Trucco al naturale

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Quello della sostenibilità è un tema fondamentale, che entra nella quotidianità di ognuno di noi e che nel tempo ha portato a modificare le nostre abitudini di vita. Questa settimana ne abbiamo parlato con Ellen Beauty Factory, che ci ha dato il suo punto di vista sulle azioni che si possono intraprendere, nel settore del beauty, per avere un approccio più sostenibile e responsabile dal punto di vista ambientale.

Prima di capire come questo possa essere applicato al mondo della cosmetica, è innanzitutto necessario chiarire il concetto di sostenibilità, introdotto nel corso della prima conferenza ONU sull’ambiente del 1972. Il termine indica infatti una condizione di sviluppo che sia in grado di soddisfare le esigenze della generazione presente senza compromettere però la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie. Con questo scopo, l’Europa sta lavorando per diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, impegnandosi a ridurre entro il 2030 le emissioni di almeno il 55%, grazie a obiettivi climatici giuridicamente vincolanti che riguardano tutti i settori chiave dell’economia.

Se per cittadini e consumatori questo si traduce in piccole accortezze da adottare nella vita di tutti i giorni per scelte più responsabili, per le aziende questo significa adottare una serie di principi e regole che le guidino nella trasformazione sostenibile.

Ma, oltre alle ricadute positive sull’ambiente e a lungo andare sui costi sostenuti dalle aziende, negli ultimi anni la sostenibilità sembra essersi configurata come un vero e proprio elemento strategico che, se comunicato correttamente, è in grado di guidare e attrarre i consumatori. Infatti, secondo uno studio condotto nel 2021 dalla società di consulenza manageriale Simon-Kucher & Partners, il 60% dei consumatori nel mondo considererebbe la sostenibilità come un importantissimo criterio nella scelta dell’acquisto e il 35% sarebbe disposto a spendere di più per prodotti e servizi sostenibili (soprattutto Gen Z e Millennials).

Quello della cosmetica rappresenta per l’Italia un settore di spicco, con un mercato che vale ben 15 miliardi di euro ed esportazioni del valore di 7 miliardi di euro.

Come per altre realtà però, per il mondo del beauty il tema della sostenibilità è anche un’enorme sfida. Il settore cosmetico rappresenta infatti il quarto maggior utilizzatore di plastica per gli imballaggi, dopo cibo e bevande, packaging industriale e settore farmaceutico. Stando ai dati raccolti da Ellen Macarthur Foundation (EMF), solo nel 2021, il gigante del beauty L’Oreal avrebbe utilizzato 144.430 tonnellate di plastica nei suoi imballaggi . E di tutta la plastica scartata nei rifiuti globali, solo il 9% viene riciclato.

Inoltre, secondo le stime Quantis – Make Up the Future Report, il contributo del settore cosmetico alle emissioni globali di gas serra è compreso tra lo 0,5% e l’1,5%, anche se per comprendere l’impatto complessivo del settore sarebbe necessario tenere in considerazione elementi aggiuntivi come le materie prime, il packaging, il trasporto e la fase d’uso del prodotto.

Le imprese della cosmetica sono però molto attente al monitoraggio degli impatti di prodotti e produzioni e ad una corretta comunicazione delle iniziative adottate nel campo della sostenibilità. Grazie al progetto “Commit for Our Planet, al quale ha aderito Cosmetica Italia, il settore si è organizzato per ridurre l’impronta ambientale dell’industria cosmetica in Europa lungo l’intera catena del valore, coinvolgendo tutte le aziende di cosmetici e cura della persona, dalle piccole e medie imprese alle fino alle grandi multinazionali. L’iniziativa, lanciata da Cosmetics Europe, prevede impegni specifici all’interno di tre ambiti: clima, riducendo le emissioni di gas serra, packaging, migliorando le soluzioni di imballaggio e consumo di risorse naturali, impegnandosi a preservarle.

Come dicevamo, la sostenibilità può rappresentare spesso una scelta strategica per le aziende, che devono dimostrarsi attente ad intercettare le esigenze dei consumatori. E cosa vogliono i consumatori? Sicuramente vogliono conoscere a fondo quello che applicano sulla propria pelle, prediligendo dunque etichette con pochi ingredienti, rigorosamente naturali, senza chimica e a basso impatto ambientale. Secondo i dati Quantis, il 78% dei consumatori ricerca packaging plastic-free, il 75% opta per packaging ricaricabili o riutilizzabili e il 76% vuole prodotti sostenibili o ottenuti da fonti rinnovabili.

Nel nostro Paese, i dati che riguardano il consumo di cosmetici green sono molto incoraggianti. Nel 2022, infatti, i consumi di questa categoria hanno toccato quasi i 3 milioni di euro ed oggi il 25% di tutti i cosmetici presenti sugli scaffali dei negozi è green. Inoltre, nel 2022, di tutti i prodotti messi in commercio nell’anno, quasi il 33% vantava caratteristiche di naturalità e il 67% di sostenibilità, anche se spesso queste voci coesistono nello stesso prodotto e ad oggi ancora non esiste, a livello normativo, una definizione univoca dei concetti di “naturale/bio” e “sostenibilità ambientale” riferita ai cosmetici.

Per far fronte a queste nuove tendenze i colossi del beauty, come le multinazionali P&G e Unilever, hanno avviato progetti sperimentali di riciclo e riuso dei materiali, affiancandosi ad imprese che già avevano iniziato ad eliminare packaging vistosi e superflui, come saponi e shampoo naturali, prodotti dalla catena Lush e messi in commercio completamente “a nudo”, in forma di panetti.

In questo senso, però, sono le piccole aziende quelle che riescono ad ottenere i migliori risultati. Secondo Jessi Baker, fondatore di Provenance, piattaforma digitale che si occupa di aiutare i brand a comunicare le proprie caratteristiche di sostenibilità ai clienti, le piccole realtà sono in grado di muoversi più agilmente. Alcune di loro sono proprio nate come amiche dell’ambiente e la sostenibilità è stata parte del loro setup fin dal principio, evitando quindi di dover ristrutturare l’intero processo di produzione.

Un esempio di questo approccio nella nostra città è quello di Ellen Beauty Factory, che si occupa di skincare utilizzando ingredienti naturali biologici.

“Quando ho iniziato, la prima linea è nata con ingredienti molto poveri. Una volta i frati, che creavano i cosmetici, utilizzavano solo ingredienti poverissimi ed ad altissimo concentrato. Se tu parli con le clienti più anziane ti diranno che i frati fanno dei cosmetici pazzeschi, quindi sia la linea Propolis che Iuvenis sono nate con ingredienti molto poveri come Tea Tree Oil, Propoli e Aloe”

Le attenzioni adottate da Ellen in questo campo sono diverse, a partire dalla scelta di ingredienti naturali, provenienti da agricoltura biologica e non testati sugli animali, alla scelta di packaging totalmente riciclabili, a iniziative per incoraggiare i clienti a riciclare i vuoti e alla quasi completa eliminazione del consumo di carta.

Insomma, se da una parte è vero che la trasformazione sostenibile comporta spesso una completa riconfigurazione delle politiche e dei meccanismi aziendali, dall’altra parte i dati dimostrano come il mercato e i consumatori siano pronti e anzi reclamino questi cambiamenti, spingendo sempre più per una nuova “bellezza sostenibile”.