Non Una Di Meno Padova

Evidenziare le contraddizioni della nostra società e capire come scardinare questo sistema sono gli obiettivi che le compagne Non Una Di Meno Padova portano avanti ogni giorno, riunendosi in assemblee e tavoli di discussione specifici e facendo da megafono a chi cerca di combattere le situazioni di svantaggio.

Non Una Di Meno

Ale: “Io sono Ale e faccio parte dell’assemblea di NonUnaDiMeno Padova da circa sei anni. È un’assemblea che attraverso per tante ragioni, a cominciare dal mondo del lavoro. In particolare mi ha arricchito molto riconoscere le categorie di lavoro produttivo e lavoro riproduttivo, quindi quel carico di cura che tendenzialmente ricade sulle spalle delle donne. Si tratta di un tipo di lavoro invisibilizzato, gratuito e dato completamente per scontato. Io stessa nel corso della mia vita ho sempre svolto e svolgo tutt’ora questo tipo di carico, però frequentando l’assemblea di NonUnaDiMeno ho imparato a nominare quali sono le contraddizioni che si vivono all’interno di questa società e a inquadrare che tipo di lavoro ricade sulle nostre spalle in una maniera ingiusta”

Emilia: “Io sono Emilia e partecipo all’assemblea da qualche mese, nonostante sia tornata a vivere a Padova da quasi tre anni e abbia sempre gravitato attorno alle azioni di NonUnaDiMeno. Ho sempre preso parte a movimenti transfemministi, ho vissuto in America Latina e quindi ho visto nascere anche NiUnaMenos in Cile. Diciamo che, personalmente, arrivando a Padova è stato abbastanza naturale riabbracciare quel tipo di militanza. Sono in NonUnaDiMeno perché credo nel soggetto del movimento politico. Penso che oggi sia uno dei pochi movimenti che ha il coraggio di nominare le contraddizioni della nostra società e soprattutto che lo faccia da una prospettiva di cura sia esterna e collettiva, ma anche con le persone che lo attraversano. Penso inoltre che sia un soggetto politico nazionale e transnazionale molto potente

Ale: “Un ulteriore motivo che mi ha spinta nel corso degli anni a far parte di NonUnaDiMeno è la possibilità di intervenire all’interno di uno spazio sicuro a cui tutte possono prendere parte senza che ci sia la paura di sbagliare. Questo significa che, a mio avviso, cade quella sorta di performance che a volte può esserci all’interno dei movimenti, che porta ad una “deriva accademica”. All’interno di NonUnaDiMeno c’è la possibilità di partecipare a un dibattito, di costruirlo, anche se magari un determinato libro non lo si è mai letto. Ci rendiamo perfettamente conto che le nostre vite sono frenetiche, spesso molto precarie e all’interno del movimento ci sono sicuramente persone che hanno poco tempo a livello pratico da spendere. Nonostante questo, dal mio punto di vista si creano delle situazioni che sono molto rigeneranti all’interno della frenesia quotidiana, delle vere e proprie boccate d’ossigeno”

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Ale: “NonUnaDiMeno è un movimento nazionale e transnazionale che in Italia si articola in nodi territoriali che nascono e si collegano tra le diverse città. Non è un collettivo, né tantomeno un partito, quindi non ha quella classica organizzazione verticale, bensì ha un’organizzazione orizzontale. Le compagne che attraversano l’assemblea non hanno una gerarchia, ci si dota di un metodo assembleare pubblico che a Padova nello specifico si traduce in assemblee che possono essere plenarie o specifici tavoli di lavoro, che riguardano temi come formazione, salute, genitorialità o accessibilità. Queste assemblee vengono pubblicizzate tendenzialmente tramite i social o nei canali telegram, un po’ valorizzati in questo periodo anche grazie alla suddivisione in tavoli. I diversi tavoli rispondono all’esigenza, di molte, di tempo e di competenze. Ovviamente una compagna che attraversa l’assemblea difficilmente può partecipare a tutti i tavoli e quindi sceglie quello che le interessa di più rispetto alla propria vita e alle proprie possibilità”

Emilia: “NonUnaDiMeno è nata nel 2016 come movimento nazionale. Quando parliamo di movimento nazionale e transnazionale, questo si traduce proprio in un appello globale lanciato da NiUnaMenos Argentina nel 2017, per costruire insieme il primo sciopero transfemminista. In quel momento c’è stata una mobilitazione a livello nazionale. Questo movimento si concretizza nelle varie città con dei nodi territoriali che funzionano in maniera indipendente tra loro ma molto simile. Questa è una cosa secondo me molto importante e innovativa nel modo di fare politica: crediamo in una maniera di far politica transfemminista, quindi non gerarchica, orizzontale e condivisa. Il nazionale non è un sovra organo che dirige le varie città, è un insieme di nodi territoriali che discute di ordini del giorno, di problematiche a livello nazionale, desideri, rivendicazioni, richieste. Una cosa molto importante e innovativa è che nelle assemblee non decidiamo le cose a maggioranza tramite voto, ma attraverso un consenso. Il consenso è un processo, molte volte faticoso, che ci interroga dal punto di vista personale, che per noi è estremamente politico e deriva dalle relazioni di fiducia che si creano in quei momenti”

Ale: “Sono molti i riscontri ottenuti da NonUnaDiMeno. Laddove oggi sul mio posto di lavoro, a scuola, noto un cambio di passo da parte di colleghe, colleghi, dirigenza e componente studentesca, io credo che questo cambiamento sia dovuto anche ai contenuti che NonUnaDiMeno, e in generale il movimento transfemminista, riesce a portare avanti, contaminando molte situazioni. Penso anche a lotte alle quali NonUnaDiMeno ha fatto da megafono, organizzate dai sindacati come ADL Cobas qui a Padova, ad esempio. In quel caso NonUnaDiMeno aveva appoggiato le lavoratrici delle pulizie dell’Ospedale di Piove di Sacco o dell’Ikea, seguite da ADL, andando fisicamente in presidio all’8 marzo davanti all’ospedale e contribuendo a dar spazio alle voci delle lavoratrici. Lo scorso anno è stata organizzata anche un’iniziativa di autodifesa dalle molestie sul luogo di lavoro con le lavoratrici dei magazzini Geox di Treviso. Ci sono stati altri casi invece in cui NonUnaDiMeno ha sviluppato delle iniziative culturali, penso ad esempio alla presentazione di “Sindrome Italia”, che c’è stata l’anno scorso, che ha dato spazio alla sofferenza che le collaboratrici familiari provenienti dai paesi dell’Est provano in questo spostamento tra Italia e paese d’origine, con tutte le contraddizioni personali e familiari che si portano dietro. È chiaro che NonUnaDiMeno non si sostituisce e non può sostituirsi ai sindacati perché non è il suo ruolo, però funziona da megafono

Emilia: “Mi piace molto l’espressione che ha usato Ale, “Fare da megafono”, perché penso che ci identifichi come movimento. Una grande conquista che a me viene in mente è l’inversione di rotta, se non proprio la rottura, della concezione della giornata dell’8 marzo. Questo giorno non è più visto come una festa in cui si celebra la donna, ma come una giornata di lotta e rivendicazione dei diritti e soprattutto di sciopero da un sistema patriarcale che subiamo, come donne e soggettività libere, molto più di qualsiasi altra componente di questa società. Una giornata quindi di sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, in cui il mondo si ferma. Se l’8 marzo tutte le donne del mondo si mettono a braccia incrociate e scioperano, rivendicando il proprio diritto di stare in un mondo che vorremmo, si va a creare un cortocircuito con tutti quei meccanismi del sistema che va avanti grazie a noi, fondamentalmente. Questo penso che sia un risultato grandissimo non solo a livello territoriale ma transnazionale, è un cambio di rotta molto importante”

Ale: “Un riscontro concreto di NonUnaDiMeno è rappresentato anche dalla rete di alleanze che ha creato nel tempo. Nello scorso anno, in particolare, Nudm è stata molto legata al comitato Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo, facendo un lavoro di megafono rispetto alle cosiddette “malattie invisibili”, invisibili perché il sistema sanitario nazionale non le riconosce o le riconosce parzialmente. Questo è stato estremamente utile a migliaia e migliaia di persone, comprese quelle che non soffrono di queste patologie. A me, ad esempio, questa esperienza ha dato nuovi strumenti per poter conoscere determinate situazioni e approfondire un aspetto che ho sempre dato per scontato, ovvero il fatto che anche la medicina sia calibrata su un modello patriarcale, sull’idealtipo di uomo bianco normopeso. Anche in questo caso, la necessità di una medicina transfemminista è un contenuto che Nudm sta continuando a valorizzare e credo che questo sia un riscontro pratico, utile e necessario”

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Ale: “A Padova Nudm si riunisce tendenzialmente il mercoledì per l’assemblea plenaria, con un ordine del giorno che viene pubblicizzato tramite Instagram, Facebook e i nostri canali Telegram, ai quali le persone possono accedere e iscriversi per restare aggiornate sugli eventi che si organizzano in città. Esiste poi un’assemblea di restituzione dei tavoli, che come dicevamo trattano argomenti più specifici. Questi tavoli racchiudono compagne, attiviste o semplicemente persone che attraversano l’assemblea di Nudm interessate ad approfondire determinate questioni e a darsi una continuità di intervento. I tavoli non sono però indipendenti, non prenderebbero mai una loro decisione senza prima essere passati per l’assemblea che, come diceva Emilia prima, è il solo momento di fatto decisionale”

Emilia: “Infine abbiamo un’assemblea di cura, dedicata alle persone che si impegnano a costruire il percorso di NonUnaDiMeno. Si tratta di uno spazio molto bello perché è un momento in cui si dà importanza alle relazioni e durante il quale fondamentalmente ci conosciamo, ci formiamo e rinnoviamo il nostro impegno politico. Tutto questo si traduce poi in sorellanza. È uno spazio sicuro, in cui non si ha paura di sbagliare o di scontrarsi perché noi assumiamo le nostre contraddizioni”

Ale: “Tra i nostri progetti futuri rientra sicuramente il continuo aggiornamento dei materiali che produciamo e mettiamo a disposizione di tutte, in maniera pubblica e gratuita. Parlo ad esempio delle guide: in particolare il tavolo salute, lo scorso anno, ha prodotto una guida all’interruzione volontaria di gravidanza. Questa è una tematica da sempre presente nel nostro tavolo e nella nostra pratica, abbiamo anche accompagnato alcune persone che non sapevano orientarsi o che, per problemi di burocrazia, venivano costantemente ostacolate. La persona che abbiamo supportato l’anno scorso ha affermato che senza l’assemblea non avrebbe saputo come comportarsi poiché, in mancanza di una tessera sanitaria, avrebbe dovuto rivolgersi a un’assicurazione privata che non poteva permettersi. Sicuramente, quindi, la questione dell’interruzione volontaria di gravidanza sarà una battaglia che continuerà a essere fortemente di tutte. Abbiamo poi una guida contro la violenza ostetrica e ginecologica, anche questa non definitiva. La cosa bella di Nudm è che si aggregano persone con competenze molto diverse che vengono messe a disposizione di tutte e quindi anche le guide sono strumenti che man mano si aggiornano”

Emilia: “Un’altra cosa che facciamo e sicuramente continueremo a fare sono le consultorie, che sono momenti di autoformazione e formazione. Sono spazi aperti che si strutturano in base alle tematiche che derivano dall’assemblea, quindi tendenzialmente genitorialità, lavoro, salute. Alcune compagne seguono anche dei laboratori nelle scuole, per aiutare a riconoscere la violenza di genere. Tutte queste iniziative hanno l’obiettivo politico di creare degli strumenti di autodifesa in un sistema che ogni giorno ci violenta sotto vari punti di vista”

Avvicinarsi a NonUnaDiMeno è molto semplice. Funzioniamo molto con i social, dove rendiamo pubbliche le assemblee cittadine con l’ordine del giorno, i tavoli e le varie iniziative, e poi volantinaggio e passaparola. Cerchiamo di fare più rete possibile, sia fisica che digitale. Non abbiamo una sede ma facciamo in modo che gli spazi che utilizziamo per le assemblee siano accessibili a tutte. Se una persona prima di partecipare ad un’assemblea ha voglia di un incontro conoscitivo o di un confronto, ci può tranquillamente contattare sia per mail che nei nostri canali. Un’altra cosa importante è che, lo ribadisco, non sono assemblee performative in cui si deve dimostrare di sapere.  Sono assemblee in cui crediamo che tutte le persone che si sentono scomode in questo sistema e hanno voglia di scardinarlo possono arrivarci formandosi insieme. Sono momenti generativi in cui si pensa, con una prospettiva molto concreta e con un apparato teorico molto forte, a come cambiare un sistema in cui non ci sentiamo comode”

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