Polisportiva SanPrecario
(Stefano, Giuseppe)

Quando “fare squadra” diventa letterale: una polisportiva che si impegna nella lotta alle discriminazioni. Un gruppo che capisce l’importanza dello sport, da tutti i punti di vista, lanciando iniziative a livello europeo come quella per l’introduzione di una “Nona competenza”. Con il grande obiettivo di portare a casa, oltre che le vittorie sul campo, anche qualche vittoria per i diritti universali di praticare sport e gareggiare insieme.

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Stefano: “Io sono Stefano, ho trentasette anni e sono un ex calciatore della Polisportiva SanPrecario, dalla sua Fondazione nel 2007. La Polisportiva è nata nel contesto del movimento antagonista padovano e io mi sono avvicinato a questa realtà un po’ perché giocavo a calcio e un po’ perché facevo parte del movimento studentesco. Ho smesso di giocare perché ormai sono vecchio e le ginocchia stanno male però adesso sono un attivista. Sto dietro ai progetti e a tutto quello che sta attorno alla parte sportiva della Polisportiva”

Giuseppe: “Io sono Giuseppe, ho trentacinque anni e sono anch’io un ex calciatore. Mi sono avvicinato alla SanPrecario qualche anno dopo la sua fondazione, tramite il passaparola all’università. Adesso mi impegno sul lato pratico. Seguo anche un po’ di progetti però do una mano soprattutto per l’organizzazione, la tifoseria e gli spostamenti”

“Noi siamo una ASD, cioè un’ Associazione Sportiva Dilettantistica. Ad oggi abbiamo sei discipline: calcio, volley, calcetto maschile, basket, touch e calcetto femminile, l’ultima arrivata di quest’anno”

Stefano: “Come polisportiva ci autofinanziamo. Chi fa sport con noi versa una quota annuale unica di cento euro, che in realtà è inferiore ai costi dello sport che pratica. È attraverso la partecipazione alle altre iniziative, come serate, festival e progetti che la società finanzia le attività sportive. Questo autofinanziamento è autonomo e indipendente e viene dai soci, non abbiamo grandi sponsor e non paghiamo nessuno. Sul piano gestionale invece ci autogestiamo. C’è un organigramma che indica i diversi ruoli ma l’organo più importante e vivo è l’assemblea. Le assemblee di gestione sono aperte, orizzontali e tutte le decisioni della Polisportiva si prendono lì”

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Stefano: “La SanPrecario è nata con una squadra di calcio orientata in maniera sociale, politica, con l’obiettivo di promuovere determinati ideali che non sono stati sempre scontati nella cultura sportiva. Parlo di valori come la lotta alle discriminazioni, l’inclusione sociale, lo sport come strumento educativo emancipativo. A questo connotato antidiscriminatorio, la Polisportiva affianca un’altra cosa interessante, cioè quella di utilizzare le partite come momenti di aggregazione e non di conflittualità fra le squadre, facendo il cosiddetto “terzo tempo”. Fin dal primo anno, quindi, alla fine delle partite invitiamo i tifosi avversari, la squadra avversaria e l’arbitro a mangiare assieme a noi, creando una dimensione di festa”

“Un passaggio fondamentale nella storia della Polisportiva riguarda la questione dei tesseramenti. Il calcio giocava in Federazione e gli atleti provenienti da paesi extra UE, ragazzi giovani e senza velleità sportive, che come noi volevano giocare a pallone, per il regolamento FIGC potevano allenarsi ma non giocare alla partita. Abbiamo quindi avviato due iniziative per cambiare il regolamento: “Gioco anch’io” e “We want to play”. Le due campagne si riferivano allo stesso regolamento federale e con l’aiuto di polisportive simili e avvocati si sono diffuse in tutta Italia. Alla fine siamo riusciti a modificare il regolamento, permettendo così a migliaia di ragazzi di giocare”

“Dentro questa polisportiva c’è sempre stato un equilibrio fra due componenti: da una parte la pratica sportiva, improntata sul benessere individuale, e dall’altra la trasformazione sociale. La cosa interessante è che nel momento in cui non si è più potuto praticare sport, durante la pandemia, la dimensione sociale si è adattata in automatico da parte degli atleti, dando il via ad una serie di progetti di mutualismo come il recupero alimentare e la distribuzione della spesa ai soggetti deboli che non potevano uscire”

“Abbiamo anche un doposcuola, dedicato a figli di migranti che abitano in questa zona dell’Arcella, dove c’è comunque una dimensione di marginalità e di barriera sociale. È un servizio gratuito, si fa lezione una o due volte alla settimana per quindici o venti ragazzini e ragazzine, in una dimensione educativa relazionale e anti-discriminatoria. Facendo un’indagine sui ragazzi di questo contesto sociale abbiamo scoperto che l’80% non aveva mai praticato sport e quindi abbiamo deciso di affiancare al doposcuola un progetto di avviamento sportivo. Un giorno a settimana, grazie al contributo di altre società, ragazze e ragazzi imparano i  fondamentali di diverse discipline assieme”

Giuseppe: “I maggiori problemi per le polisportive italiane indipendenti e autogestite, come noi, riguardano spazi e costi della pratica sportiva. Gli spazi ci sono però costano tanto e sono monopolizzati. Il problema delle tariffe invece molto spesso si riflette sui bambini, l’80% non pratica sport perché l’attività è molto costosa e magari la famiglia non può permettersela. Se facciamo un discorso di benessere mentale e fisico per la persona, bisognerebbe riuscire a rendere lo sport accessibile sul piano dei costi”

Stefano: “A partire da qui si aprono poi diverse questioni, come quella dei playground. In città ci sono un sacco di vuoti urbani dove si genera il degrado. Un certo tipo di politica risponde al degrado levando le panchine e mandando tutti a casa, mentre quello che abbiamo fatto noi è stato rifunzionalizzarli e renderli praticabili. Se vai nei prati, tagli l’erba, ci metti due porte o una rete da volley, la gente si incontra e inizia a giocare. Questo tipo di percorso è stato poi assunto anche dalla giunta comunale, che ha iniziato a costruire e ristrutturare una serie di playground in giro per la città”

“Il nostro obiettivo principale al momento riguarda la “nona competenza“, che riassume un po’ la nostra concezione dello sport. L’Unione Europea ha stilato otto macroaree, chiamate competenze, che sono dei punti di riferimento sul piano dell’educazione e della formazione per i cittadini degli Stati membri. Non c’è nessun tipo di riferimento alla salute e allo sport e questa è una lacuna gigantesca che va colmata. Abbiamo quindi attivato questo percorso che vuole arrivare fino a Bruxelles, per chiedere di  aggiungere una nona competenza che riguardi il benessere fisico, il diritto a praticare attività atletico-motorie e l’importanza dell’ attività sportiva nella crescita delle persone. L’abbiamo attivato attraverso un dibattito di lancio, l’apertura di un sito e una raccolta firme su “Change.org”, che adesso verrà rilanciata attraverso una serie di iniziative. L’altra cosa bella di questa iniziativa è che è stata lanciata anche dal settore universitario e tra i firmatari ci sono componenti sociali differenti, tra cui medici dello sport e docenti universitari”

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