Cerca
Close this search box.

Ufo in Prato della Valle

Facebook
Pinterest
LinkedIn

“Un centro commerciale di Miami è stato invaso da alieni alti oltre tre metri e il governo americano sta cercando di insabbiare la verità”. È questa, ufficialmente, la prima teoria complottista del 2024, che è già stata smentita da un video della polizia di Miami. Questa settimana Leonardo Bianchi, giornalista specializzato in teorie del complotto, ci ha raccontato come nascono questi fenomeni e perché si diffondono tanto rapidamente, diventando potenzialmente anche molto pericolosi. Un sondaggio condotto dall’Università di Basilea in Germania e nella Svizzera tedesca ha infatti evidenziato come il 30% degli intervistati abbia creduto, almeno parzialmente, a una delle teorie del complotto legate alla pandemia.

Con “teoria del complotto” ci riferiamo a una narrazione che ha l’obiettivo di spiegare situazioni o avvenimenti sulla base di presunti complotti, organizzati e gestiti segretamente da gruppi od organizzazioni potenti e con intenzioni malevole

Nella modernità le teorie del complotto ci sono sempre state, dalla Rivoluzione Francese in poi. Diventano di massa, o comunque si diffondono molto, quando le società affrontano momenti di crisi, sconvolgimenti politici, sociali, economici e sanitari. Di fronte alla crisi chiunque cerca conforto, o cerca di trovare una spiegazione al caos. Per questo le teorie del complotto hanno grande diffusione, perché vanno a intercettare una serie di pregiudizi cognitivi che ognuno di noi ha”

I bias cognitivi a cui fa riferimento Leonardo sono principalmente tre. L’“intentionality bias” è il pregiudizio che ci porta a credere che i comportamenti altrui non si verifichino per ragioni accidentali, ma siano intenzionalmente assunti. Il “confirmation bias” invece spiega la tendenza a focalizzarsi solo sulle informazioni che confermano le proprie convinzioni, ignorando quelle contrarie e infine il “proportionality bias” è la tendenza a credere che per ogni grande evento ci debba necessariamente essere una grande causa.

Questi meccanismi, insiti nell’uomo, fanno sì che numerose persone siano propense a credere a queste narrazioni, che uniscono tutti i puntini e forniscono una spiegazione dettagliata a qualsiasi avvenimento. Spesso infatti è più facile affidarsi a storie fantasiose, piuttosto che cercare di avere un approccio critico alla realtà. Secondo un report pubblicato nel novembre 2023 dal Pew Research Center, istituto di sondaggio statunitense, la percentuale di americani che si fidano della scienza sarebbe calata dal 73% al 57% nel periodo post pandemia

Ma su cosa si basano i complottisti per sostenere le proprie tesi?

Un team di psicologi specializzati in disinformazione, tra cui Stephan Lewandosky dell’Università di Bristol, ha individuato cinque tattiche retoriche che chi nega la scienza utilizza per rafforzare le proprie convinzioni e screditare le altre:

  1. Cherry – picking: letteralmente, “la scelta delle ciliegie”, consiste nel prendere in considerazione solo gli argomenti a proprio favore, scartando gli altri (come quando da un piatto di ciliegie si scelgono solo quelle più belle);
  2.  Ragionamento illogico: è il ragionamento insensato per cui, ad esempio, basterebbe un inverno particolarmente freddo a smentire il cambiamento climatico;
  3. Ricorso a teorie del complotto: se non si riescono a trovare prove a sostegno di una teoria fantasiosa, è perché qualcuno deve averle occultate;
  4. Fiducia nei falsi esperti: vengono ascoltate solo le voci che confermano ciò che si vuole sentire, anche se si tratta di persone non autorevoli;
  5. Presunta perfezione della scienza: pretendere dalla scienza un livello irraggiungibile di certezza, fidandosi al tempo spesso però di teorie che non hanno alcuna prova a favore.

Alla luce di queste riflessioni, appare evidente che “convertire” un sostenitore delle teorie del complotto sia una missione quasi impossibile. Quasi, però. Secondo uno studio condotto dagli scienziati cognitivi Philipp Schmid e Cornelia Betsch dell’Università di Erfort, esisterebbero due strade di fronte ad un interlocutore complottista. Da una parte si può criticare il contenuto di queste teorie, portando a sostegno dati e studi, dall’altra si potrebbe tentare di smontare le tattiche retoriche sopracitate, giudicandole fallaci. 

Secondo il filosofo Lee McIntyre, ricercatore presso la Boston University, queste strategie però non sarebbero efficaci, in quanto chi nega la scienza non pecca d’informazione, ma di fiducia. Per poter avere un dialogo costruttivo e convincere l’interlocutore delle proprie tesi è infatti indispensabile aver prima instaurato un rapporto di confidenza con il diretto interessato, senza il quale ogni tentativo sarebbe vano. 

È sbagliato immaginare i complottisti come individui loschi che tramano nell’ombra, tutt’altro. Alcuni di loro sono famosissimi e sono responsabili della diffusione massiccia di numerose teorie assurde. Un esempio celebre è rappresentato dall’ex presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, il quale sospettava che dietro la sua perdita alle elezioni ci fossero brogli elettorali. Elon Musk invece, una volta acquisita la piattaforma Twitter (ora X), ha provveduto a riaprire gli account di numerosi artefici di teorie del complotto, sostenendo lui stesso la questione “Pizzagate”, che denuncerebbe l’esistenza di un traffico di esseri umani e abuso di minori tra alti funzionari del partito democratico americano. Infine, in Italia Red Ronnie si è fatto portavoce di moltissime narrazioni fantasiose: la più recente individuerebbe in aerei misteriosi la causa dell’alluvione in Emilia Romagna nella primavera del 2023.

Ma pensate che la nostra città sia rimasta immune dalle teorie del complotto? Assolutamente no.

Leonardo Bianchi  ha infatti evidenziato come negli ultimi tempi, su X ed altri siti noti per la diffusione di false notizie, siano circolate voci a dir poco fantasiose relativamente all’omicidio di Giulia Cecchettin. Parallelamente alle accuse di satanismo rivolte ad Elena Cecchettin, che approfondiamo nel secondo episodio del nostro podcast, sarebbero infatti sorte teorie sessiste secondo cui Filippo Turetta non sarebbe il responsabile del delitto, nonostante abbia lui stesso confessato. L’obiettivo di questa falsa narrazione? Screditare “l’emergenza femminicidio”, apparsa più urgente che mai dopo l’ennesimo caso di questo genere.

Questo e molti altri esempi dimostrano come le teorie del complotto possano rappresentare un importante problema in termini di sicurezza, incoraggiando nei cittadini una forma di diffidenza nei confronti delle istituzioni. Non sono dunque questioni da prendere sottogamba, tutt’altro. Ad oggi costituiscono un fenomeno di grande rilevanza nella nostra società, che Leonardo Bianchi ha definito “potenziali strumenti di guerra”.