente che mi circondava. Essere creativo mi ha permesso di dar sfogo a questa scissione. In primis, ho iniziato a cantare. Ho cantato fino a vent’anni in maniera assolutamente seria. Ho iniziato a quindici anni a cantare in un coro giovanile, col sogno di diventare una cantante professionista. Mi sono sempre messo in gioco, pur rimanendo essenzialmente sempre ancorato ai due poli fondamentali: il canto e il disegno. Nel 2008 ho partecipato a X Factor come sfidante: è stata una bella esperienza dalla quale è emersa la possibilità di produrre un disco con un’etichetta indipendente di Vicenza. Successivamente ho declinato l’idea, dopo aver capito che legarmi all’etichetta avrebbe compromesso la totale espressione della mia sessualità. Non ho mai voluto nascondere la mia identità: ho sempre saputo di essere omosessuale. Ho esplorato la mia sessualità nei suoi vari aspetti. Attualmente desidero poter costruire una famiglia ma, in Italia, è davvero difficile”

“Dopo le superiori, parallelamente al termine della mia carriera canora a causa di vincoli espressivi estremamente impositivi, ho deciso di intraprendere la carriera artistica. Mi sono avvicinato all’illustrazione. Ho studiato un anno a Padova, presso la scuola Comics. Non ho terminato quel percorso: ho preso la decisione di trasferirmi a Bologna e frequentare l’Accademia delle Belle Arti. Bologna è stata una città in cui mi sono trovato molto bene ma non mi ha mai aiutato ad esprimermi completamente. Durante il periodo bolognese – precisamente nel 2014 – ho concepito “Charlatan”: un personaggio illustrato nella forma di un piccolo pesce che nuota controcorrente”

“È stato un periodo davvero particolare. Vivevo una relazione con una persona molto più grande di me e, per quanto andasse bene, sentivo di soffocare in una bolla. Non ero a mio agio. Ho iniziato a seguire un percorso di terapia in cui la terapista mi chiedeva di disegnare durante le sedute. Un giorno disegnai un pesce che usciva da un bicchiere. Io non mi sentivo un pesce fuor d’acqua, però volevo uscire da un posto che mi costringeva in un circuito che non mi piaceva più. Charlatan è nato così. Un pesce cantastorie cui nessuno presta attenzione: una situazione simile a quello che ho vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza. Charlatan è diventato anche un brand, che poi ho deciso di chiudere. Non volevo che il mio pesce diventasse un marchio, preferivo che fosse parte di un percorso creativo più ampio e peculiare. Con l’avvento dell’illustrazione digitale credo di aver trovato la mia prima forma”

“Benché Bologna mi abbia arricchito sia a livello personale che lavorativo, riesco comunque a capire il motivo della necessaria chiusura di questo capitolo. Semplicemente non era la mia città, né il luogo dove mi sarei voluto fermare lavorativamente. L’essermi spostato a Venezia ha apportato solo positività: mi sono sentito accolto e abbracciato. Mi sono sentito a casa”

“Il Veneto ha sempre dimostrato una grossa freddezza, a livello di rapporti umani. Bologna presentava un’enorme comunità LGBT, anche dovuta alla presenza di moltissimi studenti universitari. Nonostante questo, una volta ritornato in Veneto mi sono reso conto di non appartenere ad altro luogo che a questo. Bologna è stata un’occasione di esplorazione di me stesso, sia dal punto di vista artistico che personale e sentimentale: una della mie più importanti relazioni è nata proprio a Bologna”

“Non sono mai stato fortunato in ambito sentimentale: ho sempre trovato persone più grandi con le quali non c’era sintonia, oppure persone con cui non riuscivo a convivere perfettamente. Queste esperienze mi hanno permesso di diventare più forte e schermato. Non smetto di sognare la relazione ideale e, nei miei disegni, parlo di coppie che concretizzano i miei desideri. Così come descrivo già che desidero per me, allo stesso modo parlo di ciò che vorrei che tutti potessero trovare. In Italia la situazione è molto difficoltosa, le mentalità sono ancora molto retrograde e arretrate. Spero che si possano gettare le basi per un futuro più roseo, soprattutto a livello politico. La situazione politica arretrata mi spinge ad essere ancora più convinto dei miei obiettivi, a lavorare in direzione ostinata e contraria. Voglio proporre un immaginario luminoso, che possa essere un faro di speranza. Tante persone mi scrivono, anche dall’estero, per farmi sapere che i miei disegni li incoraggiano. Ho indirizzato la mia carriera artistica come una missione nei confronti di chi mi guarda e mi segue: non mi interessa essere famoso, ma vivere quello che faccio”

“Mi è sempre piaciuto raccontare storie. Amo immaginare mondi paralleli per me e per gli altri. Voglio vivere in un mondo che possa apprezzare l’emozione e la fantasia. Non mi importa cosa pensano le persone non mi influenza in nessun modo. In passato ho ricercato l’approvazione degli altri, ora invece spero solo di piacere a chi davvero mi apprezza. Disegnare è una costante quotidiana, sia nei momenti felici che in quelli negativi”

“Non mi sono mai sentito un artista, anche se la mia vena artistica è sempre stata molto sviluppata sin da bambino. La creatività è unione di curiosità, fantasia e voglia di creare. Mi sono sentito un artista solo quando ho ricevuto delle soddisfazioni professionali: durante le mostre, con le collaborazioni importanti o dopo essermi visto sui giornali”

“Ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo del disegno con illustrazioni sul cibo. Ora non le realizzo più. Prendevo, per esempio, una fragola e la facevo diventare una gonna, una tartina diventava una gonna… e via così! Dopo di me hanno iniziato a farlo in molti e io, che non avevo sfruttato quel linguaggio in un mio proprio libro o per lavorare con le aziende, sono stato sfortunato. Nel 2016 il mondo dei social ha iniziato ad essere una piattaforma anche lavorativa, in questo senso”

Ho collaborato con numerose aziende per la creazione di contenuti digitali: un mix omogeneo tra illustrazione e comunicazione social. Ho lavorato come illustratore per Lush, Alberta Ferretti, Roberto Collina, Ippolita Jewerly. Tutti i brand mi hanno trovato con Instagram, mi hanno sempre contattato loro. Mi sarebbe sempre piaciuto illustrare per il New Yorker e New York Times, ma ho deciso di non inviare nessuna candidatura: ritengo di aver trovato la mia dimensione in cui che faccio, sia come freelance che dipendente di Unobravo

“In “Unobravo” presto le mie competenze per raccontare un storia che aiuti a fare del bene. Il tema è la salute mentale. Il mio percorso di artista freelance mi vede concentrato sullo sviluppo di illustrazioni che tocchino il tema dell’amore, utilizzando anche il personaggio di Charlatan. Unobravo è uno degli ultimi traguardi che ho raggiunto qui a Venezia: sono stato assunto da questa start-up che, nell’ultimo anno, è cresciuta moltissimo. Il loro obiettivo è quello di proporre una comunicazione che sia riconoscibile – un metodo che non molte start-up realizzano. La sua funzione è quella di fornire servizi di terapia online. Non avrei mai immaginato di riuscire a trovare un lavoro come dipendente. Non ho azzerato il mio stile nella creazione di questo nuovo progetto: ho capito come far convergere i miei due mondi. Unobravo fa del bene e, negli ultimi mesi, ha ricevuto un forte riscontro dopo aver vinto il concordo di Chiara Ferragni con Pantene, chiudendo un round di investimenti che ha supportato aziende note – quali Twitter, Tumblr ecc.”

“Mi posso vedere in due modi nel futuro. Mi vedo a Venezia a svolgere una professione ben strutturata nell’ambito artistico, con un marito, una figlia, un bassotto, una barca e la casa. Tutti i disegni che realizzo rappresentano un ragazzo di Venezia. Mi ha fatto innamorare di Venezia e di lui: lui è sparito dalla mia vita, Venezia è rimasta. Lo ringrazio per avermi fatto capire qual è il tipo d’uomo che mi piace, prima non avevo le idee così chiare. Da quel momento sono sempre stato molto dettagliato nelle descrizioni. Non sono più riuscito a provare emozioni forti come con lui: desidero essere libero e, ad un certo punto, poter trovare la mia forma e il mio ritmo di vita. Non posso sapere che cosa succederà”

“Allo stesso tempo, potrei scegliere di mollare tutto e girare il mondo a pulire le spiagge, i mari e gli oceani. Il mio pesce – oltre al essere sinonimo di libertà, voglia di vivere e curiosità – è anche il portavoce della necessità di ecosostenibilità. Sono molto preoccupato per il cambiamento climatico anche se riconosco la fatica di cambiare le proprie abitudini per renderle più sostenibili”

“Non fatico a vedermi alla Canarie mentre faccio surf e disegno i miei pesci!”

“Una parte di me è legata alla condizione in cui siamo cresciuti tutti: la famiglia, la casa e il marito. Una famiglia tradizionale con la mia visione. Un’altra parte di me vorrebbe essere libero da qualsiasi vincolo e vivere in modo completamente diverso.”

“Non forzo le cose affinché accadano, se non agendo normalmente. Mi aspetto che le cose accadano da sole”

Pratico il Buddismo Nam Myoho Renge Kyo da undici anni. Questa pratica mi porta a ragionare sulla felicità: felicità assoluta e relativa. La prima si ha quando riesci in qualcosa, ottieni una promozione, conosci una persona di cui ti innamori, passi un esame o compri una nuova macchina. La seconda è qualcosa che nessuno può toglierti, perché non è vincolata a nulla se non al nostro sé, sia nei momenti felici che in quelli bui. Credo nella legge dell’attrazione: ho sempre cercato di attirare la positività e, con il Buddismo, ho imparato che anche i momenti negativi hanno necessità di esistenza”

“La mia illustrazione è nata ed ha preso piede con l’avvento dei social. Il mondo digitale convive con quello manuale della serigrafia che ho realizzato in collaborazione con la Galleria Garance & Marion. Con loro sto esponendo in tutto il Veneto. Oggi – rispetto a quando mi sentivo un outsider – mi sento veneziano e i miei pesci nuotano abilmente e velocissimi. Stiamo a vedere se vorranno rimanere sempre qui. Venezia mi ha portato fortuna, sia a livello lavorativo che sentimentale!”

“Ho appena pubblicato un libro negli Stati Uniti. Prima di venire a Venezia, il mio sogno era vivere a San Francisco. Venezia è un’ottima via di mezzo, per adesso. Continuerò sempre a rincorrere i miei sogni per il futuro. La vita è costruita su molti obiettivi, ma chi può veramente dire come andranno le cose?”

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